venerdì, 21 settembre 2007

Come on City!

La stazione di Manchester si chiama Piccadilly, la via principale Oxford Street: una strada che è lunga chilometri e chilometri. Cardo e Decumano: Manchester è i romani che l’hanno fatta così. Adesso il centro della città è un centro commerciale all’aperto, con le piastrelle per terra e gli ombrelloni delle caffetterie «Bell’Italia». Ci sono gli uffici, qualche college prestigioso e i negozi di tutte le catene del mondo, sembra che nessuno lavori per conto suo.
A dormire si va altrove: lungo Oxford Street fino alle casette sui canali, dove tutto è lindo & pinto e l’architetto è un designer famoso. Le case hanno porte di vetro sottile: i bobby, fischietto e manganello, fanno il loro dovere. Mica dappertutto però. Qualcuno, a dormire, si ferma nei dintorni dello stadio oppure vicino a Rasholme, il quartiere con trecento ristoranti pakistani. In uno cuociono il pane del kebab sulle pareti incandescenti di un forno di ghisa. In un altro, dentro, c’è una macelleria islamica che vende pure televisioni usate e videoregistratori.
Per strada, bambini bianchi, biondi e in calzoncini corti ti fermano e ti mostrano i soldi: ti chiedono per piacere se gli compri sigarette, birre oppure fuochi d’artificio intorno a carnevale. A loro, il negoziante, questa roba non glie la da, è vietato per legge. La stessa che consente alla social security inglese di occuparsi di trovare casa a chi non ce l’ha. Magari a Moss Side, vicino alla chiesa cattolica e alla panchina del vecchio alcolizzato che beve sidro tutta la mattina.
Davanti qualche villetta arrugginita, con il giardinetto pieno di materazzi zozzi. Dietro case a due piani ricoperte di mattonelle gialle: tra l’una e l’altra ci passa una persona e basta. Sulle pareti, tra le scritte fatte con la bomboletta spray, una dice: «students bastard».
Qui a Moss Side odiano gli studenti: sono ricchi, non lavorano, hanno un futuro, hanno un accento snob, tifano Manchester United o Chelsea o qualche altra squadra di Londra mentre i locali, stoicamente, supportano il Manchester City, colori sociali celeste e bianco, di solito in serie B.
Ci vanno in trentamila allo stadio il sabato pomeriggio. Escono di casa parecchie ore prima della partita. Prima si fermano nei pub irlandesi e bevono, poi battono le mani e gridano in coro: «come on city! come on city!».
Dopo la partite tornano nei pub: bevono e giocano a biliardo. Chi prende da bere lo prende per tutti: un giro per uno e, tra una birra e l’altra, le presentazioni. «Questo è Cappa», diceva Steve per presentarmi agli amici: «A Roma Supporter… do you remember Falcao and Bruno Conti?».
Il calcio italiano, a quel punto, è un argomento di conversazione naturale. Veniva fuori che l’idolo dei tifosi del Manchester City era Pasquale Bruno ai tempi che giocava col Torino.
«Perché tra il Torino e il City», mi confida Steve, «c’è una certa somiglianza. Sai, sono due squadre con una grande storia alle spalle ma con un presente… ehm… diciamo altalenante!».
«Come la testa di una puttana!», aggiungono, spiegando meglio in coro, i tifosi nel pub.

(Cristiano Armati - da Rospi acidi e baci con la lingua)
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categorie: racconti di vita
mercoledì, 19 settembre 2007

Le sagrestie di Cosa nostra di Vincenzo Ceruso

Le sagrestie di Cosa nostraSicari in crisi mistica e teologi con la lupara in mano, ecclesiastici infedeli e assassini devoti,padrini che citano il vangelo prima di far uccidere e sacerdoti come padre Puglisi, che muoiono su ordine di Cosa nostra, per non aver tradito quello stesso vangelo. Questo libro racconta la storia del “tenebroso sodalizio” dei mafiosi con preti e religiosi. Un’inchiesta sulla mafia sub specie ecclesiae: attraverso i palazzi arcivescovili e le chiese di campagna, tra una festa popolare e la processione di un santo patrono, lungo le chiese della desolata periferia di Palermo e le navate dello splendido duomo normanno di Monreale.
Cosa nostra è una confraternita criminale con le sue tradizioni e i suoi segreti. Per il mafioso,battesimi, cresime, matrimoni e ogni altro genere di sacramenti non fanno parte di un cammino di fede ma entrano in un sistema di alleanze e di giochi di potere interni alla consorteria. Le vie delle sagrestie, allora, si intrecciano con quelle dell’eroina e la religione diventa uno strumento funzionale alla morte e al predominio criminale.
Il giudice Giovanni Falcone diceva che «entrare a far parte della mafia equivale a convertirsi ad una religione» e per questo, introdursi nelle Sagrestie di Cosa nostra equivale a conoscere quelli che sono i dogmi e i riti di questa setta violenta e spietata.

 Vincenzo Ceruso è nato a Palermo,dove vive e lavora. Laureato in filosofia, già ricercatore presso il Centro studi Pedro Arrupe, è militante nel mondo del volontariato cittadino. Da diciassette anni lavora con minori a rischio devianza in alcuni dei quartieri più difficili di Palermo. Analista della criminalità mafiosa, si è occupato negli ultimi anni di tematiche riguardanti le connessioni tra mafia e religione. Collabora con le riviste «Segno», «Narcomafie», «Aggiornamenti sociali» e «Popoli».

Vincenzo Ceruso
Le sagrestie di Cosa Nostra
270 pp - 9,90 euro
Collana: Controcorrente - Newton Compton Editori

 

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categorie: aaa libri editati

La legge di Lupo solitario di Massimo Lugli

Viene dal nulla, vive sulla strada, il suo unico obbiettivo è portare a casa la pelle

La legge di Lupo solitarioSolitario, asociale, sempre a caccia di cibo,sesso e denaro, Lupo è il protagonista di questo viaggio nei bassifondi metropolitani: quel mondo oscuro che spesso sfioriamo senza neanche rendercene conto. Un personaggio controverso, capace di esplosioni di violenza ma anche di sprazzi di ironia, con uno sguardo da monello stagionato che ce lo rende simpatico fin dalle prime battute. L’odissea di Lupo comincia con un coltello a serramanico trovato in un prato vicino a una mensa di carità, ruota attorno a un pacco pieno di banconote che passa da una mano all’altra e si conclude in modo imprevedibile. Dai bivacchi del “popolo dei rifiuti” all’ospedale psichiatrico, dal carcere alle orge sataniste, il protagonista è preda e predatore al tempo stesso, sempre in fuga e sempre all’attacco, in cerca di un rifugio o di un pasto, con una presenza minacciosa alle spalle e il traguardo sempre troppo distante. Tutt’intorno, una fetta di umanità dolente: piccola malavita, laidi primari ospedalieri, professionisti dalla doppia o tripla vita. Una storia a tinte forti raccontata con un linguaggio diretto, senza eufemismi né compiacimenti. Una storia che parla di fame, freddo, inganni, perversioni di ogni genere ma che offre anche inaspettati spunti poetici. Un romanzo che ci trascina senza pause dalla prima all’ultima pagina.

Massimo Lugli ha 52 anni e,nel 1975, entra come cronista di nera a «Paese sera». Dieci anni dopo passa a «la Repubblica», dove attualmente lavora come inviato speciale. Nel 1998 ha pubblicato il libro Roma maledetta. È cintura nera di karate e, fin dall'infanzia,appassionato praticante di arti marziali cinesi.

Massimo Lugli
"La legge di Lupo solitario"
192 pp - euro 9,90
Collana: Vertigo - Newton Compton Editori
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categorie: aaa libri editati

"Rospi acidi, un linguaggio potente": intervista a Cristiano Armati

Rospi acidi e baci con la linguaL'avventura di Cappa ha inizio quando un rospo gigantesco gli appare e gli predice il futuro. Peccato che Cappa, recuperata la lucidità, non ricordi assolutamente nulla del suo futuro. Inizia così un viaggio imziatico, un percorso di formazione, una storia di passione e di sesso, tra Catena, uno strano paese a nord di Roma, Londra, Parigi e Manchester. Cappa vivrà avventure di ogni genere, incontrerà personaggi stravaganti e incredibili, e inaspettatamente, scoprirà l'amore: quello che macina il mondo senza sosta, e che alla fine svelerà l'arcano del rospo gigantesco. Un romanzo duro e romantico come la vita, una cavalcata impietosa, divertente e tragica che attraversa nazioni e città, cuori e cervelli, per dichiarare che malgrado tutto siamo ancora in grado di conoscere, rischiare e sognare.

Delirio.NET : La storia di Cappa, in Rospi acidi, è una crescita, una ricerca: com'è nato il protagonista e qual è stata la genesi della storia?
C.A.: Il protagonista è nato di mattina, molto presto. Era domenica e, nello strano silenzio del giorno festivo, sentivo il rubinetto dell’acqua gocciolare sui piatti sporchi. Dalla finestra vedevo la strada, deturpata dal cadavere di un gatto finito sotto una macchina. Questa visione mi ha dettato l’incipit del romanzo: «Ogni debolezza merita il giusto trattamento…»; il resto è venuto fuori da solo, tutti i personaggi del libro – dai “bambini virus” alle signore che litigano tirandosi in faccia l’acido muriatico, da John, il portiere-guardone che lavora in un ostello femminile inglese fino allo stesso rospo acido che ha ispirato il titolo – sono presi “dalla strada” e, tutti insieme, contribuiscono a formare la trama del libro: un romanzo di formazione che non consentirà a Cappa, il protagonista, di trovare il suo posto nel mondo.

Delirio.NET : I luoghi raccontati, Roma Londra Manchester Parigi, quanto ti appartengono, nella realtà, e come li hai "utilizzati" nel romanzo?
C.A.: I luoghi in cui è ambientato “Rospi acidi e baci con la lingua” mi appartengono moltissimo: sono nato a Roma, ho vissuto a lungo tra Londra e Manchester, conosco molto bene Parigi. Nella scrittura mi piace parlare della realtà e questo non fa che rafforzare il mio senso di appartenenza nei confronti di ciò che racconto nel romanzo.

Delirio.NET : Un linguaggio potente, omaggi letterari a poeti, filosofi, scrittori: perché questa scelta?
C.A.: È vero, nel corso della lettura di “Rospi acidi e baci con la lingua” ci si imbatte in citazioni di Quasimodo, Engels, Pavese, Leopardi, Kant, Freud, Bukowski, Baudelaire ma anche in frasi pronunciate nella vita reale da persone che ho amato. La spiegazione di questa scelta, ancora una volta, è nascosta nelle pagine del romanzo: «Le parole degli uomini sono nella mia testa e non possono essere fermate».

Delirio.NET : Da quali autori senti di aver subito maggiori influenze, e a quali autori sei più affezionato?
C.A.: Gli americani John Fante e Charles Bukowski, il marocchino Muhammad Choukri, il maliano Yambo Ouologuem, il senegalese Abasse ‘Ndione, i torinesi Bruno Ventavoli, Francesca Genti e Primo Levi, i romani Andrea Carraro e Massimo Lugli: sono poeti e romanzieri ma, accanto a loro, metto “scienziati” dotati di una penna particolarmente felice come Claude Lévi-Strauss, Danilo Montaldi e Alessandro Portelli. Magari ho dimenticato qualcuno ma direi che sono questi gli autori che amo di più.

(Intervista di Eliselle - Delirio.net)
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categorie: interviste, rospi acidi e baci con la lingua

Testaccio criminale

Classifica dei libri più venduti alla Libreria del Testaccio Vivalibri (Piazza di Santa Maria Liberatrice 23-26 - Roma) dal 1 all’11 settembre 2007:

1 - "Mille splendidi soli" - Khaled Hosseini, Piemme

2 - "Roma criminale" - Cristiano Armati e Yari Selvetella, Newton & Compton

3 - "Pura anarchia" - Woody Allen, Bompiani

4 - "Il metodo antistronzi" - Robert Sutton, Elliot

5 - "Harry Potter and the deathly Hallows" - J.K. Rowling, Bloomsbury

6 - "Il cacciatore di aquiloni" - Khaled Hosseini, Piemme

7 - "Testaccio" - Giuliano Malizia, Newton & Compton

8 - "E’ facile smettere di fumare se sai come farlo" - Allen Carr, Ewi

9 - "Casta. Così i politici italiani sono diventati intoccabili" - G.Antonio Stella e Sergio Rizzo, Rizzoli

10 - "Due liocorni" - Roberto Grotti, Gallucci

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categorie: roma criminale
mercoledì, 12 settembre 2007

Cristiano Armati al XVI Premio Fiesole

Fiesole.lanazioneSono stati individuati i tredici candidati, con i rispettivi romanzi, che parteciperanno alla XVI edizione del "Premio Fiesole Narrativa Under 40". Si tratta di: Cristiano Armati, "Rospi acidi e baci con la lingua" (Coniglio Editore); Simona Baldanzi, "Figlia di una vestaglia blu" (Fazi); Silvia Ballestra, "Contro le donne nei secoli dei secoli" (Il Saggiatore); Raffaella Bedini, "Sei parte di me" (Newton Compton); Mario Calabresi, "Spingendo la notte più in là" (Mondadori), Mauro Casiraghi, "La camera viola" (Fazi); Paolo Di Paolo, "Come un'isola" (Giulio Perrone Editore); Martino Ferro, "Il primo sorride" (Einaudi); Claudia Piccini, "L'importante è far battere il cuore" (Magema).
Il premio, che ha visto nel tempo segnalare giovani scrittori poi divenuti "grandi" come Sandro Veronesi, Roberto Cotroneo, Silvia Ballestra, Luca Damiani, Linda Ferri, Valerio Aiolli, Ernesto Franco, Antonio Franchini, Evelina Santangelo, Diego De Silva, Antonella Cilento, Caterina Bonvicini, Guido Conti, prevede come sempre numerose iniziative parallele, e si svolgerà a novembre. I giurati (Giorgio Luti, presidente, Enzo Fileno Carabba, Franco Cesati, Guido Conti, Franco De Felice, Silvia Gigli, Marcello Mancini, Fulvio Paloscia) all'interno degli scrittori selezionati sceglieranno in ottobre la terzina nella quale verrà individuato il vincitore.

(D.G. - da "La Nazione" del 12 settembre 2007)
martedì, 11 settembre 2007

Italia criminale: la controstoria dei grandi nomi della rapina all'italiana

Italia criminaleItalia criminale. Quella sporca dozzina di Cristiano Armati, coautore del bestseller Roma criminale che lo scorso anno ha venduto oltre 20.000 copie, è la controstoria dei grandi nomi della rapina all'italiana. Una vicenda di lacrime e di sangue raccontata in prima persona da un pugno di uomini disperati votati al delitto: hanno rubato, ucciso e saccheggiato, accettando di giocarsi la vita in una folle sfida alla legge e all'autorità, e alla fine, arrivati alla resa dei conti, hanno perso tutto.
Da Ugo Ciappina e la rapina del secolo a Paolo Casaroli, il brigante di Porta Garibaldi, da Luciano Lutring, il solista del mitra alla guerra di Pietro Cavallero, il compagno bandito, da Albert Bergamelli e la gang dei Marsigliesi ad Angelo Epaminonda: un "tebano" a Milano, da Horst Fantazzini, il bandito gentile, a Francis Turatelo detto "Faccia d'angelo", da Renato Vallanzasca e la banda della Com'asina a Danilo Abbruciati, il "camaleonte" della banda della Magliana, da Felice Maniero e la mafia del Brenta a Mimmo Gargano, un romantico con la pistola.
Li chiamano "duristi", "bravi ragazzi" o, più semplicemente, rapinatori. Con le armi in pugno hanno sfidato le forze dell'ordine ma anche le logiche mafiose di controllo e sfruttamento del territorio. La loro sorte è segnata dal carcere duro. Oppure dalla morte. Ma tra le righe del loro destino traspare, comune a tutti, un'idea di individualismo esasperato e di vita al di fuori delle regole. Questo libro è la testimonianza di un Paese violento, ribelle e disperato.

(Jérémy Caire - Zacinto.net)
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categorie: recensioni, italia criminale
giovedì, 06 settembre 2007

La notte bianca di Roma Criminale

La Notte Bianca di Roma comincia a Testaccio. SABATO 8 SETTEMBRE, alle ore 19,30, presso la libreria VIVALIBRI di Piazza Santa Maria Liberatrice, Cristiano Armati e Yari Selvetella presentano ROMA CRIMINALE. Ne discute con gli autori Massimo Lugli (la Repubblica). Per l'occasione, saranno disponibili le ultime copie dell'edizione speciale: 400 pagine, 64 tavole fotografiche, solo 5,90 euro.

La notte bianca di Roma
Dallo scandalo della Banca Romana all'assassinio della contessa Lara e del capitano Fadda, dal delitto Matteotti alla strage delle Fosse Ardeatine, dall'attentato a Togliatti all'omicidio di Pasolini, dal Gobbo del Quarticciolo al "Fattaccio di Piazza Vittorio", dal caso Montesi al caso Bebawi al caso Graziosi, e poi il sequestro Moro, gli enigmi della Citta' del Vaticano, l'omicidio di Marta Russo, il caso D'Antona, il massacro del Circeo e la banda della Magliana. Storie malavitose che hanno colorato di giallo e di nero la Citta' Eterna, ripercorse da Cristiano Armati e Yari Selvetella, giovani scrittori romani, intersecando cronologia e suggestioni tematiche, con l'obiettivo di indagare le specifiche forme che il crimine ha assunto nella capitale. Parlare del lato oscuro e misterioso di Roma, "citta' fondata con un omicidio e popolata con uno stupro di massa", come scrive ironicamente Armati nel prologo ''La legge di Romolo'', significa indagare il contesto sociale in cui il crimine viene perpetrato, e che con molta probabilita', per certi versi, lo ha ispirato, o generato, o favorito. Oppure contrastato. Un avvincente viaggio tra aule di tribunale ed episodi di sangue, tra rapimenti e orrori, e tra le oscure trame del potere intrecciate a disegni delinquenziali: dall'assassinio politico al delitto passionale, dal Sessantotto agli Anni di Piombo, dalle rapine a mano armata ai veri e propri "mostri", come il Mostro di Nerola o Lionello Egidi, fino al caso emblematico di colpevole innocente come Gino Girolimoni. Un volume ricco e magistralmente documentato, anche grazie all'ausilio di una cospicua parte iconografica.

Ascolta la notizia della presentazione sul portale di ADNKRONOS>>
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categorie: roma criminale, reading presentazioni e festival
martedì, 04 settembre 2007

Rospi acidi e baci con la lingua: intervista a Cristiano Armati

Leggete Armati... Cristiano ArmatiAbbiamo fatto due chiacchiere con Cristiano Armati, autore di Rospi acidi e baci con la lingua per Coniglio edizioni e curatore de La vera storia di Jesse James, in uscita per Newton Compton.

Il tuo "Rospi acidi e baci con la lingua" mi ricorda un altro romanzo, completamente differente dal tuo, che è "Rospi & baci con la lingua", un romanzo sentimentale americano. L'acidità del tuo titolo vuol dire qualcosa?

Non conosco il romanzo americano di cui parli ma, se il titolo si riferisce alla vecchia storia della fanciulla povera, bella e maltrattata da tutti che, baciando un rospo, si ritrova sposata con uno splendido principe azzurro, simbolo di felicità e prosperità, allora bisogna dire che dietro la leggenda qualcosa di vero c'è. Nella pelle del rospo, infatti, è contenuto un potente alcaloide che, in certe condizioni, può spalancare a chi lo assume le porte di una realtà parallela. I vecchi frikkettoni degli anni Sessanta lo sapevano bene visto che alcuni di loro leccavano i rospi anziché assumere LSD. I protagonisti del mio romanzo - ma se qualcuno decidesse di provare sappia che la responsabilità è soltanto la sua - fanno la stessa cosa: leccano un rospo e, assaliti da visioni lisergiche, si confrontano con la loro essenza più profonda, con quello che vogliono veramente. Si tratta di un "viaggio" nel vero senso della parola; un percorso di conoscenza che, nel corso del romanzo, si concluderà con una meta inaspettata: l'amore.

Londra, Catena, Manchester, tre città che sono strette a Cappa, protagonista del tuo libro. Come mai proprio queste città?

Si tratta di riferimenti di tipo biografico: ho vissuto per anni in Inghilterra, muovendomi tra Londra e Manchester. In quanto a Catena, è un nome inventato che però fa riferimento a un paese "in carne e ossa": un paese di 7000 abitanti a trenta chilometri da Roma. Qui ho passato gli anni della mia adolescenza, prigioniero di una rabbia che non riusciva a sfogarsi in nessun modo: andare via, non appena raggiunta la maggiore età, è stata una scelta dolorosa ma inevitabile.

Catena è cordiale, avvolgente, conciliante. Un luogo dove Cappa si muove sicuro, d'altronde è casa sua. Tuttavia mi è parso meno curioso, i suoi occhi non l'hanno raccontata come hanno raccontato Londra e Manchester. E' stata una scelta la tua? O credi che la provincia non abbia specificità da raccontare, oltre alle sensazioni?

In realtà Catena è un luogo cordiale soltanto apparentemente. Dietro la ristretta cerchia di amici del protagonista si nasconde un mondo spietato, popolato da personaggi come i "bambini virus", dediti al consumo di extasy e allo stupro di gruppo. Anche tra le vecchie signore che vivono nelle case popolari si respira solitudine e violenza: le loro liti si concludono con le mani in faccia e aggressioni a colpi di acido muriatico... dici che non ho raccontato Catena come ho raccontato Londra e Manchester: non sono molto d'accordo perché, dal mio punto di vista, la Catena, la Londra e la Manchester del protagonista di Rospi acidi e baci con la lingua sono unite dallo stesso filo conduttore: la periferia che, in quanto luogo distante dal "centro", da fatto eminentemente geografico si trasforma in condizione esistenziale.

Cappa vive con un senso di provvisorietà, una sensazione di non sentirsi mai definitivo. Pensi che sia una caratteristica del nostro tempo?

Non c'è dubbio che da un punto di vista economico il nostro sia un tempo di precarietà diffusa e generalizzata. Una situazione che, nei prossimi anni, mostrerà il suo volto più spietato: quello di una società dove, avendo rinunciato a ogni tradizione, si sarà costretti a vivere come le merci, in balia dei capricci e delle aberrazioni del feticcio moderno, il mercato. Il protagonista di Rospi acidi e baci con la lingua è estraneo a tutto questo: i suoi gesti, le sue azioni, i suoi desideri non sembrano trovare casa all'interno di una comunità più ampia di quella rappresentata da un ristretto gruppo di amici. Per questo credo che si possa dire che Rospi acidi e baci con la lingua sia un romanzo di formazione che non concede al protagonista la consolazione di trovare un proprio posto nel mondo.

So che hai curato La vera storia di Jesse James, il libro di memorie scritto dal figlio del famoso bandito americano in pubblicazione ad ottobre per Newton Compton, ci anticipi qualcosa di questo libro?

Jesse Edward James Jr., l'autore de La veria storia di Jesse James è l'unico dei quattro figli di Jesse che non sia morto bambino. Ironia della sorte, diventato adulto ha esercitato la professione di avvocato! Il suo libro, scritto con parole semplici e senza compiacimenti letterari, tenta di accreditare la tesi di un Jesse James un po' meno bandito e un po' più partigiano sudista: un uomo che - prima e dopo la fine della guerra civile americana - non uccideva per il desiderio di arricchirsi ma per difendere il suo Paese, il sud degli Stati Uniti, dall'invasione dei nordisti. Si tratta di un libro interessante perché dimostra come concetti tipo "guerra fredda" o "conflitto a bassa intensità" non siano un portato della modernità ma pratiche utilizzate da almeno duecento anni. La storia di Jesse James, sospesa tra atti criminali e infiltrazioni dei servizi segreti, ricorda un po' quella del nostro bandito Giuliano: non c'è da stupirsi, dunque, se il mistero sia il suo ingrediente principale.

Ed ora la nostra solita domanda: quali sono i libri che hai amato di più ultimamente e cosa ti viene da consigliare ai lettori di lettera.com?

Recentemente ho letto due libri che mi sono piaciuti molto, uno è una novità assoluta, l'altro un classico moderno. La novità è Islampunk di Michael Muhammad Knight (Newton Compton): un romanzo che dà voce a un islamismo progressista inviso sia ai conservatori americani che ai mussulmani ortodossi; un libro bello e interessante, scritto per scardinare luoghi comuni e rappresentare uno stile di vita che, tra sesso, droga, religione e musica punk, appassionerà tutti i lettori dagli orizzonti aperti. Il classico moderno è La pelle di Curzio Malaparte (Mondadori): un'opera assolutamente scorretta dal punto di vista politico ma, se si vuole ricordare che cosa ha significato la guerra in un Paese come l'Italia (e che cosa significa la guerra in Iraq, Afghanistan o altrove), consiglio a tutti di partire da qui. Accanto a questi libri metto Vita a spirale di Abasse Ndione (e/o): invito tutti a leggere questo libro perché... è il romanzo più bello che mi sia capitato di leggere negli ultimi anni, punto e basta.

(Simone Olla - Lettera.com)
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categorie: interviste, rospi acidi e baci con la lingua
lunedì, 03 settembre 2007

Italia criminale: "L'enorme pregio di Armati è quello di non annoiare mai"

Italia criminale Cristiano Armati (già recensito nel primo numero di "Zaf!" con la sua raccolta di racconti “La mattina dopo. Cani, puttane e altre periferie”) ritorna con una nuova “fatica”, totalmente differente, ma indubbiamente interessante.
“Italia Criminale” è, innanzi tutto, un documento storico: in oltre trecento pagine Armati racconta, romanzandole, le storie dei principali protagonisti “dell’Italia Violenta”. Non più racconti dalle periferie, ma storie di rapine, di criminali, di omicidi, di onore, di soldi e di successo. Cristiano Armati ripercorre la storia del ‘900 raccontando i protagonisti più scomodi di questa: dal bandito Giuliano a Luciano Lutring....da Renato Vallanzasca fino a quello che lui definisce “l’ultimo bandito”, protagonista di un epilogo breve ma elettrizzante, Luciano Liboni detto il “lupo”.
Questo libro non è una celebrazione della mala vita italiana, è semplicemente il racconto (come scritto nel sottotitolo di copertina) di “personaggi, fatti e avvenimenti di un’Italia Violenta”. L’enorme pregio di Armati è, però, quello di non annoiare mai, grazie al suo stile accattivante e incalzante. La spigolosità quasi irriverente del prologo e dell’epilogo di questo libro, sono gli esempi perfetti di quello che è lo stile di questo scrittore romano; oltre che rappresentare il motivo principale per acquistare assolutamente il volume. Armati da dinamismo a storie mai pienamente conosciute...di persone che hanno riempito i titoli dei giornali nazionali in diverse epoche, ma dei quali non si è mai saputo abbastanza...

(Tore - "Zaf" / Officina dell'Informazione)

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categorie: recensioni, italia criminale