I libri, i reading, le poesie e gli articoli di (e su) Cristiano Armati
Sicari in crisi mistica e teologi con la lupara in mano, ecclesiastici infedeli e assassini devoti,padrini che citano il vangelo prima di far uccidere e sacerdoti come padre Puglisi, che muoiono su ordine di Cosa nostra, per non aver tradito quello stesso vangelo. Questo libro racconta la storia del “tenebroso sodalizio” dei mafiosi con preti e religiosi. Un’inchiesta sulla mafia sub specie ecclesiae: attraverso i palazzi arcivescovili e le chiese di campagna, tra una festa popolare e la processione di un santo patrono, lungo le chiese della desolata periferia di Palermo e le navate dello splendido duomo normanno di Monreale.
Cosa nostra è una confraternita criminale con le sue tradizioni e i suoi segreti. Per il mafioso,battesimi, cresime, matrimoni e ogni altro genere di sacramenti non fanno parte di un cammino di fede ma entrano in un sistema di alleanze e di giochi di potere interni alla consorteria. Le vie delle sagrestie, allora, si intrecciano con quelle dell’eroina e la religione diventa uno strumento funzionale alla morte e al predominio criminale.
Il giudice Giovanni Falcone diceva che «entrare a far parte della mafia equivale a convertirsi ad una religione» e per questo, introdursi nelle Sagrestie di Cosa nostra equivale a conoscere quelli che sono i dogmi e i riti di questa setta violenta e spietata.
Solitario, asociale, sempre a caccia di cibo,sesso e denaro, Lupo è il protagonista di questo viaggio nei bassifondi metropolitani: quel mondo oscuro che spesso sfioriamo senza neanche rendercene conto. Un personaggio controverso, capace di esplosioni di violenza ma anche di sprazzi di ironia, con uno sguardo da monello stagionato che ce lo rende simpatico fin dalle prime battute. L’odissea di Lupo comincia con un coltello a serramanico trovato in un prato vicino a una mensa di carità, ruota attorno a un pacco pieno di banconote che passa da una mano all’altra e si conclude in modo imprevedibile. Dai bivacchi del “popolo dei rifiuti” all’ospedale psichiatrico, dal carcere alle orge sataniste, il protagonista è preda e predatore al tempo stesso, sempre in fuga e sempre all’attacco, in cerca di un rifugio o di un pasto, con una presenza minacciosa alle spalle e il traguardo sempre troppo distante. Tutt’intorno, una fetta di umanità dolente: piccola malavita, laidi primari ospedalieri, professionisti dalla doppia o tripla vita. Una storia a tinte forti raccontata con un linguaggio diretto, senza eufemismi né compiacimenti. Una storia che parla di fame, freddo, inganni, perversioni di ogni genere ma che offre anche inaspettati spunti poetici. Un romanzo che ci trascina senza pause dalla prima all’ultima pagina.
L'avventura di Cappa ha inizio quando un rospo gigantesco gli appare e gli predice il futuro. Peccato che Cappa, recuperata la lucidità, non ricordi assolutamente nulla del suo futuro. Inizia così un viaggio imziatico, un percorso di formazione, una storia di passione e di sesso, tra Catena, uno strano paese a nord di Roma, Londra, Parigi e Manchester. Cappa vivrà avventure di ogni genere, incontrerà personaggi stravaganti e incredibili, e inaspettatamente, scoprirà l'amore: quello che macina il mondo senza sosta, e che alla fine svelerà l'arcano del rospo gigantesco. Un romanzo duro e romantico come la vita, una cavalcata impietosa, divertente e tragica che attraversa nazioni e città, cuori e cervelli, per dichiarare che malgrado tutto siamo ancora in grado di conoscere, rischiare e sognare.Classifica dei libri più venduti alla Libreria del Testaccio Vivalibri (Piazza di Santa Maria Liberatrice 23-26 - Roma) dal 1 all’11 settembre 2007:
1 - "Mille splendidi soli" - Khaled Hosseini, Piemme
2 - "Roma criminale" - Cristiano Armati e Yari Selvetella, Newton & Compton
3 - "Pura anarchia" - Woody Allen, Bompiani
4 - "Il metodo antistronzi" - Robert Sutton, Elliot
5 - "Harry Potter and the deathly Hallows" - J.K. Rowling, Bloomsbury
6 - "Il cacciatore di aquiloni" - Khaled Hosseini, Piemme
7 - "Testaccio" - Giuliano Malizia, Newton & Compton
8 - "E’ facile smettere di fumare se sai come farlo" - Allen Carr, Ewi
9 - "Casta. Così i politici italiani sono diventati intoccabili" - G.Antonio Stella e Sergio Rizzo, Rizzoli
10 - "Due liocorni" - Roberto Grotti, Gallucci
Sono stati individuati i tredici candidati, con i rispettivi romanzi, che parteciperanno alla XVI edizione del "Premio Fiesole Narrativa Under 40". Si tratta di: Cristiano Armati, "Rospi acidi e baci con la lingua" (Coniglio Editore); Simona Baldanzi, "Figlia di una vestaglia blu" (Fazi); Silvia Ballestra, "Contro le donne nei secoli dei secoli" (Il Saggiatore); Raffaella Bedini, "Sei parte di me" (Newton Compton); Mario Calabresi, "Spingendo la notte più in là" (Mondadori), Mauro Casiraghi, "La camera viola" (Fazi); Paolo Di Paolo, "Come un'isola" (Giulio Perrone Editore); Martino Ferro, "Il primo sorride" (Einaudi); Claudia Piccini, "L'importante è far battere il cuore" (Magema).
Italia criminale. Quella sporca dozzina di 
Abbiamo fatto due chiacchiere con Cristiano Armati, autore di Rospi acidi e baci con la lingua per Coniglio edizioni e curatore de La vera storia di Jesse James, in uscita per Newton Compton. Il tuo "Rospi acidi e baci con la lingua" mi ricorda un altro romanzo, completamente differente dal tuo, che è "Rospi & baci con la lingua", un romanzo sentimentale americano. L'acidità del tuo titolo vuol dire qualcosa?
Non conosco il romanzo americano di cui parli ma, se il titolo si riferisce alla vecchia storia della fanciulla povera, bella e maltrattata da tutti che, baciando un rospo, si ritrova sposata con uno splendido principe azzurro, simbolo di felicità e prosperità, allora bisogna dire che dietro la leggenda qualcosa di vero c'è. Nella pelle del rospo, infatti, è contenuto un potente alcaloide che, in certe condizioni, può spalancare a chi lo assume le porte di una realtà parallela. I vecchi frikkettoni degli anni Sessanta lo sapevano bene visto che alcuni di loro leccavano i rospi anziché assumere LSD. I protagonisti del mio romanzo - ma se qualcuno decidesse di provare sappia che la responsabilità è soltanto la sua - fanno la stessa cosa: leccano un rospo e, assaliti da visioni lisergiche, si confrontano con la loro essenza più profonda, con quello che vogliono veramente. Si tratta di un "viaggio" nel vero senso della parola; un percorso di conoscenza che, nel corso del romanzo, si concluderà con una meta inaspettata: l'amore.Londra, Catena, Manchester, tre città che sono strette a Cappa, protagonista del tuo libro. Come mai proprio queste città?
Si tratta di riferimenti di tipo biografico: ho vissuto per anni in Inghilterra, muovendomi tra Londra e Manchester. In quanto a Catena, è un nome inventato che però fa riferimento a un paese "in carne e ossa": un paese di 7000 abitanti a trenta chilometri da Roma. Qui ho passato gli anni della mia adolescenza, prigioniero di una rabbia che non riusciva a sfogarsi in nessun modo: andare via, non appena raggiunta la maggiore età, è stata una scelta dolorosa ma inevitabile.Catena è cordiale, avvolgente, conciliante. Un luogo dove Cappa si muove sicuro, d'altronde è casa sua. Tuttavia mi è parso meno curioso, i suoi occhi non l'hanno raccontata come hanno raccontato Londra e Manchester. E' stata una scelta la tua? O credi che la provincia non abbia specificità da raccontare, oltre alle sensazioni?
In realtà Catena è un luogo cordiale soltanto apparentemente. Dietro la ristretta cerchia di amici del protagonista si nasconde un mondo spietato, popolato da personaggi come i "bambini virus", dediti al consumo di extasy e allo stupro di gruppo. Anche tra le vecchie signore che vivono nelle case popolari si respira solitudine e violenza: le loro liti si concludono con le mani in faccia e aggressioni a colpi di acido muriatico... dici che non ho raccontato Catena come ho raccontato Londra e Manchester: non sono molto d'accordo perché, dal mio punto di vista, la Catena, la Londra e la Manchester del protagonista di Rospi acidi e baci con la lingua sono unite dallo stesso filo conduttore: la periferia che, in quanto luogo distante dal "centro", da fatto eminentemente geografico si trasforma in condizione esistenziale.Cappa vive con un senso di provvisorietà, una sensazione di non sentirsi mai definitivo. Pensi che sia una caratteristica del nostro tempo?
Non c'è dubbio che da un punto di vista economico il nostro sia un tempo di precarietà diffusa e generalizzata. Una situazione che, nei prossimi anni, mostrerà il suo volto più spietato: quello di una società dove, avendo rinunciato a ogni tradizione, si sarà costretti a vivere come le merci, in balia dei capricci e delle aberrazioni del feticcio moderno, il mercato. Il protagonista di Rospi acidi e baci con la lingua è estraneo a tutto questo: i suoi gesti, le sue azioni, i suoi desideri non sembrano trovare casa all'interno di una comunità più ampia di quella rappresentata da un ristretto gruppo di amici. Per questo credo che si possa dire che Rospi acidi e baci con la lingua sia un romanzo di formazione che non concede al protagonista la consolazione di trovare un proprio posto nel mondo.So che hai curato La vera storia di Jesse James, il libro di memorie scritto dal figlio del famoso bandito americano in pubblicazione ad ottobre per Newton Compton, ci anticipi qualcosa di questo libro?
Jesse Edward James Jr., l'autore de La veria storia di Jesse James è l'unico dei quattro figli di Jesse che non sia morto bambino. Ironia della sorte, diventato adulto ha esercitato la professione di avvocato! Il suo libro, scritto con parole semplici e senza compiacimenti letterari, tenta di accreditare la tesi di un Jesse James un po' meno bandito e un po' più partigiano sudista: un uomo che - prima e dopo la fine della guerra civile americana - non uccideva per il desiderio di arricchirsi ma per difendere il suo Paese, il sud degli Stati Uniti, dall'invasione dei nordisti. Si tratta di un libro interessante perché dimostra come concetti tipo "guerra fredda" o "conflitto a bassa intensità" non siano un portato della modernità ma pratiche utilizzate da almeno duecento anni. La storia di Jesse James, sospesa tra atti criminali e infiltrazioni dei servizi segreti, ricorda un po' quella del nostro bandito Giuliano: non c'è da stupirsi, dunque, se il mistero sia il suo ingrediente principale.Ed ora la nostra solita domanda: quali sono i libri che hai amato di più ultimamente e cosa ti viene da consigliare ai lettori di lettera.com?
Recentemente ho letto due libri che mi sono piaciuti molto, uno è una novità assoluta, l'altro un classico moderno. La novità è Islampunk di Michael Muhammad Knight (Newton Compton): un romanzo che dà voce a un islamismo progressista inviso sia ai conservatori americani che ai mussulmani ortodossi; un libro bello e interessante, scritto per scardinare luoghi comuni e rappresentare uno stile di vita che, tra sesso, droga, religione e musica punk, appassionerà tutti i lettori dagli orizzonti aperti. Il classico moderno è La pelle di Curzio Malaparte (Mondadori): un'opera assolutamente scorretta dal punto di vista politico ma, se si vuole ricordare che cosa ha significato la guerra in un Paese come l'Italia (e che cosa significa la guerra in Iraq, Afghanistan o altrove), consiglio a tutti di partire da qui. Accanto a questi libri metto Vita a spirale di Abasse Ndione (e/o): invito tutti a leggere questo libro perché... è il romanzo più bello che mi sia capitato di leggere negli ultimi anni, punto e basta.
Cristiano Armati (già recensito nel primo numero di "Zaf!" con la sua raccolta di racconti “La mattina dopo. Cani, puttane e altre periferie”) ritorna con una nuova “fatica”, totalmente differente, ma indubbiamente interessante.
“Italia Criminale” è, innanzi tutto, un documento storico: in oltre trecento pagine Armati racconta, romanzandole, le storie dei principali protagonisti “dell’Italia Violenta”. Non più racconti dalle periferie, ma storie di rapine, di criminali, di omicidi, di onore, di soldi e di successo. Cristiano Armati ripercorre la storia del ‘900 raccontando i protagonisti più scomodi di questa: dal bandito Giuliano a Luciano Lutring....da Renato Vallanzasca fino a quello che lui definisce “l’ultimo bandito”, protagonista di un epilogo breve ma elettrizzante, Luciano Liboni detto il “lupo”.
Questo libro non è una celebrazione della mala vita italiana, è semplicemente il racconto (come scritto nel sottotitolo di copertina) di “personaggi, fatti e avvenimenti di un’Italia Violenta”. L’enorme pregio di Armati è, però, quello di non annoiare mai, grazie al suo stile accattivante e incalzante. La spigolosità quasi irriverente del prologo e dell’epilogo di questo libro, sono gli esempi perfetti di quello che è lo stile di questo scrittore romano; oltre che rappresentare il motivo principale per acquistare assolutamente il volume. Armati da dinamismo a storie mai pienamente conosciute...di persone che hanno riempito i titoli dei giornali nazionali in diverse epoche, ma dei quali non si è mai saputo abbastanza...
(Tore - "Zaf" / Officina dell'Informazione)