lunedì, 24 dicembre 2007

24 dicembre 2001 - 24 dicembre 2007: Horst Fantazzini vive in ogni banca che viene rapinata (Pax vobis brigata)

Horst Fantazzini vive in ogni banca rapinata


















Quando ho aperto le porte della sorte
ho visto l’oste e gli ho detto: «Buonasera»;
ma assopito appresso alla partita
lui non capiva chi c’era e chi non c’era.

Così ho dovuto dirglielo due volte
e ho smarrito la freddezza del presente,
non volevo il caffè freddo o il cappuccino
ma soltanto trasformarmi in delinquente.

La decisione, era con me in un bar tabacchi
e puntava contro l’oste un taglierino,
con la voglia di azzittire quel dolore
che dal cuore mi chiedeva: «Dammi il vino!».

Non voglio fare sconti alla mia storia,
scendendo a patti con la pura contingenza,
se il ricordo abbandona il desiderio
prende per vita ciò che è sopravvivenza.

L’oste vide un sibilo in quei denti
che mordevano la lingua insieme al freno,
con un salto lasciò libera la cassa
e sui pantaloni scaricò il suo lato osceno.

L’urina si riconosce dall’odore,
il denaro dagli spiccioli che hai in tasca
non c’è rosa senza spine nel giardino,
non c’è pesce senza vermi come esca.

Tutte le strade vanno alla stazione,
su un cartello è scritto: «Quel che è stato è stato»,
ma come se già io fossi in prigione
mi ritrovavo prigioniero del passato.

Il mostro aveva il volto di una donna
ma mostruosa era soltanto la sua assenza,
se la pazzia anima la folla
dono all’amore la mia unica sostanza.

Per questo è sufficiente la domanda: «Lei! Mi mostri i documenti»;
non sopporto la presenza dello Stato
e reagisco mettendo in bella mostra
il pugno chiuso, con il dito medio alzato.

Quello che segue è una colluttazione,
così hanno scritto nei verbali,
tra le parole l’ennesima menzogna
su la vera natura dei miei mali.

Il problema sta nell’appartenere
a una setta, a una famiglia, a un distintivo,
io soltanto lontano dagli altari
riesco in qualche modo a dirmi vivo.

La corte allora, si riunisca come vuole,
l’ultima frase resta dedicata
a chi nutre il massimo disprezzo
per qualsiasi festa comandata:

Horst Fantazzini vive
 in ogni banca che viene rapinata

«Pax Vobis Brigata!».


(Cristiano Armati - www.armati.splinder.com)
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categorie: ospiti, bestemmie in forma di rosa
mercoledì, 19 dicembre 2007

Morire e pagare. Sposarsi in Italia oggi

Quelle in arte povera sono fatte a mano, in puro massello di legno. Quelle in stile orientale sono calde e cariche di atmosfera. Katia sfogliava il catalogo del Super Magazzino del Mobile. Accanto a lei, sul divano, c’è Simone. Fidanzati da sette anni, da tre pagano il mutuo di casa e tra poco si sposano. Uno non si sposa tutti i giorni nella vita. Allora bisogna fare le cose per bene. Katia aveva dato retta a chi c’era già passata, come Sonia, sua cugina, che s’era sposata due anni prima e le aveva detto: «I mobili? L’ho presi al Super Magazzino che è grande, cià proprio tutto, bella roba».
Era stata Sonia a dare a Katia il catalogo del Super Magazzino. Numero speciale sulle camere da letto. Perché i genitori di Simone avevano messo l’anticipo per la casa, il papà di Katia aveva pagato il vestito da sposa, la cucina e il bagno, per il pranzo di nozze facevano a metà… restava la camera da letto. Quella se la pagavano da soli, insieme alle rate per la macchina e al mutuo di casa: «So diecimila euro l’anno», pensava Simone, «pesante».
«E dai non ti preoccupare», lo rincuorava Katia, «che non lo vedi che ce sta scritto? Compra oggi e paghi nel 2009 a interessi zero. Hai capito? A interessi zero!».
La copertina parlava chiaro: non lasciatevi sfuggire la grande promozione di primavera. Lo annunciava una ragazza in tanga, fotografata a seno nudo sotto una pioggia di fiori. Certo che a una così gli sarebbe stato bene pure il vestito da sposa in tulle trasparente con cui aveva sposato Sonia. Sonia ci stava un po’ insaccata ma nessuno aveva avuto il coraggio di dirglielo. Sul vestito, Katia, per poco non litigava con Simone: «L’ho fatto tutto di pizzo bianco», si era confidata con Sonia, «è costato un sacco di soldi ma è un sogno. A di’ la verità io lo volevo fa’ avorio, sai, tanto pe’ spezza’, ma a Simone non gli piaceva, lui preferiva il vestito tradizionale...». 
Acqua passata, ormai Katia, col vestito addosso, aveva già fatto la terza prova: tutto apposto ma che fatica. Pure con la camera da letto bisognava stare attenti e Katia ci aveva perso mezza giornata a fare un disegno con sopra tutte le misure della stanza. Era stata Sonia a dirgli di fare così: «La camera da letto che avevo scelto si chiamava “la Romantica”. Poi però è diventata “la Romina”. E lo sai perché? Perché io ciò tre metri e trenta e per “la Romantica” ce ne volevano almeno tre e settanta, allora l’ho dovuta smonta’ e così è diventata ‘n‘altra, “la Romina”. Me raccomanno, pigliale bene le misure!».
Simone diceva di conoscere tutte le vie di Roma. Poi però, lasciato il raccordo, si perdono e per ritrovare la strada devono chiamare il marito di Sonia sul cellulare. Simone, nervoso, guidava e  imprecava: «’Ste cavolo de strade! So’ tutte uguali!».
Meno male che almeno, al Super Magazzino, c’è un parcheggio gigantesco ed è pure mezzo vuoto: «Te credo», dice Simone, «stasera ce sta il derby».
Ci vogliono quattro ore a Katia e Simone per scegliere la camera da letto. Quelle in esposizione sono almeno una ventina. Oddio, certe cose non si potevano guardare. Come il modello “Gemma”, in plastica nera e specchi, con il copriletto leopardato e le lenzuola in seta rossa. «Pare quella de Gallo Cedrone», commenta Simone. A lui gli piacevano le cose classiche, il modello “Serena” per esempio: camera matrimoniale tinta noce composta da armadio sei ante, letto a doghe, comodini, comò e specchiera. Non costava nemmeno tanto: 1.150, materasso e cuscini esclusi. Katia, però, non si convinceva: «Che non le vedi tutte quelle mensolette? Me sa che so fatte apposta pe’ raccoglie’ la polvere, poi me tocca de sta sempre a puli’».
In realtà Katia si era innamorata di un letto che aveva visto su una rivista di arredamento, era con la spalliera larga e alta, di legno laccato bianco, col contenitore completo di rete. Proprio come quello del modello “Onda”, che poi c’aveva pure i comodini coordinati, la cassettiera e l’armadio a tre sportelli con le finiture argentate. Simone, il modello “Onda”, non lo vedeva proprio, il modello “Sara”, invece, lo aveva esaltato: la spalliera del letto era una specie di ostrica di legno scuro e l’armadio era tutto intarsiato da piccole ostriche color oro.
«Arieccoce», pensava Katia, «un’altra discussione, come col vestito». Però il vestito te lo devi mettere un giorno, nella camera da letto, invece, ci devi dormire per tutta la vita: «A Simo’, la “Sara” è scura, lo sai come te l’esalta la polvere? Noi stamo al primo piano e io la polvere non la voglio vede’. L’ “Onda”, invece, è bianca e il bianco va bene, regge meglio la polvere, e poi è meglio pure per la luce, sempre al primo piano stamo e per quanto voi la luce è quella...».
Il modello “Onda” aveva le misure precise a quelle che aveva preso Katia. Con questo Simone si era convinto, forse perché a forza di letti e comodini non ci capiva più niente e gli pareva tutto uguale. Katia, intanto, aveva messo gli occhi addosso a un lampadario d’acciaio, con il vetro che ricopriva la lampadina, come una lanterna. Simone, manco a dirlo, avrebbe preferito un bel lampadario a goccia, come quello che aveva a casa sua madre. È Katia che taglia corto: «Nun te piace? allora ce metto ‘na bella plafoniera, così quando la devo pulì faccio più facile, la smonto e la pulisco. Te va bene così?».
Finalmente. Avevano scelto tutto e facevano pure in tempo ad andare a vedere il derby a casa dello zio di Simone - «c’ha pure Sky quello». La plafoniera stava bene con le lampade di ottone che gli aveva regalato la vicina di casa. Katia ci si era pure messa a dirle: «A Danie’, non te preoccupa’, semmai damme i soldi che ce penso da sola a compramme qualcosa che me piace...». Ma quella non aveva voluto sentì ragioni. Peccato. Perché il modello Onda comprendeva le abatjour laccate bianche abbinate al letto: «E mo’ queste ‘ndo se le mettemo?»
«A Simo’, è tutto calcolato. Tu' cugina, non se sposa tra sei mesi? Vorrà dì che i'avemo già fatto il regalo
». Il cassiere, nel frattempo, fa il conto e controlla sul computer l'esito della pratica per il finanziamento. La prima rata scade il 15 gennaio 2009, garantisce la busta paga di Katia, operaia pulitrice, quinto livello. Katia firma tutto: «Tanto che devi fa'», pensa, «a morì e a pagà se fa sempre in tempo».


(Cristiano Armati - tratto da La mattina dopo. Cani, puttane e altre periferie)
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categorie: racconti di vita

Il cuore delle stelle di Francesca Genti

Il cuore delle stelle

aggiornatissimo catalogo dei maghi

Il cuore delle stelle di Francesca Genti
Venticinque maghi contemporanei svelano, come in un ricettario di cucina, i loro trucchi del mestiere e le loro mirabolanti magie: il lettore potrà scoprire come ottenere più soldi, amore, successo, bellezza, come espandere le proprie coscienze, come levarsi di torno un amante molesto, conoscere di quale colore è la propria aura. Una selezione dei migliori maghi in circolazione che spiegano passo passo un proprio rito, rivelando i segreti delle loro formule e proponendo un vero e proprio prontuario di magia.

Francesca Genti: nata a Torino nel 1975, vive a Milano dove dipinge quadri, scruta le stelle e scrive poesie. Tra le sue opere, oltre a Il cuore delle stelle, Il vero amore non ha le nocciole, pubblicato da Meridiano Zero.
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categorie: segnalazioni
lunedì, 17 dicembre 2007

Rospi acidi e baci con la lingua: la storia e il protagonista ci sono, esistono, li puoi toccare

Rospi acidi e baci con la linguaCappa vive a Catena, vicino Roma. Nel suo passato c'è Londra, nel suo futuro c'è Manchester. In primo piano c'è l'incontro con un rospo ed in particolare col suo dorso, che se leccato è un viaggio allucinogeno da fare con gli amici. Rospi acidi e baci con la lingua è un romanzo aggressivo e malinconico nel contempo, dove la banalità del quotidiano diventa momento di riflessione.

Cappa non è battezzato, proviene da una famiglia atea ma cita a memoria il vangelo. Cappa è quantomeno bizzarro e lui lo sa. Cappa è il protagonista consapevole di un ritratto generazionale che non lascia scampo. Viene da chiedersi cosa ci sia ancora da bruciare che non è stato bruciato. L'attimo è assunto a regolatore della vita, l'istinto vince e la ragione convince chiudendo il cerchio.
Le città attraversate sono un percorso di formazione, un vestito desiderato e finalmente indossato. Poi arriva un momento in cui questo vestito va stretto. Anche se è il più bel vestito che abbiamo mai sfoggiato. Anche se il vestito si chiama Londra e le sue possibilità di lavoro, la stanza per pochi pound, il pranzo assicurato dagli hamburger dei pakistani con cui dividi la casa.
Anche se il vestito si chiama Catena può ugualmente andare stretto. Catena, dove una casa è la sua casa, gli amici sono i suoi amici e i bambini virus sono la prossima generazione, quelli che verranno dopo di lui, che s'impasticcano per allentare i freni inibitori. Anche Catena ad un certo punto può risultare invadente. E' vero, Catena è cordiale, avvolgente, conciliante come l'acqua bollente delle terme di Matta. Ma può anche essere acida come il dorso di un rospo. E quindi arrivare a Manchester è un attimo, una possibilità, un'idea, la Moto Guzzi: "Tu dare me moto per mille euro che io devo andare Germania, qui no più lavoro. Devi solo aspettare pochi giorni e poi vai da carabinieri per dire che moto è rubata e prendi i soldi da assicurazione. In Germania, con mio cugino, facciamo sparire targa e numero di telaio e vendiamo bene."
La scrittura di Cristiano Armati è corrosiva ma non è fine a se stessa: la storia e il protagonista ci sono, esistono, li puoi toccare. In tutto il romanzo aleggia un senso di provvisorietà, quella sensazione, per Cappa, di non sentirsi mai definitivo. E quando ci prova Cappa, a regalarsi finalmente un briciolo di pace, basta un cane bastardo con gli occhi pieni d'amore a rovinare tutto.

(Simone Olla - Opifice.it)
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categorie: recensioni, rospi acidi e baci con la lingua
mercoledì, 12 dicembre 2007

I boss della camorra di Bruno De Stefano

Una tra le più potenti organizzazioni criminali del mondo raccontata attraverso la vita e "le imprese" dei suoi capi

I boss della camorra

C’è chi si è dipinto come un Robin Hood moderno, chi ha cominciato ad ammazzare per vendetta e poi ci ha preso gusto. C’è chi si è definito il “Gianni Agnelli di Napoli” perché dava lavoro a migliaia di persone e chi continua a proclamarsi un onesto commerciante perseguitato dalla legge. Pazzi esaltati e timidi, paranoici e spietati, vigliacchi e narcisisti: s’incontra davvero di tutto nell’affollata galleria dei boss che hanno fatto della camorra una delle più ramificate e pervasive organizzazioni criminali del mondo, in grado di impossessarsi di ampi settori dell’economia e di produrre una quantità impressionante di morti ammazzati: quasi quattromila solo negli ultimi 25 anni. In cima all’elenco dei protagonisti di una devastazione alla quale lo Stato è solo in parte riuscito a porre rimedio, non ci può che essere Raffaele Cutolo, fondatore della Nuova Camorra Organizzata, da oltre due decenni seppellito in galera sotto una montagna di ergastoli e custode di segreti che si porterà nella tomba. Ha invece preferito dire tutto ciò che sapeva il suo principale antagonista, Carmine Alfieri, il capo della Nuova famiglia convinto dalle parole di Papa Wojityla a collaborare con la giustizia. Ma prima di loro, a fare la storia della camorra erano stati, tra gli altri, il guappo gentiluomo Antonio Spavone e il contrabbandiere Michele Zaza, criminali dall’esistenza affascinante e spericolata. I boss tuttavia non sarebbero divenuti tali se non avessero anche goduto dell’appoggio di rappresentanti delle Istituzioni. Ed è per questo che l’ultimo capitolo del libro è dedicato ai rapporti tra i camorristi e politici, dei quali forse non si è mai parlato abbastanza.

Bruno De Stefano: è nato a Somma Vesuviana (Napoli) nel 1966. Giornalista professionista, ha lavorato per diversi quotidiani tra cui «Paese Sera», «Il Giornale di Napoli», «Corriere del Mezzogiorno» (dorso campano del «Corriere della Sera»), e per il settimanale «Metropolis», occupandosi in particolare di cronaca nera e giudiziaria. Attualmente è redattore di «City», il quotidiano free press del gruppo Rizzoli-Corriere della Sera.Con la Newton Compton ha pubblicato Napoli Criminale (2006).

Bruno De Stefano
I boss della camorra
Collana "I Big" - Newton Compton
336 pp - 14,90 euro
postato da: armati alle ore 09:06 | link | commenti
categorie: aaa libri editati
martedì, 11 dicembre 2007

Maiale a colazione

Una volta, dalla chiesa di Catena, arrivava un tocco ogni quindici minuti e, ogni ora, una scampanata. Poi il prete ha comprato quattro altoparlanti e un registratore hi-fi e ha deciso che tre sonate di Mozart al giorno potevano bastare.
La sora Pina, tutte le mattine, ha continuato a svegliarsi alle quattro pure senza le campane. Dopo che è morta, dietro al bancone del bar, i parenti c'hanno messo la figlia.
Entro nel bar per fare colazione e quando dico “buongiorno”, la figlia della sora Pina mi risponde: “Da mo’ che è giorno… che te faccio? Il caffè oppure il cappuccino?”
Meglio il cappuccino e, insieme, un cornetto: di quelli surgelati, appena uscito dal forno. Dietro di me, passando avanti agli altri clienti, la vecchia Santina si alza sulle punte delle scarpe col tacchetto e, rigirandosi intorno al collo la catenina d’oro con il pendaglio di corallo, domanda alla barista: “Che ce so' rimasti li cornetti co’ la crema?”
“No Santì, ce stanno solo quelli colla marmellata.”
“E demmelo co ‘a marmellata, và… e puro un sugo de frutta alla bricoccola.”
Santa è bassa di statura, ma non è mica per questo che tutti la chiamano Santina. Tutti quanti la chiamano Santina perché lei, di santa, c’ ha davvero poco: fuma, beve e la dà via spesso e volentieri. C’ha più di settant’anni, Santina, ma lo trova sempre qualcuno che ancora se la piglia: vecchi, e, offrendo soldi, pure pischelli, appena maggiorenni e già disorientati dai costi della vita.
Quando ero ragazzino, Santina era la puttana dei vecchi per tutti i miei amichetti. Sono passati vent’anni e quelli che inorridivano pensando a Santina vorrei vederli adesso: uno è pelato, un altro sta grasso come un bove, un altro ancora ha avuto la piorrea e porta la dentiera. Santina, invece, è rimasta la stessa, mani zozze di cicoria e un velo di rossetto: “Io, il pane, me lo so’ sudato tutta la vita e mo’… mo’ me diverto."
SantinaQuando arriva il momento di pagare vado alla cassa e saldo il mio debito senza fiatare. Santina, invece, non appena la figlia della sora Pina le chiede due euro per la consumazione, prende l'aumento dei prezzi come un insulto personale: "Aoh! Ah bella! Ma che te sei messa in testa? Se volevo da' da magnà a qualcuno mica venivo al bare, che te credi. Me ne stavo alla casa e me campavo lu maiale".
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categorie: parla come mangi
lunedì, 10 dicembre 2007

P38occhio: a volte ritornano

PinokkioA volte ritornano. Gli scheletri nell'armadio della storia o i sogni fatti da bambino. Quando una favola declinata mille volte in chiave buonista recuperava la volontà e l'impossibilità per un pupazzo di legno di trasformarsi in un ragazzino in carne e ossa, pronto a trovare il suo posto nel mondo. La storia di P38occhio nasce così. Scritta su un pezzo di carta dopo una visione meridiana nel lontano 1992 è risaltata fuori grazie all'iniziativa di Strelnik, detto anche "l'accatastatore di Pinocchi", responsabile di aver convocato una manciata di autori intorno all'idea di riscrivere collettivamente un classico. Anche P38occhio è finito dentro questo progetto, dando il suo contributo di violenza gratuita all'interno di un racconto dalle tonalità decisamente porno-splatter. Un racconto vietato ai minori, dunque. Ma se avete compiuto 18 anni (si fa per dire) potete approfittare dell'iniziativa del portale Intoscana.it, scaricare il racconto in formato pdf, e, addirittura, andare a votare per P38occhio cliccando proprio QUI.

P38occhioP38occhio: in formato pdf, un Pinocchio a mano... Armati
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categorie: segnalazioni, strane storie
martedì, 04 dicembre 2007

Roma criminale: parola di libraio

Roma criminale sul Sole 24 OreOspite dello spazio "Parola di librario" del quotidiano "Il Sole 24 Ore" di domenica 2 dicembre, Adele La Bella, responsabile della libreria VIVALIBRI2 di via Tor Millina (Roma), ha reso pubbliche le statistiche di vendita del suo locale. Al secondo posto nel settore saggistica, preceduto dal fortunato "Metodo antistronzi" di Robert Sutton e seguito da "Roma. Guida non conformista alla città" di Fulvio Abbate, c'è il long seller Roma criminale di Cristiano Armati e Yari Selvetella.
postato da: armati alle ore 13:51 | link | commenti
categorie: roma criminale

La storia segreta degli anni di piombo

Più libri più liberi

VI FIERA DELLA PICCOLA E MEDIA EDITORIA

6-9 DICEMBRE - PALAZZO DEI CONGRESSI - ROMA


Domenica 9 dicembre, ore 15 - Sala Smeraldo


Newton Compton presenta:

LA STORIA SEGRETA DEGLI ANNI DI PIOMBO

 

I terroristi della porta accantoItalia criminaleDestra estrema e criminale

 

si discuterà dei libri "I terroristi della porta accanto" di Piero Corsini e "Destra estrema e criminale" di Mario Caprara e Gianluca Semprini.

Con gli autori interviene Gian Paolo Serino. Modera Cristiano Armati

postato da: armati alle ore 11:23 | link | commenti
categorie: reading presentazioni e festival
lunedì, 03 dicembre 2007

Il lavoro dell'editor: come avviene la selezione dei manoscritti? Intervista a Cristiano Armati (Newton Compton)

Come avviene la selezione dei manoscritti? La parola a Cristiano Armati, responsabile della programmazione editoriale Newton Compton

Bookshop n. 10In media quanti manoscritti arrivano?

Riceviamo in media una decina di manoscritti al giorno: circa 4000 in un anno.

Quanti di questi giungono alla pubblicazione?
A dispetto della grande quantità di proposte ricevute, pubblichiamo davvero pochi testi, perché la maggioranza degli autori invia materiale senza riguardo per la nostra linea editoriale: dalle raccolte di poesie dialettali fino ai manuali di informatica, gli autori stampano e spediscono i loro testi ma troppo spesso non hanno nessuna idea della realtà a cui si rivolgono.

Come avviene la selezione dei testi?
I manoscritti interessanti vengono mandati in lettura dai consulenti, una cinquantina di collaboratori che, con la redazione, lavorano alla valutazione dei testi. Un testo reputato interessante è poi inviato ad altri lettori, e si apre una discussione sulla sua fattibilità. La cosa più importante è il modo in cui la redazione esercita la sua sensibilità in rapporto alla tradizione della casa editrice.

Chi si occupa delle varie fasi di lettura?
Apro tutti i testi inviati e curo i rapporti con i collaboratori interni ed esterni. Il risultato di questo lavoro, però, è di tipo collettivo: la redazione, l'ufficio stampa e l'editore partecipano al processo di valutazione dei testi, trasportando su un piano collettivo una materia per sua natura individuale. E a chi, parlando di libri, mi dice che "i gusti sono gusti", dico che non sono d'accordo: pur appartenendo a generi che possono essere molto diversi tra loro, i buoni libri si riconoscono dalla capacità di far convergere verso un giudizio positivo le sensibilità più differenti.

Come vengono selezionati i lettori?
L'abilità di un buon lettore sta nel capire il modo in cui ciò che legge può essere rapportato al mercato editoriale. La più grande abilità di un lettore sta nel cogliere l'anima di un testo e saperla comunicare attraverso la redazione di una scheda editoriale. Per questa ragione la prima competenza di un lettore è la scrittura!

Rispondete a tutti gli aspiranti autori?
Sì, rispondiamo a tutti gli aspiranti autori: è un lavoro faticoso ma teniamo a farlo bene.

(Intervista di Anna Ardissone - "Bookshop" n. 10, ottobre 2007)
postato da: armati alle ore 10:23 | link | commenti
categorie: interviste, aaa libri editati