I libri, i reading, le poesie e gli articoli di (e su) Cristiano Armati
Dal 26 gennaio, distribuita nelle edicole con "Il Messaggero", sarà disponibile una nuova edizione di "Italia Criminale": la storia della malavita indipendente italiana dagli anni Quaranta fino ai giorni nostri. Fino ad esaurimento scorte, il prezzo del libro sarà di soli 5,90 euro... è proprio il caso di dire che sarebbe un crimine farselo scappare.
In un paese sperduto della provincia friulana, una casa diroccata sembra popolata di fantasmi. Si tratta della casa della famiglia Artico che, tornata in paese dopo anni passati in Australia, riscuote l'invidia e le maldicenze di tutto il vicinato. Indifferente al mondo, l'adolescente Enrico Artico si rifugia in un rapporto speciale con i genitori e la sorella ma non ha amici e a scuola è un vero disastro. Carmen, una psicoioga messicana uguale a Frida Kahlo, diagnostica a Enrico una rara malattia mentale: la Sindrome dell'Isola di Pasqua, cioè un destino di distruzione per lui e per gli altri in caso di perdita della verginità. Malgrado questa oscura profezia, Enrico spinge la sua vita oltre i limiti consentiti dalle convenzioni, desideroso di scoprire subito ciò che si cela nelle pieghe del suo futuro. Così, tra sedute psicoanalitiche, sette sataniche e nostalgici del nazismo, la soluzione al dramma di Enrico diventa un colpo di scena: l'ultimo atto di una vita senza regole.Città particolare Vienna: adagiata dove le pendici orientali delle Alpi digradano fino a incontrare le steppe ungheresi, lungo le alture costeggiate dal Danubio, la vecchia capitale dell’impero asburgico offre ai contemporanei una storia che suona come una condanna. La condanna a vivere se stessa come punto fermo di un confine culturale, una porta chiusa in faccia alle pressioni mediterranee, una roccaforte dall’interno della quale votarsi a una sorta di perpetua resistenza: alla pressione ottomana, all’eresia protestante, alla cultura ebraica... uno stato di guerra permanente che impedì alla corona d’Austria di abdicare dal suo ruolo di difensore della cristianità anche quando, con il XIX secolo, l’opposizione all’islamismo e al luteranesimo perde la sua pregnanza storica. In bilico tra nuove filosofie e concezioni strapaesane, allora, la Vienna di quegli anni è la città del principe Metternich, cabina di regia di una restaurazione convinta che una buona polizia avrebbe senz’altro potuto avere la meglio su quelle fantasie che un corso di nome Napoleone Bonaparte aveva esportato in mezza Europa. A cominciare da quella che era stata una delle conquiste più importanti della rivoluzione francese, l’emancipazione di milioni di individui costretti, fino ad allora, a subire la vergogna dei ghetti, la violenza dei pogrom, l’onta delle prediche forzate: gli ebrei. Nella Vienna degli anni ’20, un grande giornalista e scrittore di origine ebraica, Hugo Bettauer, affrontò il montante antisemitismo nazista sostenendo esplicitamente la necessità di operare nel costume sociale e sessuale una vera e propria “rivoluzione erotica”: una battaglia contro l’ipocrisia e la misoginia che infiammò Vienna in un’appassionata e tragica lotta in favore della libertà.
La straordinaria vita di Hugo Bettauer
Hugo Bettauer era nato nel 1872 a Baden, una cittadina a sud di Vienna, da una famiglia ebraica di origine ucraina. Convertitosi al protestantesimo a diciotto anni, Bettauer, per sfuggire alla coscrizione obbligatoria, riparò prima a Zurigo, poi negli Stati Uniti. Come giornalista, fu corrispondente da Berlino per diversi giornali americani prima di essere espulso dalla Germania in virtù delle sue inchieste spregiudicate. Da liberale radicale, Bettauer era aperto al positivismo e fece presto propria l’idea secondo la quale, scopo principe dell’intellettuale, è quello di educare le masse. Non a caso, fatto ritorno nella natia Vienna, Bettauer svolse un’attività molto intensa nel campo della divulgazione dell’educazione sessuale. Sorprendendo la censura austriaca con impianti modernissimi, nel 1924, Bettauer inaugura il primo numero di ciò che può essere considerata la madre di tutte le riviste erotiche contemporanee, il settimanale intitolato “Er & Sie. Wochenschrift für Lebenskultur und Erotik” (Lui e lei. Settimanale di cultura di vita ed erotismo). Dalle colonne di “Er & Sie”, Bettauer forniva ai lettori intrattenimento e
Bettauer colpisce ancora... ma i nazisti non stanno a guardare
Mentre i giornali cristiano-sociali alzavano i toni della polemica antiebraica augurando al “pornografo” la morte come giusta punizione del suo tentativo di sedurre la gioventù attraverso la pubblicazione di fogli peccaminosi, lo stesso Bettauer non se ne restava certo con le mani in mano. Beffando ancora una volta la censura, iniziò la stampa di un nuovo periodico chiamato orgogliosamente “Bettauers Wochensrift. Probleme des Lebens” (La rivista di Bettauer. Problemi di vita) che fece immediatamente propria la causa della legalizzazione dell’aborto. Mentre anche questa nuova iniziativa editoriale firmata Bettauer andava a gonfie vele, l’impegno sociale del grande giornalista viennese non si limitava certo alla carta stampata. Basti dire che, una volta alla settimana, il suo ufficio in Lange Gasse si apriva per il ricevimento di tutti coloro che, cercando assistenza, si rivolgevano a Bettauer non solo per questioni di carattere sessuale ma anche per i gravi problemi di disoccupazione e di carenza di alloggi che affliggevano Vienna. Per questa ragione, il 10 marzo del 1925, non fu difficile per Otto Rothstock, un odontotecnico venticinquenne, recarsi nella redazione della rivista e chiedere di poter parlare con “herr doktor”. Entrato nell’ufficiò di Bettauer, Rosthock tirò fuori la pistola sparando cinque colpi contro il giornalista. Poi, chiusa dall’interno la porta dello studio, aspettò semplicemente l’arrivo della polizia. Bettauer sarebbe morto dopo dieci giorni di agonia ma Rosthock aveva dalla sua parte Walter Riehl, avvocato nazista che assunse gratuitamente la difesa dell’imputato, trasformando il processo in una campagna antisemita e riuscendo ad ottenere, per l’omicida, il riconoscimento della semi-infermità mentale e una condanna a soli 18 mesi. D’altronde, quando venne chiesto a Rosthock: “Perché l’hai fatto?” L’imputato rispose solo: “Desideravo salvare i giovani dalle insidie tese loro da gente come Hugo Bettauer”.
Vienna, la città senza ebrei
Dopo i turchi e i protestanti, dunque, come insegna l’omicidio di Hugo Bettauer, furono gli ebrei ad incarnare la necessità viennese di avere un nemico da combattere, un demonio da annientare. Così, quella che, ancora negli anni ’20, sembrava solo una perniciosa fantasia, con l’annessione dell’Austria alla Germania (1938) diventava una tremenda realtà: la tremenda realtà di una città senza ebrei. Gli scritti di Bettauer, allora, dovettero suonare come tristemente profetici: ma quanti viennesi ricordarono quello che il loro concittadino scriveva già nel 1922 quando, per satireggiare il montante antisemitismo, veniva dato alle stampe il romanzo Die Stadt ohne Juden (La città senza ebrei)? Ispirato dalla lettura di alcuni graffiti razzisti letti in un bagno pubblico di Vienna, ne La città senza ebrei Bettauer costruisce l’utopia negativa di una Vienna dove un’ordinanza espelle, pena la morte, tutti i cittadini di “origine mosaica”. Partito dall’Austria anche l’ultimo ebreo, Vienna precipita rapidamente in un baratro di povertà e provincialismo: chiudono i teatri, falliscono le banche e le attività commerciali, la moda è ridotta al loden e agli scarponi chiodati mentre le belle fanciulle viennesi, ripensando ai loro galanti e audaci corteggiatori ebrei, illanguidiscono nel ricordo e si struggono di nostalgia. In breve, la cacciata degli ebrei, si trasforma nella rovina di Vienna fino al punto che imponenti sommosse popolari costringono il governo a tornare sui propri passi e a richiamare in patria tutti gli ebrei espulsi che, rientrando in città, verranno accolti con manifestazioni di giubilo e grandi feste. Se il sottotitolo originale del fortunato romanzo di Bettauer recitava “Un romanzo di dopodomani”, nella traduzione americana, più realisticamente, compariva la dicitura “un romanzo dei nostri tempi”. Tempi duri quelli che avrebbero aspettato l’Austria e il mondo intero, gli stessi che avrebbero consumato la tragedia della shoah e ridotto Vienna a una città stupida e di secondaria importanza. Una città che, ammazzati i pensatori illustri come Bettauer, costrinse alla fuga o alla morte oltre 180.000 israeliti, rinunciando al grande valore della differenza e privandosi delle intelligenze di uomini come Stefan Zweig, Joseph Roth, Gustav Mahler, Arthur Schnitzler, Ludwig Wittgenstein, Elias Canetti, Karl Krauss e Sigmund Freud... “Da questo autentico salasso di energie nei vari campi della medicina, della letteratura, delle arti figurative, della musica, dell’economia, del diritto,” osserva Luigi Reitani, Vienna non si è ancora ripresa.”
E intanto, oggi che un mondo nuovo reclama i diritti forgiati da una società che si configura come multietnica e pluriconfessionale, nei sinistri palazzi del potere viennese, già abitati da Haider e dagli uomini del suo FPO, cieco di fronte al passato, torna a risuonare contro tutti i presunti “diversi” un grido scellerato: “Resistere!”
Venerdì 25 gennaio, alle 17, Cristiano Armati sarà ospite di Nicola Roumeliotis e Jonny Palomba, i conduttori di "Zero in condotta", contenitore di musica e cultura trasmesso da Radio Fandango. Tema della puntata, "Sweeney Todd. Il demoniaco barbiere di Fleet Street", leggenda metropolitana o storia vera?

|
Che cosa hanno in comune le rovine del Palatino e le sedie impagliate di una latteria d’epoca? E cosa unisce il sapore unico della pajata al profumo conturbante dei roseti in piena fioritura? L’eternità della capitale è il filo rosso che si srotola passo dopo passo, colle dopo colle, secolo dopo secolo abbracciando i mille volti della città, i suoi monumenti più noti, ma anche i luoghi segreti e gli angoli in cui una storia imponente svela la ricchezza di tutti i suoi anni. I centouno itinerari che in questo libro tentano di raccontare Roma invitano ad attraversare la Città Eterna passando dai capolavori di Caravaggio alle periferie raccontate da Pier Paolo Pasolini; dalla contemplazione delle architetture barocche alla degustazione dei piatti più antichi della tradizione; dalle testimonianze dell’epoca imperiale ai suoi mercati più colorati e rappresentativi. È una Roma, questa, da scovare nel grande e nel piccolo, fra i fasti di una nobiltà antichissima così come nella memoria e fra le vie appartenute al suo popolo sovrano. Una Roma immortale da conoscere in centouno mosse. Centouno passeggiate e altrettante esperienze che bisognerebbe proprio fare almeno una volta nella vita |
|
Ilaria Beltramme è nata a Roma nel 1975. Appassionata di storia dell’arte, ha tradotto diversi romanzi a fumetti e ha curato libri dedicati al tempo libero. |




(Cristiano Armati - tratto da Rospi acidi e baci con la lingua, Coniglio Editore)