I libri, i reading, le poesie e gli articoli di (e su) Cristiano Armati

Questa mattina, alle 7 e 56 in punto, ero sveglio da un pezzo: guardavo il soffitto e pensavo. Poche ore prima, all'imbocco della tangenziale, sulla via Salaria, a Roma, ero stato fermato da un pattuglia della polizia. Stavo rientrando a casa dopo una giornata di lavoro iniziata alle 8 del giorno prima e finita in una trattoria di San Lorenzo, insieme a un litro di vino rosso da dividere in due e, poco dopo, dell'ottimo rum consumato in compagnia di un autore per discutere alcuni dettagli su un nuovo volume dedicato alla legione romana degli Arditi del popolo da pubblicare a maggio per la casa editrice Purple Press.
Nessuna libagione esagerata. Soltanto quel tanto che occorre per ricordarsi di “santificare con le feste il giorno” e per scaldarsi il cuore al fuoco dell'amicizia sincera e all'entusiasmo della voglia di fare. Difficile spiegare tutto questo al tubo di plastica che i poliziotti mi ficcano in bocca: «Si chiama etilometro», mi
Detto in altri termini: secondo i poliziotti «circolavo in stato di ebbrezza alcolica» e, sebbene il risultato del test indicasse un superamento assolutamente minimo dei limiti previsti, questo giustificava il ritiro della patente e, conseguentemente, il sequestro del veicolo.
Tradotto in soldi, venivo condannato seduta stante a sborsare 180 euro per il carro-attrezzi, tra i 500 e i 1000 euro per la sanzione amministrativa, circa 500 euro per l'avvocato, senza considerare l'impossibilità, per un periodo compreso tra i tre e i sei mesi, di guidare non dico l'automobile ma anche un semplice motorino!
«Che strano modo», ho provato a far riflettere i poliziotti, «che ha di trattare i cittadini lo Stato. Nella borgata dove abito i servizi pubblici sono ridotti praticamente a zero, gli autobus sono assolutamente insufficienti e nemmeno la spazzatura viene raccolta con regolarità. Io, in qualche modo, affronto questi disagi nella più completa solitudine e vado avanti... poi lo Stato finalmente si materializza, attraverso di voi, e mi sottrae in una sera una somma superiore a un mese di stipendio arrivando addirittura a impedirmi di lavorare togliendomi la macchina, il tutto a fronte di una trasgressione assolutamente minima: grazie stato!».
Perso dietro ai miei problemi, alle 7 e 56 in punto, reagisco pigramente alla vibrazione del cellulare che ho lasciato sul comodino. Poi leggo il nome del mittente: MP, noto scrittore, amico e compagno di Milano. È una frazione di secondo. Il contenuto del messaggio, infatti, mi fa trasecolare dalla preoccupazione per la mia condizione all’angoscia per quello che sta succedendo seicento chilometri più a nord in quel momento: «stanno sgomberando conchetta! accorrete!!».
Leggo e rileggo quelle parole. Confesso che per un attimo quasi non ci credo. Dal mio punto di vista il Conchetta sta a Milano come il Colosseo a Roma o come il Louvre a Parigi. Come se stessi per morire, mi rimbalzavano davanti agli occhi i ricordi legati a quel posto: dagli esordi del fumettista Miguel Angel Martin in Italia fino al novembre del 2008, quando io stesso ho avuto l’onore di essere ospitato dal Centro Sociale per presentare Cuori rossi. Spazio bellissimo conquistato dagli anarcopunk decenni fa, il Conchetta è un caleidoscopio di possibilità dotato di una grande sala per i concerti, potenziato dalla libreria Calusca e nobilitato dalla presenza della fondamentale eredità di Primo Moroni: migliaia di volumi, opuscoli e materiali sonori e digitali custoditi in una stanza al primo piano.
Per scrivere la storia di questo posto, decifrare la sua importanza e raccontare la rabbia, l’amore e la gioia che sono stati respirati tra le sue mura non basterebbero le penne di cento grandi storici. Sottolineare come, strappando la possibilità di esistere a una zona da ultrafighetti come i Navigli, il Conchetta abbia portato avanti l’antica vocazione popolare del quartiere o ricordare a tutti le alternative offerte dal Centro sociale nel cuore del (e contro il) “divertimentificio” milanese, risulterebbe quasi patetico in virtù della quantità di iniziative proposte, rapporti umani favoriti, idee trasformate in fatti concreti grazie alla militanza e alla perseveranza di un nugulo di militanti.
Questi pensieri si affastellano nella mia testa incontrollati. Cosa ha fatto il Conchetta in questi anni?
Ha offerto un’evasione critica e positiva laddove lo Stato ha pensato solo a intascare tangenti, ha edificato un luogo di confronto politico laddove lo Stato si è limitato a regalare il monopolio dell’



Mi sono imbattuto nel libro di Armati per caso, nel mio girovagare nei banchi di una libreria e già nello sfogliarlo l’emozione mi ha preso.
“Un concerto di forze occulte dotate di leggi speciali che , nell’ultimo mezzo secolo, hanno tramato contro le voci impegnate a chiedere dal basso il riconoscimento di diritti fondamentali e il rispetto della democrazia.”
In effetti ripercorrendo quella non sottile linea rossa (di sangue) che va dalle stragi di Portella della Ginestra, Melissa , San Ferdinando di Puglia, alle stragi di Piazza Fontana, Bologna, dell’Italicus, di Brescia fino al tentativo di golpe del G8 di Genova , l’autore la definisce una guerra non convenzionale a “bassa intensità” che si è avvalsa anche della criminalità organizzata per stroncare spietatamente “pensieri scomodi, modi di essere alternativi e persone ritenute pericolose”.
(Ubaldo Baldi - Istituto Galante Oliva)