I libri, i reading, le poesie e gli articoli di (e su) Cristiano Armati
Lallo lo Zoppo, la Banda dei Marsigliesi, la Banda dell'Arancia Meccanica, il Canaro della Magliana. Quattro storie di una Roma violenta, dove la delinquenza ha trovato e continua a trovare terreno fertile. Dai rapimenti eccellenti alle vendette trasversali, dai furti alla violenza sessuale, un filo conduttore tiene insieme queste storie: il desiderio di riscatto, la voglia di crearsi un'identita', anche se negativa, tra i vicoli malfamati e le periferie desolate. 

“Non c’è un campo dove si possa sabotar meglio lo sforzo di guerra tedesco che quello ferroviario. I ferrovieri sono gente attaccata al dovere, e il dovere in tempo di guerra, della guerra di Hitler contro i civili, i ferrovieri sanno bene in che cosa consista. Meglio essi lo sanno, meglio potranno compiere il loro lavoro, in modo che i tedescacci siano i soli a soffrirne, e non i nostri compatrioti, e perché la Gestapo si disperi invano a scoprire gli autori dei sabotaggi. Uno dei mezzi migliori per frenare lo sforzo di guerra tedesco consiste nell’applica alla lettera i regolamenti”. Nel 1943 in Italia i treni non dovevano più arrivare così in orario come recitava l’orgoglio mussoliniano. E allora poteva capitare che qualcuno tornasse a sfogliare con ansia e nostalgia l’orario generale delle Ferrovie dello Stato, per ritrovare un ordine di collegamenti e di cause effetto in un paese diviso in due dall’armistizio che aveva riconosciuto “l’impossibilità di continuare l’impari lotta contro la soverchiante potenza avversaria” e che “nell’intento di risparmiare ulteriori e più gravi sciagure alla Nazione” era stato offerto al generale Eisenhower, comandante in capo delle forze alleate anglo-americane. Un libretto inutile allora? Non per tutti. Infatti sul finire dello stesso anno, diffuso in maniera ovviamente clandestina, iniziò a circolare un libretto con la copertina presa in prestito proprio dall’orario generale delle Ferrovie dello Stato. Si trattava di un manuale di resistenza, sabotaggio e guerriglia antifascista.
È il Libretto rosso dei partigiani che Purple Press ripubblica in questi giorni (a cura di Cristiano Armati, Introduzione di Ferruccio Parri, 128 pp, euro 9,90). Non è il resoconto personale di un partigiano scritto a posteriori, né un testo di propaganda di partito, non è un romanzo, non è una raccolta di lettere dal carcere: è un manuale di sabotaggio alla macchina industriale bellica tedesca. Sulla quarta di copertina di questa edizione campeggia una frase del Presidente partigiano, Sandro Pertini, “Ponete i tedeschi di fronte al dilemma: arrendersi o perire”. Un diktat che rende l’idea della forza di volontà di chi intende resistere e che però usa un termine teatrale come dilemma, e un verbo arcaico, perire. C’è di qualcosa di ufficiale, di retorico. Di filtrato. Sembra una frase già nata come citazione, che debba durare in eterno, come una scrittura su una lapide. Non se ne vuole fare una colpa al presidente delle sei condanne e due evasioni, ma il libretto rosso usa un altro linguaggio e rompe con tutta la tradizione della nostra memorialistica. Non esibisce nulla alla luce del sole, a mò di sfida. E non avrebbe potuto, perché non poteva essere letto in pubblico o con compiacimento moralistico. Ma solo con la dovuta attenzione privata che si riserva a un libretto delle istruzioni.
Sul dorso del manuale del 1943 erano riprodotte le pubblicità di varie aziende: motori a scoppio, diesel e marini della ditta Bombardini di Reggio Emilia, i motori, i ventilatori, e le pompe funebri per nazisti di Pellizzari di Arzignano (Vicenza), le scrematrici per latte e i separatori per olio della Frau di Thiene, le macchine per conserve di Mancini Tito e figli di Parma, le macchine per scrivere della Olivetti. Non è un caso. È proprio ai lavoratori di queste aziende, dagli operai ai tecnici agli ingegneri perfino ai dirigenti che il manuale deve servire. “Scarpe rotte eppur bisogna andar”? No, a nessuno viene chiesto di salire in collina e di darsi alla macchia.. È la loro quotidianità di lavoratori che può servire alla causa. Una causa che in novanta pagine raramente attinge al dizionario retorico, ma si mantiene legata sempre al presente. Nessuna paura, né speranza aleatoria di vincere “che questo ormai è ben certo” ma la certezza che così resistendo si potrà “vincere più presto”, con sano pragmatismo. Non si va a cercare la bella morte con questo manuale di sabotaggio. Non c’è sacrificio: “i pericoli e gli incidenti sono minimi”. E tali devono rimanere Perché non si tratta di arrivare a maneggiare armi che sono illegali, preziose perché costano sul mercato nero, difficili da custodire e naturalmente insolite da maneggiare. Le armi sono quelle dell’intelligenza, non è necessaria l’uniforme per sabotare: “Tutti i motori elettrici sono sensibilissimi all’acido cloridrico o al solforico, l’acido nitrico o l’acqua regia. Un battesimo con uno di questi acidi permette in realtà a un motore elettrico di riposarsi tranquillamente fino alla fine dei suoi giorni”.
Il manuale, dai titoli rapidi e sintetici, è un elenco argomentato di parole d’ordine: manomettere danneggiare, interrompere, mescolare, togliere, aggiungere, levare, inserire, distruggere, omettere, dimenticare, mollare, accelerare, consumare. Ogni granello di sabbia è utile per inceppare il meccanismo bellico tedesco, soprattutto a portata di mano, sotto gli occhi di tutti. Dai sostenitori della fortezza della razza ariana bisogna pretendere analogo trattamento: “Per fare un buon lavoro occorre buon nutrimento: questa deve essere la più imperiosa delle esigenze degli operai italiani che lavorano coi tedeschi. Non avranno niente da rispondervi. Ci saranno una ventina di manuali di medicina scritti dai più illustri medici tedeschi che hanno sviluppato queste teorie”. L’invito del manuale non è solo un fatto etico che scavalca subito il come fare privilegiando il perché fare. Un passo verso un Italia migliore? Forse, ma l’importante è che adesso questa Italia sia pignola. Se non tedesca almeno svizzera: ogni imperfezione della macchina industriale deve essere alimentata dagli operai, ogni imperfezione della macchina industriale deve essere segnalata dei dirigenti. L’intelligenza che acquista la forza inerziale dell’ottusità ricorda l’atteggiamento del villaggio gallo di Asterix: “Bisogna cogliere la minima occasione per fare lunghe discussioni sui particolari degli ordini. Quanto alla puntualità e alla rapidità delle consegne sarà bene non precipitarsi; e lavorare di fantasia per le scuse: ce ne possono essere a centinaia”.
L’appello implicito nel manuale deve smuovere le coscienze? Scosse lo sono già, e un’Italia semplicemente occupata basta e avanza. Quindi i tedeschi, “gli Unni della maledetta guerra hitleriana”, e “quel sottotedesco che si chiama fascista” sono da cacciare come un cattivo inquilino in affitto. Con ogni mezzo necessario, compresa la nostalgia. Devono avvertire “l’Effetto deprimente di un’atmosfera ostile” come recita il primo capitolo (un titolo alla Harold Pinter): “Bisogna far sentire loro la nostalgia. Prima di tutto faremo commettere ai tedeschi che hanno la responsabilità dell’amministrazione della nostra patria una serie di errori che non si produrrebbero se i bravi nazisti fossero di buon umore e conservassero il sangue freddo. I dipendenti e i subordinati tedeschi di ogni grado, maldestramente comandati, avranno ben presto uno stato d’animo ostile verso i loro superiori. Ciò significa demoralizzazione in alto ed in basso”. E l’ipotesi che a demoralizzarsi potessero essere gli italiani? Il manuale la dribbla con efficace garbo: “Ci vuole un po’ di coraggio, è vero. Ma anche per sostenere un’incursione aerea massacrante ci vuole una forte dose di coraggio. Non vi sembra?”
(Stefano Ciavatta - Il Riformista)
Sabato scorso, in occasione del 25 aprile e nell’ambito della “Liberation fest” sono stati presentati a Roma due interessantissimi volumi editi dalla Purple Press: La legione romana degli Arditi del Popolo e Il libretto rosso dei partigiani.
I due libri, non a caso collocati dalla casa editrice nella stessa collana, affrontano i due capi di quel filo rosso che ha attraversato la capitale per tutto il ventennio collegando e contaminando espressioni e forme differenti dell’antifascismo popolare romano. Il libretto rosso dei partigiani, come recita il sottotitolo, è in realtà un manuale di sabotaggio redatto da mani anonime nel 1943 e destinato a trasformare ogni semplice cittadino o lavoratore in un potenziale combattente per la libertà capace di sabotare ed ostacolare i nazifascisti. Per favorirne la diffusione fu stampato all’interno dell’orario dei treni dell’epoca e contiene una quantità impressionante di informazioni dettagliate su come bloccare impianti industriali, causare cortocircuiti alla rete elettrica o impedire gli spostamenti dei mezzi nemici attraverso la manomissione della pavimentazione stradale. Dalle pagine di questo vero e proprio vademecum della guerriglia partigiana traspare, a nostro avviso, anche dell’altro. Si percepisce, ad esempio, l’enorme conoscenza e preparazione tecnica di cui era depositaria la classe operaia dell’epoca. Un proletariato la cui composizione sociale ruotava essenzialmente intorno alla figura dell’operaio “di mestiere”, il figlio dell’officina che negli anni ’60 dovrà cedere il passo all’operaio-massa della catena di montaggio fordista.
Altra cosa, invece, è il lavoro di Valerio Gentili, un giovane storico romano (e d’area) che ricostruisce minuziosamente tutta la vicenda degli Arditi del Popolo. Corroborato da un’importante apparato di fonti e citazioni il volume è al tempo stesso opera scientifica e narrazione avvincente degli avvenimenti spesso misconosciuti che scossero Roma e i suoi quartieri popolari tra il 1921 e il 1922. San Lorenzo, Trastevere, Trionfale, Testaccio e migliaia di popolani romani sotto la guida della parte più progressista del combattentismo riuscirono a tenere testa alla violenza squadrista. Una vera e propria milizia proletaria, capace da sola di reggere l’urto del fascismo dando luogo ad un vera e propria epopea, questo almeno fin quando l’arditismo popolare non venne indebolito dalla pochezza e dal settarismo dei partiti operai (elemento che ritorna ciclicamente nella storia d’Italia)che, incapaci di comprenderne le potenzialità e l’importanza, contribuirono a spianare la strada al colpo di stato fascista.

VENERDì 24 & SABATO 25 APRILE
C.S.O.A. LA STRADA
Via Passino 24 - Roma
dalle 16:00 - Ingresso a sottoscrizione: 6 euro a giornata
Oggi ricordare in modo attivo e partecipato l’anniversario della Liberazione ha per noi un senso profondo. In tempi in cui la politica appare come una semplice questione di palazzo, un insieme sterile di formule vuote, ossequiose del sistema economico imperante, merce per lobbies votate esclusivamente all’autoconservazione, ripercorrere pubblicamente i sentieri della resistenza partigiana e dell’antifascismo storico significa squarciare il grigio appiattimento di questi giorni col ricordo di una delle pagine più luminose della storia del nostro paese. Nella lotta ventennale di migliaia di uomini che hanno combattuto la cancrena fascista e l’invasore nazista, pagando un prezzo altissimo : carcere, tortura, fino al sacrificio della vita, riconosciamo lo slancio generoso della parte migliore del popolo e della gioventù nel difficile cammino non solo di liberazione nazionale ma anche di trasformazione radicale della società. Obiettivo, quest’ultimo, tutt’ora lontano dall’essere raggiunto. L’epopea dell’antifascismo indomito e sovversivo, dalle barricate degli arditi del popolo alle azioni delle bande partigiane, con la lotta per la patria libera e la difesa del popolo lavoratore, rappresenta per noi uno stimolo ed un monito perpetuo, un esempio nobile di "politica" intesa come impegno e sacrificio collettivo per l’edificazione di una società più giusta. Il contesto attuale sicuramente molto diverso da quello di sessant’anni fa ma ancora drammaticamente segnato da stridenti contraddizioni e ingiustizie sociali : guerre, morti sul lavoro, attacco sistematico ai diritti dei lavoratori, precariato, ci da la misura di quanto ancora sia attuale il potenziale espresso dalla resistenza in termini di tensione ideale, tesi sostenute, problemi sollevati. L’attualità vede anche una crescita costante del neofascismo che forte della complice e colpevole noncuranza delle istituzioni per la memoria storica d’Italia, punta ad un’inaccettabile equiparazione tra fascismo e antifascismo. E’ nostro compito preciso, quindi, cercare di trasmettere, soprattutto ai più giovani, quella tensione etica, lo spirito ribelle cha hanno animato i resistenti dai quali noi tutti possiamo e dobbiamo trarre ispirazione per i nostri comportamenti, per le battaglie di domani. Lo facciamo attraverso il LIBERATION FEST, due giorni d’incontro, di concerti, di dibattito, di mostre fotografiche, provando a ricostruire la storia personale e collettiva di partigiani e antifascisti della nostra città. Con materiali d’epoca, giornali di lotta, profili biografici di uomini, operai, soldati, studenti, combattenti valorosi caduti nelle carceri, sotto tortura, nelle camere a gas, nei campi di concentramento. Affinché la riflessione sulla complessa natura del movimento partigiano non si esaurisca necessariamente all’interno dell’interpretazione di maniera e interclassista propria di certa vulgata istituzionale sulla resistenza, nelle stanche e poco convinte commemorazioni ufficiali, o peggio venga viziata da un sempre maggiore ed ingombrante revisionismo storico, trasversale e truffaldino, il cui scopo poco nobile e’ quello di capovolgere il piano dialettico della realta’ storica confondendo le vittime coi carnefici, equiparando criminali prezzolati e combattenti per la libertà.
Durante la due giorni una mostra fotografica sulla resistenza romana, la proiezione del film “Nella città perduta di Sarzana” di Luigi Faccini e la presentazione di due libri editi da Purple Press: "Libretto Rosso dei Partigiani" e "La legione romana degli Arditi del Popolo" di Valerio Gentili. Entrambe le serate invece vedranno alternarsi sul palco band storiche punk, ska, oi!, hc tutte legate dal filo rosso dell’antifascismo: dai leggendari RED ALERT, ai torinesi STILITI passando per i capitolini SHOTS IN THE DARK e molti altri ancora.
Di seguito il programma completo della due giorni:
VENERDI’ 24 APRILE
STILITI (ska - Torino)
THE BONE MACHINE (rock n’ roll dall’ inferno)
BULL BRIGADE (street punk - Torino)
STRAIGHT OPPOSITION (hc - Pescara)
ANTI YOU! (hc - Roma)
PRODUZENTEN DER FROIDE (street punk - Germania)
FOMENTO (hc - Roma)
Dalle ore 16.00 proiezione del film "Nella citta’ perduta di Sarzana" di Luigi Faccini e mostra fotografica sulla resistenza romana.
SABATO 25 APRILE
RED ALERT (punk/Oi! legends - UK)
SHOTS IN THE DARK (ska - Roma)
FIVE BOOTS (hc - Perugia)
GIMPFIST (punk rock - UK)
CONCRETE BLOCK (hc - Torino)
GOZZILLA E LE 3 BAMBINE COI BAFFI - (agro punk) _GIUDA (punk rock, ex Taxi - Roma)
Dalle 16.00 presentazione dei libri "Libretto Rosso dei Partigiani" (Purple Press) e "La legione romana degli Arditi del Popolo" (di Valerio Gentili, Purple Press).