Con quegli occhi che son biglie
lucidate nell’asfalto
mi divori di scintille
trafugate nel palazzo
dove il fuoco è di signori
messi a guardia di un bivacco
a cui chi non prende parte
è ribelle oppure pazzo.
La rivolta è come un fiore
sbocciata nel catrame
salta addosso allo stupore
che ha il padrone per il cane
maledice quella stella
che ha deciso la sua sorte
e se sfida il suo destino
lo fa a prezzo della morte.
Ma la morte non si invoca
non si invoca e non si canta
è la vita che colpisce
senza tregua chi comanda,
così successe un giorno
di rifiutare una condanna
resa dura dall’amore
e non certo dalla rabbia.
Senza lancia e senza spada
il giorno che scoppiò la guerra
trovai nel tuo ricordo
l’arma mia più bella
e se tutto questo ha un nome
di certo non lo tace
chi scelse d’esser uomo
per lo sguardo tuo di brace.
Era quello il vero fuoco
il fuoco che non brucia
ma che illumina la strada
di una notte sempre grigia
il sole all’improvviso
entrò nella caverna
un raggio di riscossa
sulla realtà che ci governa.
A gridare forte
bastò un tizzone ardente
gettato nella piazza
di un cuore già dolente
da quel momento in poi
niente fu più uguale
il palazzo si svegliò
ma non riuscì a ingannare il male.
Al mostro quella volta
tornò la faccia sua di bestia
e alla schiena dei miei passi
lanciò un grido di tempesta
però non furono tuoni
e nemmeno temporali
ma uomini in divisa
a rinchiudere i miei mali.
Crocifisso a un palo
sconto ancora la mia pena
con i chiodi nella carne
sera dopo sera,
la conoscenza ha un prezzo
che pago volentieri
e della condanna rido
perché ascolto i miei pensieri.
Nella mente libero
e con il corpo dilaniato
non mi piego al mio tormento
finché resto innamorato
e non mi do per vinto, neppure incatenato
perché la vittoria è una parola…
tu dilla
e io sarò salvato.
(Cristiano Armati)