martedì, 07 ottobre 2008

Oltre il film: La vera storia di Jesse James

La vera storia di Jesse JamesNon rivendico meriti letterari per questo libro. La scuola, in vita mia, l’ho frequentata poco e niente. Mentre gli altri ragazzi studiavano, io lavoravo per portare a casa quel poco di soldi che servivano a mantenere mia madre, vedova, ed educare mia sorella, orfana. In questo libro non ho rincorso la seduzione della bella scrittura ma, più semplicemente, ho provato a dare all’opinione pubblica una versione immediata e veritiera dei fatti. Se quello che ho scritto contribuirà a portare un po’ di verità alla causa di Jesse James, allora potrò dire di aver raggiunto il mio obiettivo.
Jesse James Junior

Semplicità. È questa la prima parola che viene in mente parlando di questo libro. Semplicità, nell’accezione positiva del termine, ovvero di tutto ciò che senza fronzoli e senza giri di parole arriva dritto al punto che si è prefissato, in questo caso quello di parlare di un ex soldato, forse “bandito” forse “eroe”, che prima di tutto è stato un uomo, un marito, un padre.
Jasse James Jr. ha scritto col cuore in tumulto, scosso dai mille sentimenti e dai fantasmi che come flashback repentini riaffioravano davanti ai suoi occhi di bambino di sette anni, intrappolato nel corpo di un ventiquattrenne. Fantasmi mostruosi che non riuscivano a spiegare e a dare pace all’anima di un “cucciolo d’uomo” per il quale il proprio genitore non poteva essere altro che un eroe, una persona buona costretta dagli eventi e dal bisogno di proteggere la propria famiglia a commettere azioni contro la legge. Un uomo d’onore, per il quale l’amicizia era sacra e che non sarebbe mai stato capace di uccidere se non per difesa o protezione delle persone e delle cose a lui care.
Un libro scritto con ingenuità ed estrema capacità di persuasione che Dario Morelli (il traduttore) ha voluto lasciare intatto, senza interventi inopportuni che avrebbero reso la lettura più affascinante ma meno veritiera, meno densa di quella ingenuità che rende l’opera quasi unica nel suo genere. Un libro che odora di polvere e costruisce immagini sabbiose nella mente di chi legge, raccontando di una nazione, ancora scossa dagli eventi della guerra civile, in cui sembrava impossibile giungere ad una soluzione positiva senza l’utilizzo di fucili e pistole (e la storia ci insegna che forse quei tempi non sono ancora del tutto scomparsi). Un universo dove la vita di un uomo contava molto poco e dove forse, i "veri banditi", erano coloro che parlavano di una terra in cui i sogni potevano facilmente realizzarsi, senza preoccuparsi di dire che tutto ciò era vero per pochi, pochissimi eletti. Un libro che non può e non deve assolutamente passare inosservato, così come purtroppo è parzialmente successo al bellissimo film di Andrew Dominik, L’assassinio di Jesse James per mano del codardo Robert Ford, ispirato ad alcuni episodi raccontati all’interno di questo diario e che vede Brad Pitt e soprattutto Casey Affleck impegnati rispettivamente nel ruolo di Jesse James e del suo amico/assassino Robert Ford. Un film capace di riportare quasi fedelmente le atmosfere di questo libro, pur offrendo allo spettatore un occhio meno soggettivo e più distaccato rispetto a quello dell’autore della biografia. Un autore profondamente innamorato dei ricordi che hanno come protagonista il proprio padre e determinato a raccontare la sua verità a qualunque costo. Interessa poco la forma e, andando avanti nella lettura, interessa ancor meno scoprire quanto di ciò che ci viene raccontato sia vero e quanto invece sia frutto di fantasia. Quello che viene alla luce è un ritratto intimista di un figlio e dell’idea che esso ha avuto del proprio genitore trattando il tutto con estrema dignità e senza mai cadere nel patetico. Sorprende notare che la biografia, pubblicata per la prima volta negli USA alla fine del 1800 (nel 1899 per l’esattezza) sia uscita da noi solamente oggi. In tal senso va riconosciuto il merito a Cristiano Armati, il cui saggio La prima pietra, appunti su La vera storia di Jesse James e la guerra civile americana è davvero notevole, e alla casa editrice Newton Compton che più volte hanno dimostrato il coraggio di osare nelle scelte editoriali.

(Luca Lardieri - Close-up)

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lunedì, 08 ottobre 2007

La vera storia di Jesse James

La vera storia di Jesse James

La vera storia di Jesse James di Jesse James Jr
A cura di Cristiano Armati
Newton Compton, 204 pp, 5 euro

"Sono stati scritti e pubblicati centinaia di libri su Jesse James e la sua banda di fuorilegge. La maggior parte di questi volumi sono falsi dalla prima fino all’ultima pagina. Quelli che restano contengono qualche frammento di verità all’interno di capitoli e capitoli fatti solo di bugie". A parlare così è Jesse James Jr., il figlio del bandito più ricercato della storia del West. Attivo negli Stati Uniti ancora sconvolti dalla guerra civile, Jesse rapinò banche, assaltò diligenze e, ingaggiando una lotta senza quartiere contro i “nordisti”, cercò di impedire l’espandersi della ferrovia nel suo Paese. Insieme al fratello Frank e agli altri complici del “quintetto terribile”, diventò un nuovo Robin Hood americano, orgoglio dei contadini del Sud sconfitti dai soldati dell’Unione. Per questa ragione le imprese di Jesse non si risolvono all’interno di una logica semplicemente criminale ma possono essere comprese soltanto tenendo presente la durezza di una Nazione in cui l’esistenza degli uomini era segnata dal pregiudizio razziale e dove la risoluzione dei conflitti veniva demandata alle pistole. Scritta con parole semplici e sincere, La vera storia di Jesse James è una lettura obbligata per tutti coloro che, insieme ai fatti che consacrarono il mito del bandito, desiderano scoprire la cruda realtà della vita nel “selvaggio West”.

Chi era Jesse James? - Un articolo di Cristiano Armati: on line qui

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venerdì, 31 agosto 2007

Cristiano Armati e Jesse James a Nuova Spazio Radio

Nuova Spazio RadioIn diretta dagli fm 88.150 di Nuova Spazio Radio, sabato 1 agosto a partire dalle 12,30, Cristiano Armati sarà ospite della trasmissione "Spazio Spettacolo" condotta da Gianluca Fabi. La puntata sarà dedicata al film-evento della mostra del Cinema Venezia: "L'assassinio di Jesse James" di Andrew Dominic. In attesa di questa nuova versione cinematografica del bandito più famoso del West, la storia di Jesse, gli omicidi di cui si è macchiato, la guerriglia anti-nordista di cui fu protagonista e la violenza razziale di cui fu interprete in un periodo duro e sanguinoso come quello in cui ebbe luogo la Guerra di secessione americana, sono gli argomenti di una puntata più interessante del solito. Anche in streaming sul sito di Nuova Spazio Radio, all'indirizzo www.nuovaspazioradio.it
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Chi era Jesse James?

Jesse JamesIl colpo di pistola alle spalle con cui Casey Affleck, nei panni del “codardo” Robert Ford, toglie di mezzo Brad Pitt, alias Jesse James in L’assassinio di Jesse James di Andrew Dominik, segna il culmine di una tragedia americana che, fuori dalle sale cinematografiche, non ha mai smesso di sanguinare. Le gesta di Jesse James nascono nel cuore delle contraddizioni della giovane repubblica degli Stati Uniti, dilaniata dal contrasto tra un Sud agricolo e schiavista e un Nord a vocazione industriale. Lungo questa frontiera si schierarono l’esercito confederato del generale Lee e quello unionista del generale Grant, dando vita a un conflitto – la Guerra di secessione – micidiale per i soldati e per la popolazione. Mentre infuriano le battaglie, il futuro di Jesse James è deciso da un episodio: crudelmente picchiato dai nordisti, Jesse prova ad arruolarsi tra i soldati di Lee ma ha soltanto sedici anni ed è scartato. Figlio di un pastore protestante, Jesse Woodson James, nato a Clay County (Missouri) il 5 settembre del 1847, cresce tra gli schiavi delle piantagioni di famiglia, tirato su dalla madre, Zerelda, e dagli altri uomini sposati dalla donna dopo la morte del marito, emigrato in California per seguire il miraggio dei cercatori d’oro e mai più ritornato.
Jesse JamesAnche Jesse James sceglie di partire, la sua sete di vendetta trova spazio tra le file della banda di William Quantrill: una formazione irregolare di supporto ai sudisti specializzata in atti di guerra “non ortodossa”. Si tratta di azioni supportate da un retroterra ideologico dove la politica trascende nella religione e dove persino le vittime della guerra passano in secondo piano rispetto al dispiegarsi di una sorta di jihad bianca, cristiana e intransigente. Tra le malefatte di Quantrill e compagni, oltre agli atti di violenza indiscriminata contro i neri, spicca l’eccidio con cui i partigiani sudisti travolgono la popolazione di Lawrence: 150 morti in un solo giorno, il 21 agosto del 1863.
La supremazia commerciale dei nordisti sarà un fattore determinante per le sorti della guerra ma quando il generale Lee sancisce la resa del Sud firmando i patti di Appomattox (9 aprile 1865), le numerose bande di guerriglieri che la stessa politica sudista ha contribuito a formare non smobilitano. Jesse James, insieme a suo fratello Frank e ai fratelli Younger, sono i frutti più avvelenati di questa generazione di irriducibili: i desperados del Wild West, protagonisti di un mito che li trasforma in moderni cavalieri senza macchia e senza paura proprio nel momento in cui, nelle loro azioni, il confine tra guerriglia e criminalità si fa sempre più sfumato. Le mille canzoni dedicate al ragazzo del Missouri esaltano il romanticismo degli assalti ai treni ma non dicono nulla del come e del perché Jesse James non abbia disdegnato di indossare il saio bianco e il cappuccio, seguace di un’organizzazione terroristica autenticamente americana: il Ku Klux Klan. Da bandito, il ragazzo del Missouri capisce in anticipo sui tempi l’importanza della propaganda. Migliaia di opuscoli e giornali accompagnano la sua carriera di fuorilegge e, trasfigurando in cronaca avventurosa le dodici rapine in banca, i sette assalti ai treni e gli undici omicidi attribuiti a Jesse, lasciano aperta una domanda: si tratta di azioni giustificate dalla guerra in corso o di volgari reati contro il patrimonio e contro la persona?
La vera storia di Jesse JamesUn libro, tradotto in italiano dalla Newton Compton e curato da Cristiano Armati (in libreria da ottobre), ha il merito di offrire a tutti quelli che vogliono saperne di più su Jesse James un resoconto assolutamente di prima mano. Si tratta de La vera storia di Jesse James scritta da Jesse Edward James Jr., vale a dire l’unico tra i figli del bandito vissuto sufficientemente a lungo per parlare del padre.
La prosa del figlio di Jesse restituisce al west la realtà polverosa di una guerra civile permanente: un luogo dove il primo ricordo di un bambino (lo stesso Jesse Junior) è la finestra di casa sfondata da una fucilata e dove i familiari del bandito sono costretti a una vita da coloni senza terra, perennemente in fuga tra i covi sparsi nell’America confederata. Jesse James, racconta suo figlio, era: «un uomo alto, bello, impostato, con la barba color sabbia. Con mia madre, mia sorella e me era buono come un pezzo di pane. Ricordo benissimo i suoi scherzi spiritosi, quando ci divertivamo a giocare insieme». Le scene di vita familiare, nel libro di Jesse Junior, vanno a sostegno di un'idea che non appartiene soltanto al figlio del bandito
: Jesse James uccide, sì, ma sempre rispettando un suo codice d’onore e, spesso, soltanto per difendersi dai provvedimenti presi contro di lui in un Paese incapace di trovare una soluzione politica al problema dei desperados. La leggenda dei vendicatori della causa del Sud, infatti, continua a produrre violenza nei confronti dei “diversi” – sono centinaia i neri uccisi dalle formazioni paramilitari di Lee – ma finisce con il soccombere di fronte a una realtà in rapido mutamento: una società dove le banche e le ferrovie sono viste dai concittadini del bandito come opportunità di investimento e non più come avamposti del male. Il nuovo corso dei tempi si materializza davanti agli occhi di Jesse James quando, dopo aver ucciso il cassiere della First National Bank di Northfield, a sparare contro lui e la sua banda ci pensano i comuni passanti: una reazione inaspettata che costa l’arresto ai fratelli Younger. Nondimeno una parte dell’opinione pubblica si muove ancora per difendere i “guerriglieri” quando i cacciatori di taglie dell’agenzia Pinkerton assaltano un rifugio del ricercato a colpi di bombe, provocando vittime innocenti e alimentando le ragioni di chi è disposto a risolvere l’affaire James con un’amnistia. Sulla testa del fuorilegge pende una taglia di diecimila dollari e tanto basta per spingere Bob Ford, con la complicità del fratello Frank, a tradire il suo capo. Dopo aver preso accordi con il governatore democratico Thomas Crittenden (una circostanza che ha fatto parlare di “omicidio di Stato”), “il codardo” va a casa di Jesse James, rifugiato a St. Joseph, e, il 3 aprile del 1882, approfitta di un momento di distrazione dell’ospite per freddarlo con un colpo di pistola alla nuca.

Il cadavere di Jesse James«Poco dopo l’omicidio di mio padre – testimonia suo figlio – una grande folla si radunò intorno alla casa. La mia mente di bambino immaginò che tutte quelle persone fossero responsabili della sua uccisione. Perciò con grande rabbia andai a prendere il fucile di papà dallo sgabuzzino e provai a sparare sulla folla. Ma mia madre arrivò subito e mi tolse l’arma dalle mani».
Un gesto fondamentale, quello della madre del piccolo James. Soprattutto se si pensa che l’erede del fuorilegge non seguirà affatto le orme paterne anche se, oltre che scrivendo La vera storia di Jesse James, Jesse Junior ha contribuito alla causa della memoria del padre interpretando il personaggio di Jesse in Jesse James Under the Black Flag e in Jesse James as the Outlaw, due rari film-documentari del 1921: capitoli di una filmografia ormai sterminata che, insieme a Brad Pitt, ha visto cimentarsi con il re degli outlaws attori come Tyrone Power e registi come Walter Hill. Una tensione alla spettacolarizzazione della storia comprensibile anche alla luce dei destini dei desperados di Jesse James: la morte violenta per il “codardo” Bob Ford, assassinato in Colorado; il carcere duro per Frank James e Cole Younger. Dopo aver scontato venticinque anni di galera, gli ex “cavalieri dalle lunghe ombre” sono pronti ad approfittare della stessa opportunità che gli Stati Uniti hanno concesso agli indiani che hanno smesso di combattere l’uomo bianco. L’opportunità di girare l’America per esibire i fantasmi di loro stessi in uno spettacolo in grado di richiamare un folto pubblico: una carovana errante cui andò il nome di “James-Younger Wild West Show”.

(Cristiano Armati - una versione ridotta di questo articolo è stata pubblicata da "Il Venerdì" del 24 agosto 2007)

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giovedì, 23 agosto 2007

La vera storia di Jesse James

Brad Pitt nei panni di Jesse James
Su "Il Venerdì di Repubblica" in edicola domani, 24 agosto, spazio all'imminente Festival del Cinema di Venezia. Tra i servizi dedicati all'evento e le anticipazioni, l'articolo dedicato a "La vera storia di Jesse James", scritto da Cristiano Armati e ispirato dal leggendario outlaw del Missouri. Portato sul grande schermo da Brad Pitt, protagonista de "L'assassinio di Jesse James" di Andrew Dominik, Jesse James si propone agli occhi dello spettatore contemporaneo come eroe maledetto e disperato, un bandito sociale ma anche uno spietato rapinatore che non esitò a indossare la lugubre casacca bianca del Ku Klux Klan. Buona lettura!
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