I libri, i reading, le poesie e gli articoli di (e su) Cristiano Armati
La mattina dopo: dodici racconti di, come recita l’appropriato sottotitolo, “cani, puttane e altre periferie”. Altre periferie, innanzitutto, perché Armati, ventinovenne romano già scrittore di Location Zero e di innumerevoli articoli e reportage, parte da Roma (“La leggenda di Anagnina”, con il nome della zona/fermata della metropolitana che dà i natali a una bambina di volta in volta guaritrice di poliziotti, contorsionista, puttana, ballerina, forse santa) per approdare, di racconto in racconto, a Napoli, a Manchester, a Parigi, da qualche parte in Africa o in Sudamerica o altrove ancora.
Dodici racconti di suburra, orditi con il sangue e il sudore, lo sperma e lo sporco, dodici racconti di inferni di realtà e paradisi che sulla Terra non ci sono ma che da qualche parte o in qualche altra dimensione potrebbero pure esserci.
Racconti su uomini-animali (“Cammillo o’lupe”), di bambine ragazze donne sfruttate e violentate, di bambini che, non sapendo cosa essere nella vita, diventano parassiti di oltraggi modaioli senza rendersene conto, veri e propri virus (il titolo è “Bambini virus”, forse il racconto più bello e autentico – autenticamente romano e autenticamente giovanilistico se non altro - della piccola raccolta), racconti e racconti…
Armati sa cosa scrivere e come scriverlo, a volte si lascia prendere un po’ dall’enfasi, alla Bukowski (è il caso de La maturità, mi pare), ma poi sa anche tornare nei suoi ranghi, onesto e affidabile, lineare come un vero reporter del quotidiano periferico, cantore di una marginalità fricchettona e inutile (e a volte consapevole di questo a volte no), fautore di un’ambiguità che qua e là può lasciare sbigottiti (della serie, Armati ci è o ci fa?, osserva o giudica?); in generale, tuttavia, è bravo a cogliere (e, in primis, dunque, a osservare) sussulti di poesia, barlumi aperti di luce (non si dice di speranza ché sarebbe troppo), sa tenere il ritmo della sintesi e della narrazione più ampia, in fondo non dice nulla di originale ma dice, e dice bene, qualcosa di vero, di “è qui sotto i nostri occhi tutti i giorni”, che eppure ci coglie quasi impreparati, storditi, impauriti. E’ la nostra, questa umanità, giovane o meno giovane (“Bestemmia in forma di rosa” parla della decadenza tutta dell’esperienza senile), che ci appare così squallida, così povera, così mentecatta? Sì, lo è, Armati, non è certo l’unico, un po’ l’ha capito e vuole aprirci gli occhi; ma, per fortuna, con tatto, quasi delicatezza, una dolcezza minimale che non ci saremmo aspettati.
(Roberto Donati - Centraldocinema.it)
Una puttana che porta il nome dell'ultima fermata della metropolitana di Roma e diventa leggenda per i pendolari; gruppi di ragazzini schizzati che si muovono tra centri commerciali e discoteche; un fattorino ex-tossico prigioniero del suo furgone nel traffico della città e insidiato da un bisogno mai placato; tifosi inglesi e italiani in un pub di Manchester ricordano Conti e Falcao; mentre a Parigi, nel quartiere di Belleville, gli avventori di un caffè snocciolano il rosario delle glorie del calcio nazionale, per lo più magrebini….Inutile cercare ambiguità, come nella pornografia e nella pubblicità, così nei bambini virus: quello che si mostra è quello che si mostra e basta.
Davvero duro svegliarsi la mattina in quel non luogo desolato che è la periferia, di Roma, di Manchester o di Parigi poco importa. La mattina dopo di
(Paola Dell'armi - Lettera.com)
[…] Tante piccole storie capace di ritagliarsi un posticino nel fatiscente monolocale della giovane narrativa italiana (…). Storie dirette, sincere, senza mediazione, quelle del neo pasoliniano Cristiano Armati che, in La mattina dopo, aiutato dalle scorbutiche illustrazioni pop di Daria Albanese Ginammi, passa dalla verosimile novella di un bambino lupo morto nell’indifferenza generale (Cammillo O’Lupe) alla parabola dell’ex scoppiato che investe la sussistenza familiare negli ultimi due grammi di eroina (Assegno di maternità, apprezzabile anche per l’omaggio nemmeno troppo velato alla diaframmiana Manca l’acqua). Tra vecchi che tirano le cuoia in ospedale mentre c’è già chi sta lucrando sul loro funerale (Bestemmia in forma di rosa) e papponi cinefili che non disdegnano di servire personalmente clienti particolari (Jonny il pappone buono), si muovono poi i Bambini Virus avvezzi allo stupro di gruppo nei cessi delle discoteche.
(Manuel Graziani - Rumore n. 157)
Un piccolo libro di racconti, La mattina dopo; racconti che riesci a sentirti vivere sotto pelle. Storie astruse di una periferia comune in mille angoli del mondo: leggende, novelle, scontri e degrado. Cristiano Armati, scrittore romano già collaboratore con numerose riviste, mette su foglio storie vissute e assurde nella loro essenzialità. Le recita con estrema crudezza, rendendo incredulo il lettore, riuscendo quasi a scioccarlo con intermezzi di dialetto e termini audaci. Disegna immagini che appaiono come ombre nel buio di un vicolo della suburbia romana, abbinandole alle illustrazioni a carboncino di Daria Albanese Ginammi. Le storie dei bambini virus che “urlano, ballano, cercano il fumo” in piazza, provocano un albanese che poi li pesta... di Pamela, splendida ragazza ghanese costretta a dividere le sue nottate tra i cessi della stazione, i tossici e i cigli di una strada...oppure di Carlo che, nonostante un lavoro e “la testa a posto”, alla fine cede al prurito della vena, e lascia una vita di delusioni e mediocrità... Un libretto breve, pubblicato dalla Bamako Edizioni, che si divora velocemente... una sorta di piccolo “Acid House” di Irvine Welsh, trasferito da Edimburgo a Roma. Sicuramente, una piacevole scoperta.
La metropoli, a polmoni aperti, tutti i buchi sudati e stuprati di un'idra malata, sudore di rota, miseri tentativi di riscatto, cadute verticali a peso morto. L’umanità ai margini in bilico con l’oblio, lo sporco delle viscere avvelenate, tutto il vuoto dell’inesistenza dei rapporti; si legge in un attimo quest’agile libretto, scrittura brillante ed intelligente, per niente pretenziosa e sfornata da chi sembra ben conoscere quel che scrive, chissà se Armati sguazza o è risalito da uno dei tanti scenari che descrive con tanta disinvoltura. 