martedì, 11 agosto 2009

La "Roma noir" di Cristiano Armati

Roma noirRoma Noir (Newton Compton) è una raccolta di racconti noir ambientati a Roma, protagonisti personaggi marginali e emarginati confrontati con vite dure dove i protagonisti più che vivere sopravvivono. Personaggi minimali, le cui vicende dure e oscure nel caso migliore avranno forse due righe sui giornali, tra loro spiccano Anagnina, circense che quando è troppo cresciuta per fare la contorsionista potrà solo vendere il suo corpo, Cammillo, mostruoso ragazzo lupo evitato da tutti che solo dopo morto troverà qualcuno che prova pietà umana nei suoi confronti, Carlo, che prova a redimersi da un passato con l’aiuto dello zio, ma nemmeno la paternità riuscirà a tenere lontano dalla droga che gli sarà fatale, Pamela prostituta con gli occhi verdi e le treccine colorate, Johnny pappone buono che ama l’anziana madre e che offre anche personalmente i suoi servigi. Un linguaggio efficace, crudo che vi catturerà all’interno della periferia romana.

Qualche domanda a Cristiano Armati, giornalista free lance romano, autore di Roma Criminale, Italia Criminale e Cuori Rossi, tutti per Newton Compton. 
 
Una Roma insolita, sconosciuta ai più che affiora nelle cronache dei quotidiani solo in occasione di fatti efferati. Perché hai scelto questa ambientazione?

Posso dire che, dal punto della location, Roma noir è un libro che ha scelto da solo la sua ambientazione. Io, anno dopo anno, mi sono limitato a vivere le storie che ho raccolto e quindi a trasformarle in racconti. A tenere insieme tutto il materiale, due fili conduttori: un’idea di noir molto più vicina a quella che ha animato i padri fondatori del genere (un nome su tutti: Guy de Maupassant) rispetto all’odierna tendenza al poliziesco (alle storie di guardie ho sempre preferito quelle di ladri); e uno sguardo che ha tratto la sua ispirazione dalla vita reale, quella che si vive sulla strada.

C’è qualche personaggio reale o sono stereotipi?

I personaggi che racconto sono veri come i quartieri in cui vivono, i lavori che svolgono, gli amori che li attraversano. In fase di scrittura, ovviamente, è stato necessario modificare i loro nomi e, in alcuni casi, inventare dei luoghi in cui farli agire perché non è certo possibile mandare in libreria una raccolta di racconti che svela i nomi dei protagonisti dello spaccio in un determinato quartiere o le tecniche di eliminazione dei corpi delle persone rapite nel corso della trascorsa stagione dei sequestri. Ma si tratta di accorgimenti che non inficiano la realtà della narrazione.

Come ti sei documentato, da inchieste giornalistiche o da tuoi personali sopraluoghi?

Il mio motto è “prima vivere, poi scrivere”. Quindi è stato così che mi sono documentato: vivendo.

Le donne o sono prostitute o personaggi passivi quasi sempre legati alla sessualità. Perché le descrivi in modo così negativo?

Si tratta di una sensazione che capisco ma che ha delle ragioni di ordine sociale. Intanto la stessa ambientazione del libro: la periferia romana, per certi versi, eredita un contesto all’interno del quale il maschile e il femminile rappresentano ancora universi differenti e non mondi completamente omogenei rispetto alle scelte e alle possibilità. Poi c’è un altro discorso: Roma noir è un lavoro fondamentalmente dedicato alla discriminazione economica. E la discriminazione economica, a livello materiale, non è nient’altro che il luogo in cui la discriminazione sessuale trova la sua origine e la sua possibilità di riprodursi e diffondersi. Direi che è per questo che, in alcuni racconti, le donne di Roma noir possono apparire così.

C’è una possibilità di riscatto per questi personaggi o le loro vite vanno bene così?

Si tratta di una domanda difficile. Per quanto mi riguarda non può esserci riscatto se non c’è amore, di conseguenza non me la sento proprio di condannare le vite dei personaggi di cui parlo: come si può auspicare un riscatto se si è al sicuro dentro una torre d’avorio fatta di disprezzo o, peggio, di spocchia intellettuale? Io amo le mie periferie, i luoghi in cui sono nato e cresciuto, fatti anche di degrado, di spazzatura non raccolta dal comune, di servizi erogati in misura infima rispetto a quanto viene predisposto per il centro eppure sempre in grado di alimentare al loro interno una voglia di vivere e di lottare che dà la misura di un’umanità ancora non omologata e capace di slanci di ribellione e generosità addirittura commoventi.

Raccontaci la tua Roma …

La mia Roma è un luogo in cui per arrivare in centro occorrono venti fermate di metropolitana o un ora e mezza di autobus. Nella mia Roma i servizi sociali non esistono e vengono sostituiti dalla solidarietà di vicinato. Qui, i mestieri a disposizione di chi vuole emergere, comprendono lo spaccio o la rapina a mano armata. La lingua che si parla è lontana dall’italiano insegnato a scuola, che infatti viene dimenticato in fretta, mentre i valori diffusi – il coraggio e l’amicizia su tutti – sono sottoposti al fuoco incrociato della televisione e degli hard-discount. All’interno della mia Roma si agita un fuoco di resistenza indomabile anche se, quando si tratta di prendere la penna e dare una rappresentazione della periferia, tutto ciò che i giornalisti, gli scrittori e gli intellettuali riescono a fare è parlare di violenza bestiale o sfornare l’ennesima macchietta di coatto in grado di far ridere senza mai spingere a pensare.

(Intervista di Ambretta Sampietro - Milanonera.com)

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martedì, 28 luglio 2009

Roma noir: controstoria violenta della capitale

Roma noirNon è un caso che all'inizio del suo libro Cristiano Armati ricorra alle parole di Francesco Rosi, utilizzate dal regista nel 1963 per "Le mani sulla città", per spiegare che la sua non è proprio una storia della capitale e della violenza che vi cresce ogni giorno di più, anche se a pensarlo non si sarebbe poi così lontani dal vero: "I personaggi e i fatti qui narrati sono immaginari, è autentica invece la realtà sociale che li produce".
"Roma noir", pubblicato come i precedenti lavori di Armati, "Cuori rossi", "Roma criminale" e "Italia criminale" dalla Newton Compton, rilegge infatti in forma narrativa piccole e grandi storie, violenze inaudite e rapide esplosioni di rabbia, fino a raccogliere 27 racconti brevi. Lo scrittore analizza con attenzione la cronaca e ne trae stimoli narrativi, ma sembra essere convinto che, in qualche modo, è la città stessa a raccontarsi per questa via. "Citando Rosi - ha spiegato del resto in un'intervista - volevo allacciarmi alla tradizione del realismo sociale italiano, in passato forte nel cinema come nella letteratura e attualmente non più così in auge con gravi ripercussioni sul mio immaginario".
"Roma noir" scivola così dagli omici efferati al razzismo che comincia a crescere in città fino agli ultrà protagonisti degli scontri dopo l'uccisione di Gabriele Sandri, protagonisti di "Teppismo ultima bandiera": "La città era nostra. Ma noi siamo diversi, il potere non ci interessa. Noi siamo i lupi che si nascondono tra le pecore: possono braccarci, catturarci, diffidarci o ucciderci... domenica dopo domenica torneremo comunque branco, lo facciamo sempre".

(da "Liberazione" del 26 luglio 2009)
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mercoledì, 08 luglio 2009

Non solo Trinità dei Monti: Roma (noir) spiegata ai (e dai) francesi

Primavera souvent se plaît - çà doit être la magie de l' inconscient - à sonner avec Dolce Vita.

C' est pourquoi,  aujourd' hui, à l' aube du week-end,  je vous propose une exploration de la ville éternelle,  au travers de deux objets qui, derechef, sont susceptibles d' emplir  de contentement les amateurs d' histoires romanesques et autres anecdotes historiques. Bien que ... dans une perspective, au premier abord, antinomique...

I segreti di Roma e Roma noir

> Corrado Augias, attaché aux quotidiens la Repubblica et l' Espresso,  avait publié,  il y a de cela deux ans,  dans l' hexagone, aux éditions du Rocher :
 ' Les secrets de Rome'.
Mine foisonnante d' infos sur les strates historiques mais non moins passionnantes de Rome ainsi que sur les lieux insolites dont regorge la capitale culturelle italienne.

Pourquoi en reparler dans ses lignes ... .
Tout simplement pour souligner, aux italianophones, la sortie transalpine -  pour l' instant en complément du journal La Repubblica - de quatre dvds, illustration brillante du roman d' Augias. Présentation soignée, navigation facile et visuels époustouflants contribueront à lever les voiles vers des horizons historiques révolus, à entamer une descente enthousiasmante dans les souterrains d' une des plus anciennes cités européennes  ....
A défaut de voyager, rien n' empêche d' être transporté !

> Second zoom dirigé  sur l' écrivain Cristiano Armati, connu des lecteurs italiens grâce à 'Cuori rossi'  . En outre, aussi, pour sa bibliographie axée sur les rapports entre l' histoire italienne et le thème de la violence.

Il nous revient en cette fin Mars 2009 avec une intéressante et personnelle analyse d' une Rome aux antipodes de l' image d' épinal romantique, intitulée ' Roma noir  ' [ éditions Newton Compton ] : immersion dans une Rome impitoyable - celle des traffics et autres délinquances, bien loin de la Trinité des Monts.


(Appolonia - Arte.tv)

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martedì, 07 luglio 2009

Roma noir: "dove i pischelli usano i coltelli, le pistole vengono fuori per gioco e l'umanità è triste e rassegnata"

Roma noirC'è una Roma filastrocca che si chiama Anagnina, è un circo felliniano, una fermata di metropolitana, una prostituta africana. C'è una Roma delle cronache che viene celata nei fatti raccontati sotto forma di informazione. Ti dicono che hanno ucciso una ragazza, che si chiama Vanessa Russo, con un'ombrellata in un occhio e tu ci credi e dici ma la gente è diventata proprio pazza. C'è una Roma dove le strade sono sporche come nei fumetti di Alan Ford, dove per andare a comprare un pezzo di carta vetrata ti ritrovi in un giardino pubblico con una tossica, un gruppo di pischelli sadici e un pappone che vorrebbe farsi la tossica e invece finisce col culo pieno di quella carta vetrata.
C'è poi la Roma violenta che non è quella degli anni '70 ma quella molto più post moderna ed 'evoluta', coi fasci e i rossi e gli ultras delle curve di roma e lazio che si ritrovano ad assaltare caserme perché i poliziotti 'bastardi' (ACAB) hanno ucciso un innocente che se ne stava per i fatti suoi in macchina in un autogrill, si chiamava Gabriele Sandri e tutti ne hanno parlato un po' e poi è scomparso pure dai notiziari. C'è una città dove alle prostitute nere non gliene frega nulla di parlare, loro in macchina vogliono solo scopare, in fretta, o fare un pompino, ancora più in fretta, siamo noi occidentali col senso di colpa e la sindrome dell'esercito della salvezza che pensiamo di salvarle chissà da cosa. C'è una Roma che sta un po' più in là, magari fuori Roma, tipo a Soratte, in campagna con le colline e i pascoli. Qui si raccontano le leggende dei bambini lupo, concepiti nel segreto dei pascoli, nelle grotte, forse perché una ragazza si sentiva troppo brutta per andare coi maschi, forse perché la natura di questi scherzi non si cura tanto, fatto sta che il bambino cresciuto è diventato mostro e alimentato una storia diventata leggenda.
C'è anche una Roma dei soliti piccoli furti che però non sono più per la sopravvivenza, la necessità, la sussistenza: è una Roma degli sfasci, dei pezzi di ricambio, delle furberie, del fumo rimediato, delle scarpe da ginnastica all'ultima moda; una Roma gratuitamente cattiva che non ha nulla per cui attaccare briga, quindi ben vengano i parcheggi non lasciati, l'impazienza stradale, qualche sguardo un po' così, una sigaretta non data o un marocchino, albanese, rumeno che sia che non sta al posto suo. C'è poi la Roma del sesso, delle bambine nude sulla via Salaria e del voyeurismo caciarone, o furtivo, del si fa ma non si dice se no c'è il Vaticano pronto con il suo occhio di Ra a lanciarmi anatemi catodici e sensi di colpa che mi fanno ammalare; e le mogli davanti alla Tv: ste' poverette de ste' ragazzine che manco l'itagliano parleno. Tutto questo, e anche di più, o forse di meno, è il bel libro di racconti di Cristiano Armati, Roma Noir. Uno spaccato, nel vero senso della parola, capitolino sulle nostre teste addormentate. Dove i pischelli usano i coltelli, le pistole vengono fuori per gioco e l'umanità che si riversa per le strade, che vive nell'isolamento degli appartamenti monolocali, che si incontra nel negozio sotto casa è triste, spersa, apatica e rassegnata; e sempre si lamenta che non ci stanno più le cose che ci stavano prima. E quelle che ci stanno adesso nessuno le vuole vedere.

(Adriano Angelini - Ilparadisodegliorchi.com)
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martedì, 14 aprile 2009

Purple Magazine: la new entry feticcio tra i visual magazine italiani

Purple Magazine n. 2“La rivista per chi scrive, disegna, illustra, impagina, cerca, legge e ama i libri”. L’house organ di Purple Press, piccola casa editrice romana specializzata nella pubblicazione di irriverenti graphic novel, si colloca su un crocevia immaginario tra un visual magazine, una rivista di informazione letteraria ed un periodico di design writing. Genere inedito, di cui, soprattutto in Italia, si sentiva la mancanza.

Fanno fede, in proposito, i contributi appena pubblicati nel secondo numero, che spaziano da un approfondimento sulla tipografia iraniana alle collane di fumetti della Picture Box, fino alle interviste a Steve Lazarides e Francesca Gavin, esponenti, a diverso titolo, della ricerca e della promozione della street art in Inghilterra. Ciliegina sulla torta, poi, uno strepitoso caso di serendipity letteraria: il ritrovamento fortuito delle confessioni di una anonima SM girl nella New York di Rudolph Giuliani.

Territori underground, questi, resi più nitidi ed intriganti anche grazie ad un’iconografia di ricerca, che fa di Purple Magazine un piccolo album da collezione per i feticisti della grafica e dell’illustrazione. Quanto ai credits, da segnalare la direzione editoriale di Dario Morgante, Cristiano Armati e Sabrina Ramacci, insieme all’art direction di Gabriela Ramirez.

(DesignerBlog.it)

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sabato, 04 aprile 2009

Cuori rossi: storie di assassini fatti passare per tragici incidenti o fatalità

Davide CesareDavide Cesare - «Dax» per gli amici e per il resto del mondo - ha ventisei anni, quando il 16 marzo 2003 viene assassinato sui Navigli a Milano. Lascia una donna, una figlia piccola, un lavoro faticoso consumato sulle strade. A ucciderlo due fratelli: Federico e Mattia Morbi di 28 e 17 anni. Nonostante Dax fosse un militante dell'Orso (Officina di Resistenza Sociale) e i due giovani Morbi fossero soliti scorrazzare per le strade con il loro rottweiler di nome «Rommel», un tributo all'omonimo generale nazista, la stampa e le istituzioni hanno sempre cercato di liquidare l'omicidio come «una rissa tra punk».

A questa storia - una delle tante, a cui è stata negata la matrice politica - Cristiano Armati è particolarmente legato. Così nel suo recente volume «Cuori rossi» (Newton Compton Editori, 504 pagine, 16.90 euro) per farci capire chi era Dax parte «dalle sue spalle larghe, dal suo fisico robusto e da un volto che ispira amicizia e simpatia, lasciando trasparire la sua passione…». Ma la vicenda di questo ragazzo milanese, che per vivere guida un camion e che per passione si batte per evitare gli sgombri o le privatizzazioni delle case popolari è solo una delle tante espressioni di violenza e di sopraffazione che si annida fra le viscere della nostra Italia.

Cuori rossiStorie di assassini fatti passare per «tragici incidenti o fatalità», rimozioni collettive, morti della non memoria. A tutte queste vittime Armati, nato a Roma nel 1974, dedica pagine e pagine di accurata ricostruzione storica, per «tentare di restituire le lacrime e il sangue a un'asettica lista di contadini, operai, studenti, sindacalisti e militanti che, dopo aver pagato con la vita il prezzo delle proprie idee, sono stati troppo spesso ridotti a un nome che affiora nei verbali degli addetti all'ordine pubblico». Spinto da un criterio di natura emozionale, l'autore parte dagli eccidi di contadini e operai nel dopoguerra come la strage di Portella della Ginestra, ripercorre i sanguinosi anni del '68, con i quei casi che hanno segnato profondamente la storia del nostro Paese, giunge ai giorni nostri, dove per essere picchiati o ammazzati basta veramente poco: partecipare a un concerto a Villa Ada, o presentarsi al mondo con un qualunque segno di apparente diversità (un abbigliamento trasandato, dei capelli lunghi…) rispetto a un modello codificato di feroce ed efferata «normalità».

(Giovanna Canzi - Il sole 24 ore.com)

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giovedì, 02 aprile 2009

I "bambini virus" nella Roma nera

Roma noirPiù che racconti, originalissimi minireportage in forma di noir che inaugurano la nuova collana curata dall'autore e dedicata alle città italiane. I fatti di cronaca sono riprodotti in una cornice "mitica". Storie maledette in cui si muovono pischelle, ultrà, papponi, uomini-lupo. Memorabili i "bambini virus", imbottiti di ecstasy e con il cranio rasato. Accattone di Pasolini al tempo dei centri commerciali! Belli i disegni di Mauro Balloni che ricordano Diabolik.

(Filippo La Porta - la Repubblica XL, aprile 2009)
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mercoledì, 01 aprile 2009

Roma noir: "I ragazzi di vita del nuovo millennio"

Roma noirPrima uscita della Newton Noir, Roma noir di Cristiano Armati precede i volumi su Napoli, Milano, Bologna che saranno curati dallo stesso Armati, qui anche autore. La tragica vicenda della povera Vanessa uccisa in metropolitana viene rivista in controluce, attraverso il fatto, infinitamente meno celebre, del manovale rumeno buttato giù da un ponteggio dal collega italiano. Quella non meno triste del tifoso Gabriele Sandri è raccontata dalla parte di un ultrà, il suo odio per i poliziotti e quello per i giornalisti. Ma non è un collage di backstage di casi celebri, Roma noir, anzi. La sua crudezza nervosa entra come una sonda nell'anonima periferia senza fine della capitale - una periferia che è anche una condizione dell'anima - seguendo le orme del pappone buono, dei ragazzi che cercano di bucare il vuoto leccando rospi allucinogeni, dei ragazzi di vita del nuovo millennio. Dei quartieri che quando ti ci ritrovi dentro ti chiedi "Ma davvero è sempre Roma questa qui?".

(Gianluca Veltri - Mucchio Selvaggio di Aprile 2009)
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lunedì, 23 marzo 2009

Roma noir: la normalità del male e il lato oscuro della periferia

Roma noirRACCONTARE chi non ha voce è arduo. Cercare, dietro le immagini rassicuranti, gli sfondi che nessuno ama vedere, mostrare una normalità del male che la cronaca nera relega nel diverso, nel distante, nel folle, in una parola nell'altro da sé. Un'operazione che può risultare ansiogena e dunque far pensare, intuire che, dietro alla carta patinata, c'è un'altra realtà. Un effetto non sempre bene accetto in tempi di leggerezza a tutti i costi. E' il bello di Roma noir, l'ultimo libro di Cristiano Armati, già stimato autore di Cuori rossi. Le prostitute bambine della via Salaria, le periferie dove "alle otto di sera chiudono tutto. Anche i bar". E la droga che ruba la vita, il sangue dei delitti e le rivolte dei ragazzi di borgata. I senza tetto e l'esistenza che si trascina buia, nelle baracche sotto i cavalcavia del raccordo anulare.
Racconti che si muovono tra fatti realmente accaduti e quelli possibili e che aiutano a conoscere l'altro volto della capitale, quello metropolitano comune a tante altre città. Lampi che s'insinuano nell'indifferenza diffusa che addormenta le coscienze, e che ne alzano il velo. Cristiano Armati, giornalista free lance, fa per mestiere l'editor. E' abituato alle trame e alla parola scritta. Ma il suo linguaggio è originale, crudo. E il suo stile, potente, impetuoso come le sue storie. E come il mondo sotterraneo e clandestino che riporta in superficie.


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Roma noir
racconta una città altra, nascosta?

"Roma noir parla del lato oscuro di Roma, è vero. Nelle sue pagine scorrono omicidi, stupri e rapine a mano armata. Più in generale, gli scenari ricorrenti riguardano le periferie cittadine, i casermoni popolari e tutti quei luoghi a cui i mezzi di informazione - dalla stampa quotidiana alle guide turistiche... - non sono abituati a dare spazio salvo, quando accade un fattaccio, sbattere i mostri in prima pagina, esprimendosi per luoghi comuni ma senza indagare nelle pieghe dell'emarginazione e del disagio. Scrivendo il libro avevo in mente una tradizione letteraria e cinematografica importante ma pressoché dimenticata: la tradizione del neorealismo; una prospettiva che non si è limitata a dare spazio a voci autentiche, prese dalla strada, ma che ha mostrato come le "vite maledette" crescano con la complicità dell'indifferenza e della disuguaglianza. Per questo motivo credo che esista una vera e propria "Roma nascosta": una vitalità tragica e disperata fino al punto da non trovare, nei salotti buoni della città, parole che possano descriverla o rappresentarla. Io ho cercato queste parole insieme a una lingua che potesse essere vicina all'esperienza delle borgate. Ad aiutarmi in questo percorso, i paesaggi di zone come Nuovo Salario o Primavalle, i luoghi dove sono nato e in cui vivo attualmente, insieme allo stupore che ho visto negli occhi di chi, lontano dai monumenti del centro, ci passa per caso. E puntualmente dice: 'Ma davvero è sempre Roma questa qui?'"

Cristiano ArmatiLe sue storie sono romane; potrebbero accadere altrove?
"Le brutte storie accadono dovunque, ci mancherebbe. Ma Roma ha dalla sua degli scenari particolari. Penso al Tevere, per esempio. Un fiume che nasconde anfratti di assoluto degrado e che, nei momenti più inaspettati, ha rovesciato sulle spiagge del litorale i poveri resti di reati innominabili. Penso anche alla forma particolare della criminalità capitolina: un sodalizio che ha ereditato l'indipendenza che fu dei bulli romani ma che ha cercato la complicità delle istituzioni e della "malapesante" quando un affare come quello della droga ha garantito introiti miliardari al mercato dell'illegalità. Accanto a tutto questo, il particolare melting pot di cui la città è stata teatro, amalgamando prima l'emigrazione proveniente dalle campagne del meridione italiano e oggi i flussi proveniente da tutte le periferie del mondo. Accanto a tutto questo, serpeggiano malesseri almeno apparentemente minori ma enormemente diffusi: la penuria di alloggi, il costo della vita, le ore necessarie a spostarsi - tra mille disagi - da un punto all'altro di una città enorme... elementi che concorrono a dare alle storie 'nere' romane una loro assoluta particolarità".

Quale futuro per le megalopoli?
"Abbiamo visto quello che è accaduto a Parigi: il disagio può essere ignorato, negato, represso... prima o poi esplode lo stesso però! Anche a Roma si sono vissuti episodi simili a quelli avvenuti oltralpe, basti pensare all'assalto alle caserme scatenatosi all'indomani della morte del tifoso laziale Gabriele Sandri, ucciso da una pallottola esplosa da un operatore di polizia. C'è anche questa storia tra i ventisette racconti che compongono Roma noir: una raccolta che, più che prevedere il futuro, prova almeno a interpretare la realtà".

(Silvana Mazzocchi - laRepubblica.it - 20 marzo 2009)
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giovedì, 19 marzo 2009

Roma noir: 27 racconti taglienti in cui non sarà difficile ritrovare spunti presi dalla cronaca reale

Roma noirUna Roma, più che noir, nera, come la cronaca che tratta le storie, i quartieri e i personaggi romanzati da Armati nell'omonimo volume che inaugura la nuova collana di Newton Compton "Noir" nata, per l'appunto, "nei bassifondi delle città italiane".
Periferie sporche di rifiuti urbani e umani, bagni nelle stazioni dei treni e giardinetti spelacchiati sono la cornice in cui si trascina un'umanità senza futuro, risucchiata nel ventre oscuro della capitale. Illustrati da secche vignette in bianco e nero, scorrono la leggenda di Anagnina, ragazza con i cinque continenti addosso; il tossicomane che va in overdose; la prostituta con cui non si può parlare, la storia fuori dal tempo del ragazzo-lupo e quella ironica del rospo che provoca i trip; 27 racconti taglienti in cui non sarà difficile ritrovare spunti presi dalla cronaca reale.

(Urban Magazine - marzo 2009)
postato da: armati alle ore 14:09 | link | commenti
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