I libri, i reading, le poesie e gli articoli di (e su) Cristiano Armati
Roma Noir (Newton Compton) è una raccolta di racconti noir ambientati a Roma, protagonisti personaggi marginali e emarginati confrontati con vite dure dove i protagonisti più che vivere sopravvivono. Personaggi minimali, le cui vicende dure e oscure nel caso migliore avranno forse due righe sui giornali, tra loro spiccano Anagnina, circense che quando è troppo cresciuta per fare la contorsionista potrà solo vendere il suo corpo, Cammillo, mostruoso ragazzo lupo evitato da tutti che solo dopo morto troverà qualcuno che prova pietà umana nei suoi confronti, Carlo, che prova a redimersi da un passato con l’aiuto dello zio, ma nemmeno la paternità riuscirà a tenere lontano dalla droga che gli sarà fatale, Pamela prostituta con gli occhi verdi e le treccine colorate, Johnny pappone buono che ama l’anziana madre e che offre anche personalmente i suoi servigi. Un linguaggio efficace, crudo che vi catturerà all’interno della periferia romana.
Qualche domanda a Cristiano Armati, giornalista free lance romano, autore di Roma Criminale, Italia Criminale e Cuori Rossi, tutti per Newton Compton.
Una Roma insolita, sconosciuta ai più che affiora nelle cronache dei quotidiani solo in occasione di fatti efferati. Perché hai scelto questa ambientazione?
Posso dire che, dal punto della location, Roma noir è un libro che ha scelto da solo la sua ambientazione. Io, anno dopo anno, mi sono limitato a vivere le storie che ho raccolto e quindi a trasformarle in racconti. A tenere insieme tutto il materiale, due fili conduttori: un’idea di noir molto più vicina a quella che ha animato i padri fondatori del genere (un nome su tutti: Guy de Maupassant) rispetto all’odierna tendenza al poliziesco (alle storie di guardie ho sempre preferito quelle di ladri); e uno sguardo che ha tratto la sua ispirazione dalla vita reale, quella che si vive sulla strada.
C’è qualche personaggio reale o sono stereotipi?
I personaggi che racconto sono veri come i quartieri in cui vivono, i lavori che svolgono, gli amori che li attraversano. In fase di scrittura, ovviamente, è stato necessario modificare i loro nomi e, in alcuni casi, inventare dei luoghi in cui farli agire perché non è certo possibile mandare in libreria una raccolta di racconti che svela i nomi dei protagonisti dello spaccio in un determinato quartiere o le tecniche di eliminazione dei corpi delle persone rapite nel corso della trascorsa stagione dei sequestri. Ma si tratta di accorgimenti che non inficiano la realtà della narrazione.
Come ti sei documentato, da inchieste giornalistiche o da tuoi personali sopraluoghi?
Il mio motto è “prima vivere, poi scrivere”. Quindi è stato così che mi sono documentato: vivendo.
Le donne o sono prostitute o personaggi passivi quasi sempre legati alla sessualità. Perché le descrivi in modo così negativo?
Si tratta di una sensazione che capisco ma che ha delle ragioni di ordine sociale. Intanto la stessa ambientazione del libro: la periferia romana, per certi versi, eredita un contesto all’interno del quale il maschile e il femminile rappresentano ancora universi differenti e non mondi completamente omogenei rispetto alle scelte e alle possibilità. Poi c’è un altro discorso: Roma noir è un lavoro fondamentalmente dedicato alla discriminazione economica. E la discriminazione economica, a livello materiale, non è nient’altro che il luogo in cui la discriminazione sessuale trova la sua origine e la sua possibilità di riprodursi e diffondersi. Direi che è per questo che, in alcuni racconti, le donne di Roma noir possono apparire così.
C’è una possibilità di riscatto per questi personaggi o le loro vite vanno bene così?
Si tratta di una domanda difficile. Per quanto mi riguarda non può esserci riscatto se non c’è amore, di conseguenza non me la sento proprio di condannare le vite dei personaggi di cui parlo: come si può auspicare un riscatto se si è al sicuro dentro una torre d’avorio fatta di disprezzo o, peggio, di spocchia intellettuale? Io amo le mie periferie, i luoghi in cui sono nato e cresciuto, fatti anche di degrado, di spazzatura non raccolta dal comune, di servizi erogati in misura infima rispetto a quanto viene predisposto per il centro eppure sempre in grado di alimentare al loro interno una voglia di vivere e di lottare che dà la misura di un’umanità ancora non omologata e capace di slanci di ribellione e generosità addirittura commoventi.
Raccontaci la tua Roma …
La mia Roma è un luogo in cui per arrivare in centro occorrono venti fermate di metropolitana o un ora e mezza di autobus. Nella mia Roma i servizi sociali non esistono e vengono sostituiti dalla solidarietà di vicinato. Qui, i mestieri a disposizione di chi vuole emergere, comprendono lo spaccio o la rapina a mano armata. La lingua che si parla è lontana dall’italiano insegnato a scuola, che infatti viene dimenticato in fretta, mentre i valori diffusi – il coraggio e l’amicizia su tutti – sono sottoposti al fuoco incrociato della televisione e degli hard-discount. All’interno della mia Roma si agita un fuoco di resistenza indomabile anche se, quando si tratta di prendere la penna e dare una rappresentazione della periferia, tutto ciò che i giornalisti, gli scrittori e gli intellettuali riescono a fare è parlare di violenza bestiale o sfornare l’ennesima macchietta di coatto in grado di far ridere senza mai spingere a pensare.
(Intervista di Ambretta Sampietro - Milanonera.com)
Non è un caso che all'inizio del suo libro Cristiano Armati ricorra alle parole di Francesco Rosi, utilizzate dal regista nel 1963 per "Le mani sulla città", per spiegare che la sua non è proprio una storia della capitale e della violenza che vi cresce ogni giorno di più, anche se a pensarlo non si sarebbe poi così lontani dal vero: "I personaggi e i fatti qui narrati sono immaginari, è autentica invece la realtà sociale che li produce".C' est pourquoi, aujourd' hui, à l' aube du week-end, je vous propose une exploration de la ville éternelle, au travers de deux objets qui, derechef, sont susceptibles d' emplir de contentement les amateurs d' histoires romanesques et autres anecdotes historiques. Bien que ... dans une perspective, au premier abord, antinomique...
> Corrado Augias, attaché aux quotidiens la Repubblica et l' Espresso, avait publié, il y a de cela deux ans, dans l' hexagone, aux éditions du Rocher :
' Les secrets de Rome'.
Mine foisonnante d' infos sur les strates historiques mais non moins passionnantes de Rome ainsi que sur les lieux insolites dont regorge la capitale culturelle italienne.
Pourquoi en reparler dans ses lignes ... .
Tout simplement pour souligner, aux italianophones, la sortie transalpine - pour l' instant en complément du journal La Repubblica - de quatre dvds, illustration brillante du roman d' Augias. Présentation soignée, navigation facile et visuels époustouflants contribueront à lever les voiles vers des horizons historiques révolus, à entamer une descente enthousiasmante dans les souterrains d' une des plus anciennes cités européennes ....
A défaut de voyager, rien n' empêche d' être transporté !
> Second zoom dirigé sur l' écrivain Cristiano Armati, connu des lecteurs italiens grâce à 'Cuori rossi' . En outre, aussi, pour sa bibliographie axée sur les rapports entre l' histoire italienne et le thème de la violence.
Il nous revient en cette fin Mars 2009 avec une intéressante et personnelle analyse d' une Rome aux antipodes de l' image d' épinal romantique, intitulée ' Roma noir ' [ éditions Newton Compton ] : immersion dans une Rome impitoyable - celle des traffics et autres délinquances, bien loin de la Trinité des Monts.
C'è una Roma filastrocca che si chiama Anagnina, è un circo felliniano, una fermata di metropolitana, una prostituta africana. C'è una Roma delle cronache che viene celata nei fatti raccontati sotto forma di informazione. Ti dicono che hanno ucciso una ragazza, che si chiama Vanessa Russo, con un'ombrellata in un occhio e tu ci credi e dici ma la gente è diventata proprio pazza. C'è una Roma dove le strade sono sporche come nei fumetti di Alan Ford, dove per andare a comprare un pezzo di carta vetrata ti ritrovi in un giardino pubblico con una tossica, un gruppo di pischelli sadici e un pappone che vorrebbe farsi la tossica e invece finisce col culo pieno di quella carta vetrata.
“La rivista per chi scrive, disegna, illustra, impagina, cerca, legge e ama i libri”. L’house organ di Purple Press, piccola casa editrice romana specializzata nella pubblicazione di irriverenti graphic novel, si colloca su un crocevia immaginario tra un visual magazine, una rivista di informazione letteraria ed un periodico di design writing. Genere inedito, di cui, soprattutto in Italia, si sentiva la mancanza.
Fanno fede, in proposito, i contributi appena pubblicati nel secondo numero, che spaziano da un approfondimento sulla tipografia iraniana alle collane di fumetti della Picture Box, fino alle interviste a Steve Lazarides e Francesca Gavin, esponenti, a diverso titolo, della ricerca e della promozione della street art in Inghilterra. Ciliegina sulla torta, poi, uno strepitoso caso di serendipity letteraria: il ritrovamento fortuito delle confessioni di una anonima SM girl nella New York di Rudolph Giuliani.
Territori underground, questi, resi più nitidi ed intriganti anche grazie ad un’iconografia di ricerca, che fa di Purple Magazine un piccolo album da collezione per i feticisti della grafica e dell’illustrazione. Quanto ai credits, da segnalare la direzione editoriale di Dario Morgante, Cristiano Armati e Sabrina Ramacci, insieme all’art direction di Gabriela Ramirez.
Davide Cesare - «Dax» per gli amici e per il resto del mondo - ha ventisei anni, quando il 16 marzo 2003 viene assassinato sui Navigli a Milano. Lascia una donna, una figlia piccola, un lavoro faticoso consumato sulle strade. A ucciderlo due fratelli: Federico e Mattia Morbi di 28 e 17 anni. Nonostante Dax fosse un militante dell'Orso (Officina di Resistenza Sociale) e i due giovani Morbi fossero soliti scorrazzare per le strade con il loro rottweiler di nome «Rommel», un tributo all'omonimo generale nazista, la stampa e le istituzioni hanno sempre cercato di liquidare l'omicidio come «una rissa tra punk».
Storie di assassini fatti passare per «tragici incidenti o fatalità», rimozioni collettive, morti della non memoria. A tutte queste vittime Armati, nato a Roma nel 1974, dedica pagine e pagine di accurata ricostruzione storica, per «tentare di restituire le lacrime e il sangue a un'asettica lista di contadini, operai, studenti, sindacalisti e militanti che, dopo aver pagato con la vita il prezzo delle proprie idee, sono stati troppo spesso ridotti a un nome che affiora nei verbali degli addetti all'ordine pubblico». Spinto da un criterio di natura emozionale, l'autore parte dagli eccidi di contadini e operai nel dopoguerra come la strage di Portella della Ginestra, ripercorre i sanguinosi anni del '68, con i quei casi che hanno segnato profondamente la storia del nostro Paese, giunge ai giorni nostri, dove per essere picchiati o ammazzati basta veramente poco: partecipare a un concerto a Villa Ada, o presentarsi al mondo con un qualunque segno di apparente diversità (un abbigliamento trasandato, dei capelli lunghi…) rispetto a un modello codificato di feroce ed efferata «normalità».
Più che racconti, originalissimi minireportage in forma di noir che inaugurano la nuova collana curata dall'autore e dedicata alle città italiane. I fatti di cronaca sono riprodotti in una cornice "mitica". Storie maledette in cui si muovono pischelle, ultrà, papponi, uomini-lupo. Memorabili i "bambini virus", imbottiti di ecstasy e con il cranio rasato. Accattone di Pasolini al tempo dei centri commerciali! Belli i disegni di Mauro Balloni che ricordano Diabolik.
Prima uscita della Newton Noir, Roma noir di Cristiano Armati precede i volumi su Napoli, Milano, Bologna che saranno curati dallo stesso Armati, qui anche autore. La tragica vicenda della povera Vanessa uccisa in metropolitana viene rivista in controluce, attraverso il fatto, infinitamente meno celebre, del manovale rumeno buttato giù da un ponteggio dal collega italiano. Quella non meno triste del tifoso Gabriele Sandri è raccontata dalla parte di un ultrà, il suo odio per i poliziotti e quello per i giornalisti. Ma non è un collage di backstage di casi celebri, Roma noir, anzi. La sua crudezza nervosa entra come una sonda nell'anonima periferia senza fine della capitale - una periferia che è anche una condizione dell'anima - seguendo le orme del pappone buono, dei ragazzi che cercano di bucare il vuoto leccando rospi allucinogeni, dei ragazzi di vita del nuovo millennio. Dei quartieri che quando ti ci ritrovi dentro ti chiedi "Ma davvero è sempre Roma questa qui?".
RACCONTARE chi non ha voce è arduo. Cercare, dietro le immagini rassicuranti, gli sfondi che nessuno ama vedere, mostrare una normalità del male che la cronaca nera relega nel diverso, nel distante, nel folle, in una parola nell'altro da sé. Un'operazione che può risultare ansiogena e dunque far pensare, intuire che, dietro alla carta patinata, c'è un'altra realtà. Un effetto non sempre bene accetto in tempi di leggerezza a tutti i costi. E' il bello di Roma noir, l'ultimo libro di Cristiano Armati, già stimato autore di Cuori rossi. Le prostitute bambine della via Salaria, le periferie dove "alle otto di sera chiudono tutto. Anche i bar". E la droga che ruba la vita, il sangue dei delitti e le rivolte dei ragazzi di borgata. I senza tetto e l'esistenza che si trascina buia, nelle baracche sotto i cavalcavia del raccordo anulare.
Le sue storie sono romane; potrebbero accadere altrove?
Una Roma, più che noir, nera, come la cronaca che tratta le storie, i quartieri e i personaggi romanzati da Armati nell'omonimo volume che inaugura la nuova collana di Newton Compton "Noir" nata, per l'appunto, "nei bassifondi delle città italiane".