giovedì, 26 novembre 2009

Festival delle letterature dell'Abruzzo: Armati a Pescara

DOMENICA 29 SETTEMBRE - ore 19 e 30

Museo Vittoria Colonna - Pescara

Cristiano Armati presenta ROMA NOIR


Festival delle letterature dell
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categorie: reading presentazioni e festival, roma noir
mercoledì, 26 agosto 2009

Approdo alla lettura: Armati a Ostia (Roma)

VENERDì 28 AGOSTO - ORE 21

Pontile di piazza dei Ravennati - Ostia (Roma)

Nell'ambito della manifestazione
APPRODO ALLA LETTURA

Cristiano Armati presenta

ROMA NOIR


Modera Paolo Perelli

Approdo alla Lettura
postato da: armati alle ore 09:15 | link | commenti
categorie: reading presentazioni e festival, roma noir
martedì, 11 agosto 2009

La "Roma noir" di Cristiano Armati

Roma noirRoma Noir (Newton Compton) è una raccolta di racconti noir ambientati a Roma, protagonisti personaggi marginali e emarginati confrontati con vite dure dove i protagonisti più che vivere sopravvivono. Personaggi minimali, le cui vicende dure e oscure nel caso migliore avranno forse due righe sui giornali, tra loro spiccano Anagnina, circense che quando è troppo cresciuta per fare la contorsionista potrà solo vendere il suo corpo, Cammillo, mostruoso ragazzo lupo evitato da tutti che solo dopo morto troverà qualcuno che prova pietà umana nei suoi confronti, Carlo, che prova a redimersi da un passato con l’aiuto dello zio, ma nemmeno la paternità riuscirà a tenere lontano dalla droga che gli sarà fatale, Pamela prostituta con gli occhi verdi e le treccine colorate, Johnny pappone buono che ama l’anziana madre e che offre anche personalmente i suoi servigi. Un linguaggio efficace, crudo che vi catturerà all’interno della periferia romana.

Qualche domanda a Cristiano Armati, giornalista free lance romano, autore di Roma Criminale, Italia Criminale e Cuori Rossi, tutti per Newton Compton. 
 
Una Roma insolita, sconosciuta ai più che affiora nelle cronache dei quotidiani solo in occasione di fatti efferati. Perché hai scelto questa ambientazione?

Posso dire che, dal punto della location, Roma noir è un libro che ha scelto da solo la sua ambientazione. Io, anno dopo anno, mi sono limitato a vivere le storie che ho raccolto e quindi a trasformarle in racconti. A tenere insieme tutto il materiale, due fili conduttori: un’idea di noir molto più vicina a quella che ha animato i padri fondatori del genere (un nome su tutti: Guy de Maupassant) rispetto all’odierna tendenza al poliziesco (alle storie di guardie ho sempre preferito quelle di ladri); e uno sguardo che ha tratto la sua ispirazione dalla vita reale, quella che si vive sulla strada.

C’è qualche personaggio reale o sono stereotipi?

I personaggi che racconto sono veri come i quartieri in cui vivono, i lavori che svolgono, gli amori che li attraversano. In fase di scrittura, ovviamente, è stato necessario modificare i loro nomi e, in alcuni casi, inventare dei luoghi in cui farli agire perché non è certo possibile mandare in libreria una raccolta di racconti che svela i nomi dei protagonisti dello spaccio in un determinato quartiere o le tecniche di eliminazione dei corpi delle persone rapite nel corso della trascorsa stagione dei sequestri. Ma si tratta di accorgimenti che non inficiano la realtà della narrazione.

Come ti sei documentato, da inchieste giornalistiche o da tuoi personali sopraluoghi?

Il mio motto è “prima vivere, poi scrivere”. Quindi è stato così che mi sono documentato: vivendo.

Le donne o sono prostitute o personaggi passivi quasi sempre legati alla sessualità. Perché le descrivi in modo così negativo?

Si tratta di una sensazione che capisco ma che ha delle ragioni di ordine sociale. Intanto la stessa ambientazione del libro: la periferia romana, per certi versi, eredita un contesto all’interno del quale il maschile e il femminile rappresentano ancora universi differenti e non mondi completamente omogenei rispetto alle scelte e alle possibilità. Poi c’è un altro discorso: Roma noir è un lavoro fondamentalmente dedicato alla discriminazione economica. E la discriminazione economica, a livello materiale, non è nient’altro che il luogo in cui la discriminazione sessuale trova la sua origine e la sua possibilità di riprodursi e diffondersi. Direi che è per questo che, in alcuni racconti, le donne di Roma noir possono apparire così.

C’è una possibilità di riscatto per questi personaggi o le loro vite vanno bene così?

Si tratta di una domanda difficile. Per quanto mi riguarda non può esserci riscatto se non c’è amore, di conseguenza non me la sento proprio di condannare le vite dei personaggi di cui parlo: come si può auspicare un riscatto se si è al sicuro dentro una torre d’avorio fatta di disprezzo o, peggio, di spocchia intellettuale? Io amo le mie periferie, i luoghi in cui sono nato e cresciuto, fatti anche di degrado, di spazzatura non raccolta dal comune, di servizi erogati in misura infima rispetto a quanto viene predisposto per il centro eppure sempre in grado di alimentare al loro interno una voglia di vivere e di lottare che dà la misura di un’umanità ancora non omologata e capace di slanci di ribellione e generosità addirittura commoventi.

Raccontaci la tua Roma …

La mia Roma è un luogo in cui per arrivare in centro occorrono venti fermate di metropolitana o un ora e mezza di autobus. Nella mia Roma i servizi sociali non esistono e vengono sostituiti dalla solidarietà di vicinato. Qui, i mestieri a disposizione di chi vuole emergere, comprendono lo spaccio o la rapina a mano armata. La lingua che si parla è lontana dall’italiano insegnato a scuola, che infatti viene dimenticato in fretta, mentre i valori diffusi – il coraggio e l’amicizia su tutti – sono sottoposti al fuoco incrociato della televisione e degli hard-discount. All’interno della mia Roma si agita un fuoco di resistenza indomabile anche se, quando si tratta di prendere la penna e dare una rappresentazione della periferia, tutto ciò che i giornalisti, gli scrittori e gli intellettuali riescono a fare è parlare di violenza bestiale o sfornare l’ennesima macchietta di coatto in grado di far ridere senza mai spingere a pensare.

(Intervista di Ambretta Sampietro - Milanonera.com)

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categorie: recensioni, interviste, rassegna stampa, roma noir
martedì, 28 luglio 2009

Roma noir: controstoria violenta della capitale

Roma noirNon è un caso che all'inizio del suo libro Cristiano Armati ricorra alle parole di Francesco Rosi, utilizzate dal regista nel 1963 per "Le mani sulla città", per spiegare che la sua non è proprio una storia della capitale e della violenza che vi cresce ogni giorno di più, anche se a pensarlo non si sarebbe poi così lontani dal vero: "I personaggi e i fatti qui narrati sono immaginari, è autentica invece la realtà sociale che li produce".
"Roma noir", pubblicato come i precedenti lavori di Armati, "Cuori rossi", "Roma criminale" e "Italia criminale" dalla Newton Compton, rilegge infatti in forma narrativa piccole e grandi storie, violenze inaudite e rapide esplosioni di rabbia, fino a raccogliere 27 racconti brevi. Lo scrittore analizza con attenzione la cronaca e ne trae stimoli narrativi, ma sembra essere convinto che, in qualche modo, è la città stessa a raccontarsi per questa via. "Citando Rosi - ha spiegato del resto in un'intervista - volevo allacciarmi alla tradizione del realismo sociale italiano, in passato forte nel cinema come nella letteratura e attualmente non più così in auge con gravi ripercussioni sul mio immaginario".
"Roma noir" scivola così dagli omici efferati al razzismo che comincia a crescere in città fino agli ultrà protagonisti degli scontri dopo l'uccisione di Gabriele Sandri, protagonisti di "Teppismo ultima bandiera": "La città era nostra. Ma noi siamo diversi, il potere non ci interessa. Noi siamo i lupi che si nascondono tra le pecore: possono braccarci, catturarci, diffidarci o ucciderci... domenica dopo domenica torneremo comunque branco, lo facciamo sempre".

(da "Liberazione" del 26 luglio 2009)
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categorie: recensioni, roma noir
giovedì, 16 luglio 2009

Teppismo ultima bandiera

ROMA - Un assalto in piena regola, un blitz di centinaia tifosi contro una caserma della polizia in via Guido Reni a Roma, la caserma delle volanti nella zona del Flaminio. Un altro assalto al commissariato di polizia di Porta del Popolo, messo sotto assedio da decine di teppisti con spranghe, tondini di ferro e sanpietrini. Un altro contro i poliziotti barricati nello stadio Olimpico e nella sede del Coni. E poi, come in una marcia forzata dall'Olimpico verso Ponte Milvio e Tor di Quinto, un intero quartiere ostaggio della violenza. E' il caos. E' il prepartita e il dopo partita della partita che non ci sarà ("Roma, scoppia la guerriglia ultrà. Da la Repubblica dell'11 novembre 2007).

 


poliziassassina

Non mi ricordo più come sono diventato ultrà. A me, allo stadio, non mi ci ha mai portato mio padre: non è per onorare la sua memoria che seguo il calcio.

Il calcio, per me, non è nemmeno tanto un fatto di cori o di bandiere e, se penso al campo da gioco, di colori e di profumi è l’ultima cosa di cui parlo.

Ho una fede, certo. E questa è salda. Credo in dei principi ben precisi ma non ho voglia di dire esattamente quali. Perché ci sono cose di cui si può parlare ed altre per cui le parole non servono a nulla: per capirle occorre esserci. Ma, sopratutto, occorre fare.

È a questo ultimo genere di cose che io appartengo. Domenica dopo domenica le ritrovo negli occhi del compagno che ho accanto ma anche nello sguardo del nemico che ho davanti. Una scintilla che illumina il buio del calcio moderno con gli echi di un principio inderogabile: «preferisco essere sconfitto nudo addosso a un muro che festeggiare la vittoria protetto da uno scudo».

È questo il terreno sul quale io gioco la mia partita. Ed è sempre da questo terreno che io, domenica dopo domenica, torno a casa vincitore.

Su questo terreno gli arbitri non si possono corrompere, i vestiti che hai addosso non hanno nessuna importanza e nemmeno i soldi significano niente. Il coraggio, al contrario, qui non ha prezzo. E la lealtà è la merce più ricercata.

Su questo terreno nessuno è tenuto ad abbassare la testa e non esiste né sì né sissignore; basta un cenno di intesa per rinnovare un accordo mai scritto: «non un passo indietro»; sono questi i termini del patto.

Grazie alla fede, domenica dopo domenica, prima e dopo la partita, diventa possibile sostenere uno scontro impari. Da una parte la legge, con le armi, i cani, le macchine blindate, i lacrimogeni e i manganelli. Dall’altra il cuore: forte anche quando non ha niente.

Non mi vergogno di dirlo perché è vero. Chi indossa una divisa non lo accetto e neppure lo rispetto. Troppe volte ho visto gli uomini della legge caricare i miei fratelli a tradimento. Troppe volte li ho visti, in dieci contro uno, tirare calci fino a spaccare le facce, rompere le costole, spezzare i denti.

La mia lotta, in fondo, è simile a quella delle minoranze oppresse o a quella dei partigiani che combattono nelle zone occupate dagli eserciti: «10, 100, 1000 nassiriya» ero io che lo cantavo. E non avevo certo paura di diventare l’unico a essere considerato delinquente.

Domenica dopo domenica, insieme ai miei fratelli, ho combattuto per l’Iraq, per l’Irlanda del Nord, per il Kurdistan, per il Libano, per la Serbia, per il Delta del Niger e per la Palestina. E nessuno di noi, nel corso della lotta, ha mai preso in considerazione l’opportunità di potersi arrendere.

D’altronde è normale. La principale differenza tra noi e chi indossa una divisa è solo questa: loro agiscono nel nome di un posto fisso e dei soldi; noi lo facciamo per continuare a guardarci in faccia senza vergognarci.

Chi indossa una divisa lo capisce e ci teme. Sa che per partire non abbiamo bisogno di ricevere istruzioni: conosciamo perfettamente la città e i piani che seguiamo non vengono dall’alto ma sono già nella nostra testa. Come avremmo fatto, altrimenti, a ritrovarci tutti nello stesso posto – allo stadio Olimpico – tre ore prima della partita Roma-Cagliari, prevista per le ore venti e trenta?

La notizia, data nella mattinata, parlava di uno scontro tra tifosi dalle parti di Arezzo. Raccontava di una macchina di laziali che incrocia un gruppo di juventini e di un ragazzo ucciso da un colpo di pistola. Cercavano di confondere le acque e di farci credere che i tifosi si fossero uccisi tra di loro… in realtà, quello che era successo, ci era subito chiaro: a sparare e ad uccidere era stato un agente.

C’è solo una categoria di persone che rispetto ancora meno di chi porta una divisa. Ed è la categoria di chi, per professione, mente. Li chiamano giornalisti ma per noi sono tutti pennivendoli. E come correvano! Correvano gettando sull’asfalto le loro telecamere maledette e le loro macchine fotografiche bugiarde. Correvano malgrado le pance cascanti, piene di notizie false e brutti sentimenti. Pensavano di accanirsi su di noi anche in una giornata come questa: di rinchiuderci come le scimmie nelle gabbie dei loro giornaletti, di chiamarci beceri e violenti, di infamarci e insultarci a loro piacimento. In una giornata come questa no, non glielo abbiamo concesso: abbiamo corso più forte di loro, li abbiamo raggiunti e a più di qualcuno abbiamo rotto la macchina fotografica e la telecamera insieme alla testa.

Un nostro fratello era stato ucciso dalla polizia e la nostra rabbia, radunati fuori dai cancelli dello stadio, stava crescendo come il mare in tempesta. Quando a Catania, poco tempo prima, era morto uno di loro, un ispettore, il calcio era stato fermato completamente. Mentre adesso che a uccidere un tifoso era stato un poliziotto che fine avevano fatto i discorsi sul rispetto della vita umana?

Chi comanda non ha ritenuto opportuno sospendere le partite in programma perché per loro i tifosi non sono nient’altro che merce.

Si sbagliano. E lo abbiamo scritto sugli striscioni: «la nostra coscienza non si lava con dieci minuti di ritardo».

Alla pattuglia dei carabinieri fermi a Ponte Milvio glielo abbiamo fatto capire bene. Abbiamo gridato «assassini! assassini!» e li abbiamo fatti fuggire con un fitto lancio di pietre.

In queste circostanze non conviene muoversi tutti insieme. Il grosso del gruppo è restato compatto a presidiare la zona dello stadio mentre, a turno, drappelli più piccoli sono scattati per la caccia al poliziotto. Sul Lungotevere abbiamo usato delle transenne di ferro per bloccare il traffico e, per armarci, abbiamo sradicato dall’asfalto i segnali stradali. In pochi minuti abbiamo distrutto vetrine e rovesciato cassonetti. È servito per guadagnare tempo, seminare il panico e spingerci verso l’interno: «non ne possiamo più delle divise blu – no al governo – no alla pay tv».

In via Flaminia vecchia abbiamo preso a sassate una stazione dei carabinieri e dato fuoco alle vetture parcheggiate all’esterno. «non c’è niente di più bello di una caserma che brucia»: basta una bottiglia piena di benzina per scatenare l’inferno.

In via Guido Reni, all’Accademia di polizia, abbiamo distrutto l’insegna e infranto i vetri antiproiettile e, bruciando ciò che potevamo, abbiamo urlato: «merde! merde!».

Veloci come il vento ci siamo dileguati. E abbiamo portato via lo stendardo del corpo: dato alle fiamme insieme a un’altra macchina della polizia, in piazza dei Giochi Delfici.

La città era nostra. Ma noi siamo diversi, il potere non ci interessa. Noi siamo i lupi che si nascondo tra le pecore: possono braccarci, catturarci, diffidarci o ucciderci… domenica dopo domenica torneremo comunque branco, lo facciamo sempre. Gente come noi, oggi, ha colpito a Roma ma lo ha fatto anche a Milano, a Taranto, a Bergamo… ovunque con la stessa gioia di riscoprirsi ultrà: padroni di niente – chiaro – ma servi di nessuno. Liberi, seppur in fuga, tra i tornanti della panoramica che si arrampica su Monte Mario. Arditi quanto basta per accostare la macchina e, con la vernice azzurra della bomboletta, sfidare chi non crede in niente con uno slogan destinato a durare: «teppismo ultima bandiera».

 

(Cristiano Armati - tratto da Roma noir, Newton Compton)

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categorie: strane storie, roma noir
mercoledì, 08 luglio 2009

Non solo Trinità dei Monti: Roma (noir) spiegata ai (e dai) francesi

Primavera souvent se plaît - çà doit être la magie de l' inconscient - à sonner avec Dolce Vita.

C' est pourquoi,  aujourd' hui, à l' aube du week-end,  je vous propose une exploration de la ville éternelle,  au travers de deux objets qui, derechef, sont susceptibles d' emplir  de contentement les amateurs d' histoires romanesques et autres anecdotes historiques. Bien que ... dans une perspective, au premier abord, antinomique...

I segreti di Roma e Roma noir

> Corrado Augias, attaché aux quotidiens la Repubblica et l' Espresso,  avait publié,  il y a de cela deux ans,  dans l' hexagone, aux éditions du Rocher :
 ' Les secrets de Rome'.
Mine foisonnante d' infos sur les strates historiques mais non moins passionnantes de Rome ainsi que sur les lieux insolites dont regorge la capitale culturelle italienne.

Pourquoi en reparler dans ses lignes ... .
Tout simplement pour souligner, aux italianophones, la sortie transalpine -  pour l' instant en complément du journal La Repubblica - de quatre dvds, illustration brillante du roman d' Augias. Présentation soignée, navigation facile et visuels époustouflants contribueront à lever les voiles vers des horizons historiques révolus, à entamer une descente enthousiasmante dans les souterrains d' une des plus anciennes cités européennes  ....
A défaut de voyager, rien n' empêche d' être transporté !

> Second zoom dirigé  sur l' écrivain Cristiano Armati, connu des lecteurs italiens grâce à 'Cuori rossi'  . En outre, aussi, pour sa bibliographie axée sur les rapports entre l' histoire italienne et le thème de la violence.

Il nous revient en cette fin Mars 2009 avec une intéressante et personnelle analyse d' une Rome aux antipodes de l' image d' épinal romantique, intitulée ' Roma noir  ' [ éditions Newton Compton ] : immersion dans une Rome impitoyable - celle des traffics et autres délinquances, bien loin de la Trinité des Monts.


(Appolonia - Arte.tv)

postato da: armati alle ore 12:08 | link | commenti
categorie: recensioni, rassegna stampa, roma noir
martedì, 07 luglio 2009

Roma noir: "dove i pischelli usano i coltelli, le pistole vengono fuori per gioco e l'umanità è triste e rassegnata"

Roma noirC'è una Roma filastrocca che si chiama Anagnina, è un circo felliniano, una fermata di metropolitana, una prostituta africana. C'è una Roma delle cronache che viene celata nei fatti raccontati sotto forma di informazione. Ti dicono che hanno ucciso una ragazza, che si chiama Vanessa Russo, con un'ombrellata in un occhio e tu ci credi e dici ma la gente è diventata proprio pazza. C'è una Roma dove le strade sono sporche come nei fumetti di Alan Ford, dove per andare a comprare un pezzo di carta vetrata ti ritrovi in un giardino pubblico con una tossica, un gruppo di pischelli sadici e un pappone che vorrebbe farsi la tossica e invece finisce col culo pieno di quella carta vetrata.
C'è poi la Roma violenta che non è quella degli anni '70 ma quella molto più post moderna ed 'evoluta', coi fasci e i rossi e gli ultras delle curve di roma e lazio che si ritrovano ad assaltare caserme perché i poliziotti 'bastardi' (ACAB) hanno ucciso un innocente che se ne stava per i fatti suoi in macchina in un autogrill, si chiamava Gabriele Sandri e tutti ne hanno parlato un po' e poi è scomparso pure dai notiziari. C'è una città dove alle prostitute nere non gliene frega nulla di parlare, loro in macchina vogliono solo scopare, in fretta, o fare un pompino, ancora più in fretta, siamo noi occidentali col senso di colpa e la sindrome dell'esercito della salvezza che pensiamo di salvarle chissà da cosa. C'è una Roma che sta un po' più in là, magari fuori Roma, tipo a Soratte, in campagna con le colline e i pascoli. Qui si raccontano le leggende dei bambini lupo, concepiti nel segreto dei pascoli, nelle grotte, forse perché una ragazza si sentiva troppo brutta per andare coi maschi, forse perché la natura di questi scherzi non si cura tanto, fatto sta che il bambino cresciuto è diventato mostro e alimentato una storia diventata leggenda.
C'è anche una Roma dei soliti piccoli furti che però non sono più per la sopravvivenza, la necessità, la sussistenza: è una Roma degli sfasci, dei pezzi di ricambio, delle furberie, del fumo rimediato, delle scarpe da ginnastica all'ultima moda; una Roma gratuitamente cattiva che non ha nulla per cui attaccare briga, quindi ben vengano i parcheggi non lasciati, l'impazienza stradale, qualche sguardo un po' così, una sigaretta non data o un marocchino, albanese, rumeno che sia che non sta al posto suo. C'è poi la Roma del sesso, delle bambine nude sulla via Salaria e del voyeurismo caciarone, o furtivo, del si fa ma non si dice se no c'è il Vaticano pronto con il suo occhio di Ra a lanciarmi anatemi catodici e sensi di colpa che mi fanno ammalare; e le mogli davanti alla Tv: ste' poverette de ste' ragazzine che manco l'itagliano parleno. Tutto questo, e anche di più, o forse di meno, è il bel libro di racconti di Cristiano Armati, Roma Noir. Uno spaccato, nel vero senso della parola, capitolino sulle nostre teste addormentate. Dove i pischelli usano i coltelli, le pistole vengono fuori per gioco e l'umanità che si riversa per le strade, che vive nell'isolamento degli appartamenti monolocali, che si incontra nel negozio sotto casa è triste, spersa, apatica e rassegnata; e sempre si lamenta che non ci stanno più le cose che ci stavano prima. E quelle che ci stanno adesso nessuno le vuole vedere.

(Adriano Angelini - Ilparadisodegliorchi.com)
postato da: armati alle ore 10:42 | link | commenti (2)
categorie: recensioni, roma noir
venerdì, 26 giugno 2009

RomaSiLibra: Armati a Piazza del Popolo

MERCOLEDì 1 LUGLIO - Ore 21
Spazio incontri A - Piazza del Popolo

Nell'ambito della manifestazione ROMASILIBRA
Festa dell'editoria romana

RomaSiLibra
Cristiano Armati presenta

ROMA NOIR
Racconti dal ventre oscuro della Capitale
postato da: armati alle ore 11:31 | link | commenti
categorie: reading presentazioni e festival, roma noir

Trastevere Noir: Armati al Museo di Roma

DOMENICA 28 GIUGNO - ore 21
Museo di Roma in Trastevere (Piazza S. Egidio 1b)

Nell'ambito del TRASTEVERE NOIR FESTIVAL
e della rassegna "Gli scrittori del nero raccontano"

Cristiano Armati e Massimo Lugli incontrano i lettori per affrontare il tema "Roma, la città degli inferi: visioni dal ventre oscuro della Capitale". Ingresso gratuito.

Trastevere Noir