I libri, i reading, le poesie e gli articoli di (e su) Cristiano Armati
1 Da qualche giorno è uscito in tutte le librerie “Cuori Rossi”, un saggio molto duro e potente che descrive “la storia, le lotte e i sogni di chi ha pagato con la vita il prezzo delle proprie idee”. Dagli eccidi di contadini e operai nel dopoguerra all’esecuzione di Valerio Verbano e Peppino Impastato, dai caduti del ‘77 alla morte di Carlo Giuliani fino a Nicola Tomassoli, pestato a morte a Verona pochi mesi fa per una sigaretta. Come è nata l’idea di raccogliere informazioni, studiare i fatti e scrivere questo libro?Le “informazioni” non sono un materiale inerte che giace in qualche archivio nell’attesa di essere recuperato. Al contrario, le “informazioni” ci circondano nei modi più strani. Sono nei discorsi delle persone che prendono l’autobus, nelle scritte che ricoprono i muri delle città, nei cori che si cantano allo stadio, negli striscioni che sfilano nelle manifestazioni, nei ricordi di chiunque ha vissuto. “Cuori rossi” è nato proprio così: la realtà è sempre stata la mia principale fonte di ispirazione e, anche questa volta, è stato tutto ciò che mi ha suggerito di recuperare le vite spezzate di tanti militanti della sinistra italiana, non certo per pontificare sulla politica o sull’ideologia, ma per raccontare delle storie.
2 Ad oggi a tuo giudizio quale consideri l’immagine-prototipo della violenza?
È una domanda difficile. Ma se sfoglio le 96 pagine di fotografie inserite all’interno di “Cuori rossi”, tra le tante immagini di violenza becera e cruda (corpi dilaniati dalle bombe, persone uccise mentre si trovavano con le mani alzate, manifestanti schiacciati dalle camionette della Celere) resto colpito soprattutto da due foto in modo particolare. Nella prima, scattata a Reggio Emilia nel luglio del 1960, si vede un poliziotti che, per sparare contro i manifestanti, si inginocchia e prende la mira. Nella seconda, scattata a Roma nel 1966, si vede un nugolo di neofascisti gettarsi contro lo studente socialista Paolo Rossi, indifeso e solo. Direi che sono queste due le immagini che meglio rappresentano lo spirito di “Cuori rossi”: una per quanto riguarda la violenza fascista e l’altra per quanto riguarda la violenza della polizia.
3 Qual è il messaggio che speri arrivi ai lettori?
Non credo di aver ancora raggiunto l’età a partire dalla quale, sulla base della propria esperienza, si può pensare di lanciare “messaggi”. Mi limito a sperare che le “mie” storie trasmettano a chi le legge indignazione, rabbia, gioia, speranza, irritazione, rimpianto… emozioni, insomma. Possibilmente forti e, in ogni caso, nemiche dell’indifferenza.
4 Quanto di te è cambiato e quale senso si evoluto nella scrittura partendo dal Cristiano Armati di “Rospi acidi e baci con la lingua” passando per “Italia Criminale” e arrivando fino a “Cuori rossi”?
Il Cristiano Armati che aveva cominciato a scrivere “Rospi acidi e baci con la lingua” aveva venticinque anni… ma se devo essere sincero non mi sento troppo diverso oggi rispetto a dieci anni fa! Oggi come allora affronto la vita giorno per giorno. Ho difficoltà a fare progetti a lungo termine. Di fronte a una scelta mi comporto in modo istintivo e, alla sicurezza, preferisco comunque la probabilità. Se vedo una cosa bella mi emoziono, se vedo (o mi succede) una cosa brutta piango. Cerco di esprimermi in modo diretto, limitando al minimo i tentativi di mediare tra ciò che sento e i codici culturali con cui dovremmo addomesticare le sensazioni. Ecco, questa immediatezza emozionale è, o spero che sia, ciò a cui ho dato più importanza all’interno della mia scrittura e credo che i miei lavori possano testimoniarlo.
5 Che rapporto hai con la scrittura? Quando e come hai iniziato a scrivere?
Ho iniziato a scrivere in prima elementare… un libro di scienze dedicato alle formiche e alla vita del formicaio!!! Poi mi sono cimentato con la mitologia greca e, entro la quinta, ho “sfornato” un libretto dedicato alle divinità dell’Olimpo e le loro storie. A un certo punto ho scoperto la poesia e ho scritto anche io i miei primi versi mentre, per quanto riguarda la narrativa, il mio primo tentativo di romanzo (avevo tredici anni) riguardava la storia di vita di un mio zio alla lontana… insomma, la scrittura mi ha sempre affascinato. Avevo amici che frequentavano corsi di chitarra o pianoforte e suonavano questi strumenti. Io imparai le lettere e provai subito a… suonare le parole!
Come sei riuscito a farlo diventare un lavoro, aggiungo io invidiabile?
Ho iniziato a collaborare con un giornale quando avevo diciotto anni e, da allora, non ho mai scritto un articolo senza percepire un compenso, fosse pure minimo. Il mio primo libro venne pubblicato nel 1999 e, l’anno dopo l’editore mi riconobbe cinque o seicentomila lire di diritti d’autore. Io, in quel momento, mi occupavo di informatica, vendevo e riparavo computer… ma approfittati di quella piccolissima somma per licenziarmi e dedicare più tempo alla scrittura. Fu così che iniziai a intensificare le mie collaborazioni giornalistiche finché, tra un giornale e l’altro, capitai alla Coniglio Editore dove, oltre a scrivere per le diverse testate del gruppo, iniziai a imparare da Francesco Coniglio i primi rudimenti dell’arte editoriale. Presto Francesco mi offrì un lavoro come editor: un’opportunità bellissima che, insieme a Dario Morgante, mi ha permesso di trasformare in realtà molte idee di libri. Io, naturalmente, continuavo anche a scrivere e così “capitai” alla Newton Compton, dove sono tutt’ora.
Un lavoro invidiabile dici?
Posso essere d’accordo con te. Ma attenzione, non è tutto oro quello che luccica! Il lavoro editoriale ti entra nel cervello e ti segue sempre e dappertutto, peggio di una droga… ma forse è proprio per questo che mi piace!
7 Cristiano Armati è anche editor per la Newton e Compton e della Purple Press (fra le altre e tante cose) come riesci a far conciliare tutto?
Per guardare l’ora uso il display del cellulare, non possiedo sveglie. Diciamo che mi sveglio “quando apro gli occhi”, cosa che succede, a secondo dei momenti, tra le sette e le dieci del mattino. Le prime ore, in genere, le dedico al recupero della mia lucidità e alla carica di un paio di macchinette di caffè, poi mi metto al lavoro. Spesso resto a casa, specialmente se sto completando un mio progetto. Altrimenti prendo la macchina, accendo lo stereo a tutto volume e arrivo fino alla sede della Newton Compton. Qui, in genere, resto fino alle sette di sera. Tra autori che telefonano e bozze da guardare, il tempo passa velocissimo e, quando arriva la sera, mi spingo fino all’ufficio della Purple Press, dove faccio il punto della situazione, mi confronto con le idee e, cosa più importante, vado a cena con gli amici e i collaboratori!
8 Una curiosità, quanti manoscritti ricevi quotidianamente e come ti rapporti alla loro lettura? Infine che lavoro si svolge sul manoscritto che si sceglie di pubblicare?
Manoscritti? Me ne arrivano almeno quattro o cinque al giorno! Considera che ricevo di tutto, dalle raccolte di poesia ermetica ai manuali per la guida dei trattori agricoli, per cui la prima cernita avviene semplicemente guardando di cosa si tratta e cosa rispetta la linea editoriale della casa editrice. Le cose che mi sembrano buone, a questo punto, passano al vaglio di una squadra di lettori che mi restituiscono le loro impressioni: io le valuto e, dopo questa seconda cernita, inizio a leggere anche io, concentrandomi sui materiali più interessanti. I libri che vengono fuori da questo percorso, in genere, risultano relativamente “puliti”. Il lavoro più faticoso, infatti, si fa sui libri progettati a tavolino: i titoli che nascono in casa editrice e che, in molti modi diversi, hanno bisogno di essere “limati” abbondantemente prima di finire in tipografia.
9 Tu sei investito sia del ruolo di scrittore che editor, quali consigli ti senti di dare ai giovani autori alla ricerca di una seria casa editrice che punti su di loro?
I consigli, come i messaggi, li lascio ha chi ha la barba bianca… forse perché mi illudo di essere un “giovane autore” anche io! Se posso richiamare l’attenzione su un particolare, però, direi: attenzione, la scrittura non ha a che fare soltanto con la qualità ma anche con la quantità! Se qualcuno si demoralizza perché la manciata di poesie che ha scritto non circolano o perché il suo romanzetto non viene pubblicato… posso garantire che gli scrittori più insospettabili hanno i cassetti pieni di manoscritti rifiutati!
10 Progetti per il futuro?...immagino una vacanza,almeno.
Ho un paio di romanzi incompiuti, credo che sia ora di finirli… poi sto lavorando insieme a un ex camorrista su un libro a quattro mani. Insieme a Romano Pasquini del gruppo punk Sonic Assassin sto scrivendo i testi destinati a confluire in un progetto intitolato “Tutta robba rubata a Milano”… In effetti devo riconoscere che si tratta di un mio limite ma non sono capace di andare in vacanza. Per ragioni legate alla scrittura giro le città italiane e vado negli Stati Uniti, in Germania, in Francia e in Inghilterra diverse volte all’anno. Per il resto nutro un rispetto quasi sacro nei confronti del “viaggio”. Per me “partire” significa davvero lasciarsi alle spalle ogni cosa, persino la possibilità di tornare… l’ultima volta che mi sono impegnato in una simile partenza – destinazione Africa Occidentale – sono stato fuori davvero a lungo. Ripartirò, questo è sicuro. Ma non è ancora arrivato il momento.
(Intervista di Violante Rengalli - Giochidilingua.splinder.com)
Leggere Rospi acidi e baci con la lingua, di Cristiano Armati, significa entrare nella vita di Cappa e scoprire le sue radici: figlio di atei, anarchici e individualisti, a diciannove anni va a vivere da solo, profitta del reddito zero del padre per iscriversi gratis all’università e in casa ha sempre vissuto nell’idea che la stabilità e quanto ad essa legata siano nulla di indispensabile. E lui che di base vive a Catena, un paese immaginario a nord di Roma, incarna il prototipo del ventenne che se seguisse solo i moti dell’anima vivrebbe ogni giornata in casa a dividersi tra birre, canne e letteratura, la sua passione dall’infanzia.Ma succede che, inevitabilmente, uscire dalla famiglia conduca Cappa a mantenersi e sbrogliarsela da sé, tra lavori classici da studenti e qualche lavoretto illegale; e soprattutto con l’intenzione di perdersi in giornate senza far nulla girovagando per Catena, in cerca di sensazioni da comprare, e come se in certi momenti l’unica certezza della vita fosse quella birra da tracannare o quello spinello da rollare. Ed è tra le strade e nei viaggi che Cappa osserva, conosce, incontra, rincontra e lascia pensieri e riflessioni fugaci e passa, anche, da un letto a un altro. Si intrattiene con una puttana con gli occhi belli con cui vorrebbe parlare, ma poi lo ritroviamo con Milly, l’amica che scopa gli uomini per fare la sua rivoluzione, ma che non andrebbe mai a letto con Cappa e solo per la paura di farci l’amore e perché può essere assai più facile chiudere gli occhi davanti alla felicità.
Poi arriva una leggenda piuttosto bizzarra e che determinerà, in qualche modo, le sorti del protagonista: leccando la schiena di un rospo l’effetto conseguente è paragonabile a quello della droga LSD. Sembrerebbe infatti che nella pelle del rospo sia contenuto un alcaloide – spiega Cristiano Armati in un’intervista – che in certe condizioni è in grado di presentare a chi ne abusa una realtà parallela. Detto in un’intervista e raccontato nel suo romanzo, dove infatti Cappa e Milly un pomeriggio, nell’audace tentativo di voler imitare gli avi, o i frikkettoni degli anni Settanta, provano la droga-rospo. L’effetto non è immediato, presto davanti agli occhi di Cappa compare un rospo gigantesco per predirgli il futuro, ma lui sviene e al risveglio non ricorderà che qualche parola al momento priva di senso.
Da lì le avventure e le conoscenze del protagonista proseguono ininterrottamente tra la Londra dei vecchi amici e rapporti sessuali libertini, e la Manchester dell’erasmus, della festa con la tutor, dei personaggi bizzarri… e a chiudere il suo rientro a Catena. Il resto di Rospi acidi e baci con la lingua è l’amore che arriverà, e che più vicino probabilmente non poteva essere collocato; è l’amore che non viaggia di certo sull’onda del romanticismo più classico e sdolcinato, ma che sa rivelarsi quasi d’improvviso con una delicatezza che giunge come un contraccolpo e che nel proseguire saprà mostrarsi con un piglio decisamente più amaro. E sarà l’amore che svelerà l’arcano del rospo gigantesco, seppur nella trama si staglia anche l’amore che manca nella vita di Cappa; quando lui vive di avventure fini a sé stesse e narrate con un linguaggio, crudo, irriverente, diretto, fino a palesarsi come una pura provocazione. Si passa così da storie di sesso legate solo al piacere e alla curiosità del momento, per culminare poi nell’amore più genuino chissà, anche rassicurante. E che si scioglie come l’unico che Cappa vivrà in questo romanzo e per cui l’autore stesso saprà essere assai più generoso; se non in quantità di pagine di certo in quanto a parole e nei sentimenti delicati che sanno come emergere e rimanere. Un finale inaspettato, amaro, ma intenso.
(Isabella Borghese - Terranullius.it)
Cappa vive a Catena, vicino Roma. Nel suo passato c'è Londra, nel suo futuro c'è Manchester. In primo piano c'è l'incontro con un rospo ed in particolare col suo dorso, che se leccato è un viaggio allucinogeno da fare con gli amici. Rospi acidi e baci con la lingua è un romanzo aggressivo e malinconico nel contempo, dove la banalità del quotidiano diventa momento di riflessione.
Saltata la sintesi, tanto vale darsi all’analisi. “Rospi acidi e baci con la lingua” è la storia di un uomo, Cappa, che non si sente a casa in nessun luogo. Un gigantesco rospo gli predice il futuro, inducendolo a un viaggio fatto di droga e sesso tra Londra, Parigi, Manchester e Catena, immaginario paese all’ombra di Roma. Si alternano avventure bizzarre a personaggi surreali, il grande Amore al compimento escatologico della profezia del rospo.
Per caso Cappa è Cristiano Armati?
È un me stesso più sfaccettato e versatile. Al valore delle mie esperienze dirette somma esperienze mediate da altre vite e altri racconti, alla ricerca di una dimensione letteraria che rappresenti il vero. Se penso a Flaubert – a quando diceva “Madame Bovary c’est moi” – mi viene da semplificare dicendo che sì… alla fine Cappa sono io.
Evochi Madame Bovary, che è il simbolo universale della ricerca infruttuosa del proprio posto nel mondo…
Non solo: Madame Bovary è anche il simbolo di un certo arrivismo, stimolato dalle tante illusioni offerte dalla società del capitale.
Non somiglia un po’ al tuo Cappa?
Direi che, come Cappa, è un personaggio più vero di tante persone che nella vita di ogni giorno si trascinano come fantasmi, incapaci di lasciare una traccia del loro passaggio su questa terra.
Perciò, se Flaubert è Madame Bovary, Madame Bovary è come Cappa, Cappa sei tu… Per la proprietà transitiva dovresti somigliare a Flaubert.
Lo prendo come un complimento clamoroso. Ma non c’è dubbio che, se proprio dovessi tracciare una mappa delle mie preferenze letterarie, Flaubert comparirebbe come uno dei campioni del realismo sociale, genere al quale anche io mi sento di appartenere.
Quando scrivi ti lasci influenzare dal linguaggio cinematografico?
Sinceramente il cinema gioca un ruolo abbastanza marginale nel mio immaginario.
Te lo chiedo perché il rospo gigante che predice il futuro al protagonista di “Rospi acidi” mi ha ricordato il coniglio di “Donnie Darko”.
Il rospo di “Rospi acidi” non sa nulla del coniglio di “Donnie Darko”. Se proprio bisogna trovare un parentela, si può ricercarla in una certa subcultura ribelle e lisergica che, a partire dagli anni ’60, ha seguito una strada tortuosa e sotterranea che l’ha condotta fino alla contemporaneità.
A proposito di rospi acidi: hai mai leccato il leggendario “bufo alvarius”?
Per baciare una donna non serve necessariamente conoscere il suo nome o sapere da quale paese viene… figuriamoci per leccare un rospo! Il bufo alvarius è senz’altro più comune nel deserto di Sonora che nelle macchie ancora non cementificate che resistono a nord di Roma. Ma non è un buon motivo per convincersi di essere nati nel posto sbagliato senza fare nulla per provare a cambiare la propria condizione.
Stai svicolando. Sì o no?
Diciamo che i “Rospi acidi” si trovano anche sul greto del Tevere, questo è sicuro.
Le saghe vanno di moda. Pensi che ritroveremo ancora Cappa, dopo “Rospi acidi e baci con la lingua”?
Cappa come Harry Potter, dunque… effettivamente è così. Nelle mie intenzione, a Cappa sarà dedicata una trilogia. Il prossimo romanzo che lo vede protagonista si intitola (provvisoriamente) “Il lamento di Valle Spaccata”.
E il terzo?
Be’, avrà un titolo così forte che per il momento preferisco non anticipare.
Dài, anticipa.
A tempo debito lo rivelerò sul mio blog: www.armati.splinder.com.
Un’ultima domanda. I tuoi libri più venduti - “Roma criminale” e “Italia criminale”, entrambi editi da Newton & Compton - sono ‘true crime’, storie di cronaca tragicamente reale. Scrivere fiction è diverso dallo scrivere cronaca?
Se non si seguono schemi prestabiliti e non si paga pegno a una malsana idea di “scrittura posata e obbiettiva”, la differenza tra cronaca e fiction è molto meno evidente di quanto si possa pensare: la bellezza o la bruttezza di un’opera narrativa non passa certo per questo tipo di classificazioni. Che poi queste classificazioni esistano effettivamente all’interno delle logiche del mercato editoriale è tutto un altro discorso. Un discorso con cui, sinceramente, l’autore ha poco a che fare.
(Intervista di Dario Morelli - Booksblog.it)
"Rospi acidi e baci con la lingua" è un romanzo simpatico (in senso positivo. qualcuno conosce l'etimologia del termine?), tra formazione, neonoir, cinismo, amore e dolore. Un viaggio al quale il lettore, specie della nostra generazione, avrà difficoltà a sottrarsi. Tra periferia urbana, estero (il regno unito, meta inesausta dei nostri pellegrinaggi e di mille incidenti di percorso), incontri ai limiti dell'assurdo e del pericolo ed esperienze di molteplice natura, sopra tutte, il rospo e la sua leggenda metropolitana, vero must del libro, che riuscirà a strapparvi le lacrime dal riso. Musica punk, vita cruda, lingua in cui si avverte l'urgenza di comunicare e il desiderio di amare, alla scoperta di sè e dell'Amore, quello con la A maiuscola, ma pure della disillusione, per un finale che uccide i pensieri e li riporta senza speranza alla realtà.
L'avventura di Cappa ha inizio quando un rospo gigantesco gli appare e gli predice il futuro. Peccato che Cappa, recuperata la lucidità, non ricordi assolutamente nulla del suo futuro. Inizia così un viaggio imziatico, un percorso di formazione, una storia di passione e di sesso, tra Catena, uno strano paese a nord di Roma, Londra, Parigi e Manchester. Cappa vivrà avventure di ogni genere, incontrerà personaggi stravaganti e incredibili, e inaspettatamente, scoprirà l'amore: quello che macina il mondo senza sosta, e che alla fine svelerà l'arcano del rospo gigantesco. Un romanzo duro e romantico come la vita, una cavalcata impietosa, divertente e tragica che attraversa nazioni e città, cuori e cervelli, per dichiarare che malgrado tutto siamo ancora in grado di conoscere, rischiare e sognare.
Sono stati individuati i tredici candidati, con i rispettivi romanzi, che parteciperanno alla XVI edizione del "Premio Fiesole Narrativa Under 40". Si tratta di: Cristiano Armati, "Rospi acidi e baci con la lingua" (Coniglio Editore); Simona Baldanzi, "Figlia di una vestaglia blu" (Fazi); Silvia Ballestra, "Contro le donne nei secoli dei secoli" (Il Saggiatore); Raffaella Bedini, "Sei parte di me" (Newton Compton); Mario Calabresi, "Spingendo la notte più in là" (Mondadori), Mauro Casiraghi, "La camera viola" (Fazi); Paolo Di Paolo, "Come un'isola" (Giulio Perrone Editore); Martino Ferro, "Il primo sorride" (Einaudi); Claudia Piccini, "L'importante è far battere il cuore" (Magema).
Abbiamo fatto due chiacchiere con Cristiano Armati, autore di Rospi acidi e baci con la lingua per Coniglio edizioni e curatore de La vera storia di Jesse James, in uscita per Newton Compton. Il tuo "Rospi acidi e baci con la lingua" mi ricorda un altro romanzo, completamente differente dal tuo, che è "Rospi & baci con la lingua", un romanzo sentimentale americano. L'acidità del tuo titolo vuol dire qualcosa?
Non conosco il romanzo americano di cui parli ma, se il titolo si riferisce alla vecchia storia della fanciulla povera, bella e maltrattata da tutti che, baciando un rospo, si ritrova sposata con uno splendido principe azzurro, simbolo di felicità e prosperità, allora bisogna dire che dietro la leggenda qualcosa di vero c'è. Nella pelle del rospo, infatti, è contenuto un potente alcaloide che, in certe condizioni, può spalancare a chi lo assume le porte di una realtà parallela. I vecchi frikkettoni degli anni Sessanta lo sapevano bene visto che alcuni di loro leccavano i rospi anziché assumere LSD. I protagonisti del mio romanzo - ma se qualcuno decidesse di provare sappia che la responsabilità è soltanto la sua - fanno la stessa cosa: leccano un rospo e, assaliti da visioni lisergiche, si confrontano con la loro essenza più profonda, con quello che vogliono veramente. Si tratta di un "viaggio" nel vero senso della parola; un percorso di conoscenza che, nel corso del romanzo, si concluderà con una meta inaspettata: l'amore.Londra, Catena, Manchester, tre città che sono strette a Cappa, protagonista del tuo libro. Come mai proprio queste città?
Si tratta di riferimenti di tipo biografico: ho vissuto per anni in Inghilterra, muovendomi tra Londra e Manchester. In quanto a Catena, è un nome inventato che però fa riferimento a un paese "in carne e ossa": un paese di 7000 abitanti a trenta chilometri da Roma. Qui ho passato gli anni della mia adolescenza, prigioniero di una rabbia che non riusciva a sfogarsi in nessun modo: andare via, non appena raggiunta la maggiore età, è stata una scelta dolorosa ma inevitabile.Catena è cordiale, avvolgente, conciliante. Un luogo dove Cappa si muove sicuro, d'altronde è casa sua. Tuttavia mi è parso meno curioso, i suoi occhi non l'hanno raccontata come hanno raccontato Londra e Manchester. E' stata una scelta la tua? O credi che la provincia non abbia specificità da raccontare, oltre alle sensazioni?
In realtà Catena è un luogo cordiale soltanto apparentemente. Dietro la ristretta cerchia di amici del protagonista si nasconde un mondo spietato, popolato da personaggi come i "bambini virus", dediti al consumo di extasy e allo stupro di gruppo. Anche tra le vecchie signore che vivono nelle case popolari si respira solitudine e violenza: le loro liti si concludono con le mani in faccia e aggressioni a colpi di acido muriatico... dici che non ho raccontato Catena come ho raccontato Londra e Manchester: non sono molto d'accordo perché, dal mio punto di vista, la Catena, la Londra e la Manchester del protagonista di Rospi acidi e baci con la lingua sono unite dallo stesso filo conduttore: la periferia che, in quanto luogo distante dal "centro", da fatto eminentemente geografico si trasforma in condizione esistenziale.Cappa vive con un senso di provvisorietà, una sensazione di non sentirsi mai definitivo. Pensi che sia una caratteristica del nostro tempo?
Non c'è dubbio che da un punto di vista economico il nostro sia un tempo di precarietà diffusa e generalizzata. Una situazione che, nei prossimi anni, mostrerà il suo volto più spietato: quello di una società dove, avendo rinunciato a ogni tradizione, si sarà costretti a vivere come le merci, in balia dei capricci e delle aberrazioni del feticcio moderno, il mercato. Il protagonista di Rospi acidi e baci con la lingua è estraneo a tutto questo: i suoi gesti, le sue azioni, i suoi desideri non sembrano trovare casa all'interno di una comunità più ampia di quella rappresentata da un ristretto gruppo di amici. Per questo credo che si possa dire che Rospi acidi e baci con la lingua sia un romanzo di formazione che non concede al protagonista la consolazione di trovare un proprio posto nel mondo.So che hai curato La vera storia di Jesse James, il libro di memorie scritto dal figlio del famoso bandito americano in pubblicazione ad ottobre per Newton Compton, ci anticipi qualcosa di questo libro?
Jesse Edward James Jr., l'autore de La veria storia di Jesse James è l'unico dei quattro figli di Jesse che non sia morto bambino. Ironia della sorte, diventato adulto ha esercitato la professione di avvocato! Il suo libro, scritto con parole semplici e senza compiacimenti letterari, tenta di accreditare la tesi di un Jesse James un po' meno bandito e un po' più partigiano sudista: un uomo che - prima e dopo la fine della guerra civile americana - non uccideva per il desiderio di arricchirsi ma per difendere il suo Paese, il sud degli Stati Uniti, dall'invasione dei nordisti. Si tratta di un libro interessante perché dimostra come concetti tipo "guerra fredda" o "conflitto a bassa intensità" non siano un portato della modernità ma pratiche utilizzate da almeno duecento anni. La storia di Jesse James, sospesa tra atti criminali e infiltrazioni dei servizi segreti, ricorda un po' quella del nostro bandito Giuliano: non c'è da stupirsi, dunque, se il mistero sia il suo ingrediente principale.Ed ora la nostra solita domanda: quali sono i libri che hai amato di più ultimamente e cosa ti viene da consigliare ai lettori di lettera.com?
Recentemente ho letto due libri che mi sono piaciuti molto, uno è una novità assoluta, l'altro un classico moderno. La novità è Islampunk di Michael Muhammad Knight (Newton Compton): un romanzo che dà voce a un islamismo progressista inviso sia ai conservatori americani che ai mussulmani ortodossi; un libro bello e interessante, scritto per scardinare luoghi comuni e rappresentare uno stile di vita che, tra sesso, droga, religione e musica punk, appassionerà tutti i lettori dagli orizzonti aperti. Il classico moderno è La pelle di Curzio Malaparte (Mondadori): un'opera assolutamente scorretta dal punto di vista politico ma, se si vuole ricordare che cosa ha significato la guerra in un Paese come l'Italia (e che cosa significa la guerra in Iraq, Afghanistan o altrove), consiglio a tutti di partire da qui. Accanto a questi libri metto Vita a spirale di Abasse Ndione (e/o): invito tutti a leggere questo libro perché... è il romanzo più bello che mi sia capitato di leggere negli ultimi anni, punto e basta.
Cappa vive a Catena, vicino Roma. Nel suo passato c'è Londra, nel suo futuro c'è Manchester. In primo piano c'è l'incontro con un rospo ed in particolare col suo dorso, che se leccato è un viaggio allucinogeno da fare con gli amici. Un romanzo aggressivo e malinconico nel contempo, dove la banalità del quotidiano diventa momento di riflessione.
Tra il 5 e il 9 settembre 2007 va in scena a Pavia la 2° edizione de "Il festival dei Saperi". In contemporanea alla manifestazione, la redazione di "Inchiostro", il giornale ufficiale degli studenti dell'università di Pavia, sta organizzando la "liberazione" di una grande quantità di libri, lasciati a disposizione di chi vorrà leggerli nello spirito di quel grande gioco internazionale che è il bookcrossing. Tra i libri rilasciati c'è anche "Rospi acidi e baci con la lingua": per i lettori della Lombardia la caccia è aperta!